Messaggio in una bottiglia lanciata in mare. Un giovane la ritrova a Bari e lancia un appello: «Vorrei conoscere Ettore»

Messaggio in una bottiglia lanciata in mare. Un giovane la ritrova a Bari e lancia un appello: «Vorrei conoscere Ettore»
di Enzo Schiavano
3 Minuti di Lettura
Giovedì 26 Agosto 2021, 07:50

Trova un messaggio in bottiglia al largo di Bari e si affida ai social per trovare l’autore. Giuseppe Angelini, un ricercatore di Casarano trapiantato da alcuni anni a Milano, ha lanciato nei giorni scorsi un appello dal suo profilo facebook chiedendo aiuto per rintracciare un ragazzino di 14 anni che circa un anno e mezzo fa aveva lanciato in mare una bottiglia con un messaggio formato da una decina di pensieri da destinare «a qualcuno che li riesca a capire».

Il lungo viaggio della bottiglia

La potenza dei social e della comunicazione immediata ha completato il lavoro in meno di 48 ore: si tratta di Ettore, uno studente di Manduria, provincia di Taranto, che l’anno scorso aveva affidato al mare di San Pietro in Bevagna (la marina di Manduria) il suo profondo pensiero.

LEGGI ANCHE: Messaggio in bottiglia ripescato in mare, la lettera di un bimba viennese: ecco cosa c'era scritto

LEGGI ANCHE: «Voglio prendere la tua mano»: il messaggio nella bottiglia dal mare al bar, in cerca della misteriosa Valeria


In un anno il viaggio del messaggio, dopo aver superato il capo di Santa Maria di Leuca e sostenuto dalle correnti risale il mar Adriatico, si è fermato a Bari, per la precisione lungo la riva di Palese. Nella bottiglia, incastrata tra gli scogli, c’è un foglio ripiegato. Il pezzo di carta è scritto a penna su entrambi i lati. Si tratta di un elenco di una decina di pensieri e una considerazione finale, con firma, età e luogo del lancio. 


«Sembrano dieci comandamenti laici, scritti per se stesso e, proprio per questo motivo, guidati da una ispirazione intima e prorompente. Leggendoli mi hanno ricordato molto “Il Profeta” di Khalil Gibran, libro che adoro», dice Angelini.

L'incontro tra Giuseppe e Ettore

Martedì scorso scrive un post, racconta la vicenda e pubblica la foto, lanciando un appello con l’obiettivo di rintracciare Ettore. Neanche 48 ore e l’autore del messaggio si palesa, stavolta utilizzando canali di comunicazione attuali e più veloci. «Ciao Giuseppe, sono contento che tu abbia ritrovato il mio messaggio in bottiglia e di averne apprezzato i miei pensieri – scrive Ettore – ti ringrazio moltissimo per aver reso pubblica la mia storia. Non mi sarei aspettato una sorpresa del genere». Poche parole e solo messaggi scritti che fa capire ad Angelini che non è il caso di insistere.«Con lui ho comunicato solo per iscritto – racconta il ricercatore – ci metteva del tempo per rispondere alle mie domande e quindi era chiaro che aspettava l’assenso dei genitori».
Niente contatto fisico, quindi, nessuna foto di abbracci e nessun selfie. Non sempre le storie che il web svela terminano come si desidera. «Sarà mia premura inviare ad Ettore una copia de “Il Profeta” di Gibran con dedica e firma (rigorosamente scritta a mano!) sul frontespizio - conclude Angelini - questa storia dovrebbe insegnarci ad usare i social per quello che sono: soltanto un ponte virtuale per permettere alle persone un primo contatto, dal quale partire per poi stabilire legami concreti e lenti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA