Michele Bravi dopo l'incidente mortale chiede di patteggiare un anno e mezzo: «Sono distrutto»

Giovedì 23 Gennaio 2020 di Claudia Guasco

Un anno e sei mesi, pena sospesa. E’ la condanna che ha chiesto di patteggiare Michele Bravi, il cantante di 25 anni diventato celebre sul palco di X Factor, accusato di omicidio stradale per l’incidente del 22 novembre 2018 nel quale è morta Rosanna Colia, 58 anni, in sella alla sua moto. Il pm Alessandra Cerreti ha dato parere favorevole al patteggiamento, ma il gup Aurelio Barazzetta ha rinviato la decisione all’udienza dell’11 marzo, per effetto della costituzione di parte civile dell’Associazione italiana familiari vittime della strada.

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LA LETTERA
Quel sabato mattina Bravi, alla guida di una vettura di una società di car sharing, si trovava in via Chinotto a Milano, ha messo la freccia e ha svoltato a sinistra per immettersi in un passo carraio. Nel medesimo istante però arrivava Rosanna Calia, in sella alla sua Kawasaki: non è riuscita a frenare in tempo e si è schiantata contro la portiera dell’auto. Trasportata d’urgenza all’ospedale San Carlo, la centaura non è sopravvissuta a causa delle gravissime ferite riportate, perdendo la vita circa un’ora dopo lo scontro.

Due mesi dopo l’incidente il cantante ha scritto una lettera ai familiari della donna morta, esprimendo tutto il dolore che prova, il vuoto dentro di lui e manifestando la vicinanza con i fratelli e i figli di Rosanna Calia. Una missiva che ha pesato a suo favore nell’ambito del procedimento e nella decisione della pm Cerreti di dare parere positivo al patteggiamento. «E’ stata una scelta di Michele», spiega il suo avvocato Manuel Gabrielli. «Bravi vuole chiudere al più presto possibile questa triste vicenda, da qui la volontà di non andare a processo».

LA POLEMICA
Uscendo dall’udienza Alberto Pallotti, presidente dell’Associazione italiana familiari vittime della strada, esterna tutta la sua indignazione: «Questa proposta di patteggiamento è irrisoria, svilisce la legge sull’omicidio stradale». Non solo: «L’imputato non c’è. Vero che è un ragazzo giovane, ma non metterci la faccia ci lascia peplessi». Secca la replica dell’avvocato Gabrielli: «All’Associazione non deve interessare il comportamento dell’imputato, il suo atteggiamento. Tra l’altro si è sempre comportato in modo corretto». La sua assicurazione, spiega il legale, ha risarcito gli eredi, «che si sono ritenuti soddisffatti della cifra, l’hanno accettata e non si sono costituiti parte civile». Inoltre, rileva il legale, la pm Cerreti ha accolto il patteggiamento di una pena al di sotto del minimo edittale, che è tra i due e i sette anni, «perché viene valutata una serie di dinamniche concrete».

La perzia dell’accusa, sottolinea l’avvocato, rileva che Michele Bravi non ha effettuato nessuna manovra irregolare e ha svoltato dove la linea era traggiata. E se il giovane non ha correttamente guardato nello specchietto retrovisore, aggiunge l’avvocato, «la moto condotta dalla donna viaggiava a 79 chilometri all’ora al momento della percezione del pericolo». Dopo un anno e mezzo, dice il legale, Michele Bravi «sta vivendo ancora molto male: purtroppo anche lui è una vittima. E’ un reato terribile che puà capitare a tutti, è distrutto». Qualche giorno fa il cantante si è sfogato nella trasmissione Verissimo: «Quando vivi un trauma cambia il tuo corpo e il modo di vedere le cose. Dopo l’incidente ero sempolicemente da un’altra parte, ho perso aderenza con il reale».

Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio, 14:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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