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Milano, auto pirata uccide bambino di 12 anni: il conducente era drogato e senza patente. Gip: «Privo di umanità»

Lo scorso 9 agosto un'auto ha travolto e ucciso Mahanad Moubarak, un bambino di 11 anni a Milano

Milano, auto pirata uccide bambino di 12 anni: il conducente era drogato, senza patente e con una gamba ingessata
3 Minuti di Lettura
Giovedì 18 Agosto 2022, 15:21 - Ultimo aggiornamento: 17:01

Era alla guida senza patente, sotto l'effetto di droghe e aveva una gamba ingessata Nour Amdouni, il ventenne che lo scorso 9 agosto alla guida di un'auto ha travolto e ucciso Mahanad Moubarak, un bambino di 11 anni a Milano. Il giovane, che in un primo momento era scappato, poche ore dopo l'incidente si è consegnato alla polizia. Oggi gli esami tossicologici hanno confermato che guidava sotto l'effetto di sostanze (Thc).  

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Alla guida senza patente e drogato 

Amdouni è accusato di omicidio stradale con l'aggravante della fuga. A quanto afferma la Procura, il ventenne guidava senza patente, che non aveva mai preso, era sotto l'effetti di droga (thc) e aveva «la gamba sinistra ingessata». 

 

L'incidente in via Bartolini 

L'incidente è avvenuto in via Bartolini a Milano, intorno all'una di notte. Il bambino di 11 anni, di origine egiziana, era in bicicletta quando l'auto guidata dal ventenne gli è piombata addosso non lasciandogli scampo. Inutili i soccorsi, il piccolo è morto sul colpo. Il conducente dell'auto è scappato, senza neanche frenare. Poche ore dopo si è costituito. 

Gip: «Indagato privo di umanità»

Nour Amdouni, il giovane arrestato per aver travolto e ucciso un bambino di undici anni a Milano il 9 agosto, fuggendo, si è dimostrato «totalmente privo di umanità e pietà in occasione del sinistro». Così scrive il gip Fiammetta Modica nell'ordinanza di custodia cautelare che lo ha portato in carcere dopo alcuni giorni in cui era stato indagato a piede libero. Il giovane, drogato e senza patente, si era costituito alcune ore ma ulteriori accertamenti degli agenti della Polizia locale hanno evidenziato la sua pericolosità. Da qui il carcere.

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