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Migranti, rischio boom dalla Libia per l'assedio a Tripoli

Lunedì 30 Dicembre 2019 di Valentina Errante
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Migranti, rischio boom dalla Libia per l'assedio a Tripoli

ROMA Sbarcati a Pozzallo. Dopo tre giorni trascorsi a bordo della Alan Kurdi, la nave della Ong Sea Eye, 32 libici, dieci minori e cinque donne, una incinta, hanno toccato terra. Ad assegnare il porto sicuro è stato il Viminale che ha consentito l'approdo della nave in Sicilia, evitando che le condizioni meteo-marine peggiorassero la situazione. E mentre la Commissione europea, su richiesta dell'Italia, ha già avviato la procedura per il ricollocamento, sulla scorta del pre-accordo di Malta, emerge un dato che allarma. A rilevarlo nelle ultime ore era stato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: «È il primo salvataggio di cittadini libici in fuga dal loro Paese, drammatica conferma della gravissima situazione di guerra civile».

LO SCENARIO
Intanto in Libia la situazione è sempre più critica. Mentre le forze del generale Khalifa Haftar proseguono l'offensiva verso Tripoli, bombardando anche una zona vicina all'aeroporto di Mitiga, l'unico funzionante nella capitale, il presidente turco Erdogan accelera per garantire il sostegno al Governo di accordo nazionale (Gna) guidato da Fayez al-Sarraj. Circa 300 ribelli siriani, cooptati da Ankara sarebbero già stati inviati a Tripoli, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus). Il salto in avanti di Erdogan appare legato ai timori per l'avvicinamento a Tripoli delle forze di Haftar. E si accelera anche sull'invio dell'esercito turco. Il Parlamento, che avrebbe dovuto votare la mozione che ne autorizza il dispiegamento in Libia alla ripresa dei lavori dopo la pausa di fine anno, il 7 gennaio, verrà convocato in sessione straordinaria questa settimana. Il voto finale è atteso giovedì.

Restano attivi anche in canali diplomatici. Lo stesso Erdogan ha avuto una conversazione telefonica con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente russo Vladimir Putin con Libia e Siria tra i focus. E cresce l'attesa per una possibile missione Ue, il 7 gennaio, con i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Sul terreno intanto non si ferma l'offensiva del sedicente Esercito nazionale libico (Lna) di Haftar. La Compagnia petrolifera nazionale libica (Noc) ha lanciato l'allarme «sulla possibilità di sospendere le operazioni nel terminal di Zawiya», il principale nell'ovest del Paese, con una perdita di almeno 300 mila barili al giorno. A rischio ci sarebbe anche la produzione nel campo di Al Sharara. Secondo Tripoli, altri raid di Haftar hanno colpito anche Abu Slim, a sud della capitale, provocando il ferimento di almeno 6 civili. Una situazione sempre più allarmante dal punto di vista umanitario, con l'Unhcr che «rinnova il suo appello a proteggere le vite dei civili, inclusi i rifugiati e i migranti detenuti».

LO SBARCO
I 32 profughi sbarcati ieri mattina a Pozzallo, intanto sono stati trasferiti all'hot spot, svuotato nei giorni scorsi dopo il trasferimento dei migranti nei Paesi europei. Tutti tranne la donna al settimo mese di gravidanza e un bimbo di appena sei mesi che soffriva di otite, ricoverati all'ospedale di Modica per le cure. I 32 libici viaggiavano a bordo di un barchino ed erano stati soccorsi la notte di Natale. Secondo quanto emerso durante i primi colloqui identificativi, fanno parte di alcuni nuclei familiari partiti tutti insieme. «Voglio sottolineare un aspetto nuovo con questo ultimo arrivo di 32 migranti - afferma all'Adnkronos il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna - Non ci sono soggetti affetti da scabbia ed erano tutti vestiti bene. Sembrano quindi famiglie libiche per così dire normali che scappano. Ciò denota come la punta di un iceberg di una situazione difficile che andrebbe più che mai risolta».

Ultimo aggiornamento: 18:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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