L'azzurro del rugby Maxime Mbandà vittima di insulti razzisti in strada: «Mi hanno detto negro di m...»

Venerdì 29 Novembre 2019 di Paolo Ricci Bitti
L'azzurro del rugby, Maxime Mbandà bersagliato da insulti razzisti: «Mi hanno detto “negro di m...”, ma stavolta non lascio perdere»

Maxime Mbandà questa volta ha deciso di non lasciar perdere: il 26enne ragazzone azzurro che ha giocato 20 volte per la nazionale di rugby, compreso l'ultimo mondiale in Giappone, è stato bersaglio da insulti razzisti in strada a Milano, la sua città, e questa volta interviene e reagisce anche per chi, per un motivo o per l'altro, non può o non riesce a difendersi.

Ecco il post che la poderosa terza linea delle Zebre di Parma, ottimi studi, due scudetti con il Calvisano, mamma di Benevento e papà medico congolese, nato a Roma e cresciuto a Milano, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook. Un intervento in linea con il suo grande impegno per favorire l'integrazione e la cultura dell'accoglienza.

Gli insulti Mbandà li ha ricevuti non dai tifosi in tribuna come Balotelli (in uno stadio del rugby la circostanza non è semplicemente concepibile) ma da un automobilista la sera scorsa a Milano, mentre stava parcheggiando. Il tale, mentre sbraitava, ha anche sfidato l'azzurro  a scendere dall'auto, salvo poi fuggire vigliaccamente una volta accortosi di avere a che fare con un gigante. Scappando ha rigato con il cric l'auto di Mbandà e ha tentato di investire il giocatore e la fidanzata, com'è scritto nella denuncia presentata alla polizia stradale.

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«Ieri sera, dopo anni che non mi succedeva, ho subito un atto di razzismo.  Giusto appunto due giorni fa, rispondendo ad una domanda, dissi che i miei genitori mi avevano insegnato sin da piccolo ad affrontare gli episodi di razzismo col sorriso, ma questa volta no.
 

 

Questa volta non erano frasi dette da un bambino che avrebbe potuto semplicemente ed ingenuamente ripetere ció che poteva aver sentito da genitori, altri bambini, televisione o qualsiasi altra fonte.
Sentirsi dire, da cittadino italiano e mulatto quale sono “VATTENE NEGRO DI MERDA, TORNATENE AL TUO PAESE” (parole tutte reperibili in qualsiasi dizionario Treccani), mi ha letteralmente ferito, deluso, danneggiato moralmente e mi ha fatto riflettere tutta la notte.


(Maxim Mbandà, foto CFP)

Solitamente cerco di farmi scivolare addosso tutte quelle frasi stupide che vengono passate come barzellette o frasi scherzose riguardante i NEGRI o comunque gli immigrati in generale, MA QUESTA VOLTA NO.

Sono nato in Italia da una donna sannita di Pannarano, un paesino in provincia di Benevento e da un uomo congolese, venuto in questo Paese con una borsa di studio a 19 anni e diventato un Medico Chirurgo sapendo solo lui le difficoltà a cui sia andato in contro.

Sarò sempre quel “NEGRO” che alcune persone ignoranti usano con quel tono dispregiativo e sarò sempre ITALIANO, che la gente lo voglia o no.

Sono fiero di essere il risultato dell’unione di due culture diverse e mi batteró sempre affinché vengano RISPETTATI I DIRITTI DI CITTADINO ITALIANO E DEL MONDO miei e di qualsiasi altra persona che abbia una storia analoga alla mia e che si possa chiamare Mario, Giulia, Juan, Xiang, Mohamed.

Spero tanto che alla persona in questione arrivi, anche solo per sbaglio, questo messaggio e che si faccia un esame di coscienza oltre che ritagliarsi qualche momento delle sue giornate per leggere ed acculturarsi per evitare di rimanere nella deficienza, intesa come difetto di preparazione scolastica».

#noalrazzismo

IL CLUB 
«Dopo il triste episodio di razzismo subito ieri, tutta la ZebreFamily é al fianco di Maxime Mbandà per ribadire con forza quanto questi atti d'ignoranza non possano essere tollerati in un paese moderno». È il messaggio della società Zegre Rugby dopo quanto denunciato dal suo giocatore, vittima di offese razziste in strada a Milano. «L'esempio in campo e fuori fanno onore all'Italia ed alla tua cultura!», prosegue il club di Parma. 

Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 07:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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