MIGRANTI

Migranti, assalto dei barchini da Tunisia e Algeria: le nuove rotte portano in Sardegna

Martedì 1 Ottobre 2019 di Cristiana Mangani

Arrivano agevolati dal clima mite, forse senza sapere che dietro i loro viaggi potrebbe nascondersi una precisa strategia. Partono dalla Tunisia e dall'Algeria e hanno raggiunto negli ultimi due giorni Lampedusa e Cagliari: sono centinaia i migranti che hanno viaggiato a bordo dei cosiddetti barchini fantasma e sono approdati sulle coste italiane. Un numero che è andato via via aumentando e che ora non può che far pensare a un preciso disegno. Le partenze da quella parte di Africa, infatti, si erano ridotte drasticamente negli ultimi anni, per via degli accordi che l'Italia ha siglato con i governi tunisini e algerini. Mentre ora che si comincia a parlare più concretamente di un impegno europeo, e anche della possibilità che quei porti vengano definiti porti sicuri, è come se i governi locali volessero forzare le trattative alzando un po' il prezzo.

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LE REAZIONI
Proprio ieri, secondo quanto riferisce Agenzia Nova, il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes) ha denunciato delle presunte pressioni italiane sulla Tunisia riguardo alle politiche migratorie. L'organizzazione non governativa ha scritto che l'esecutivo di Roma vorrebbe fare del paese nordafricano «una piattaforma per accogliere, ospitare e selezionare i migranti irregolari». Secondo il Ftdes, il governo dell'Italia starebbe cercando di trovare il maggior numero di porti sicuri in Nord Africa, inclusa la Tunisia, dove sbarcare i migranti irregolari e intensificare al tempo stesso i rimpatri forzati.
L'ipotesi, che è quella sulla quale sta lavorando la Farnesina dovrebbe, però, nascere con l'accordo di tutte le parti, ed è per questo che il ministro Di Maio ha progettato di andare a breve a Tunisi e ad Algeri, nel tentativo di mediare con i governi locali. Le leadership locali stanno per cambiare, e potrebbe essere anche cambiata la volontà di collaborare.
Il titolare della Farnesina, poi, sta preparando un decreto ministeriale, con il quale allargare la lista dei paesi sicuri dove poter rimpatriare i migranti economici in tempi molto più rapidi. A oggi Tunisi accetta un massimo di 80 rimpatri a settimana, con due voli charter, e già l'anno scorso ha detto no all'ex ministro dell'Interno Salvini che chiedeva un'accelerazione dei rimpatri. L'unico impegno preso dalle autorità tunisine è stato un rafforzamento delle intese bilaterali, vale a dire maggiori aiuti economici, in cambio di una maggiore efficienza nel contrasto alle partenze.
LE ACCUSE
Intanto, ieri, Salvini è entrato a gamba tesa sulla questione. «I numeri - ha dichiarato - dicono che in sole tre settimane questo governo rosso ha aumentato gli sbarchi del 152% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. A fronte dei 947 sbarchi con il ministro Salvini, ora siamo a 2400, con il ministro Lamorgese di cui non si hanno notizie: non parla, non fa, non racconta. Insomma, hanno deciso di trasformare l'Italia in un campo profughi».
Nel frattempo, anche altri paesi cercano di correre ai ripari. E se la Grecia vuole rimandare in Turchia 10 mila migranti entro il 2020, dopo l'incendio nel campo profughi a Lesbo che è costato la vita a due persone, la Germania ha annunciato che intensificherà i controlli a tutti i propri confini, a cominciare dalla frontiera austriaca.
Cristiana Mangani
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Ultimo aggiornamento: 09:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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