Martina Rossi, in semilibertà i due condannati: di giorno lavorano con i genitori. La famiglia della ragazza: «Noi, condannati all'ergastolo»

I due 30enni aretini sono stati condannati definitivamente per il tentativo di violenza sessuale

Martina Rossi, si semilibertà i due condannati: di giorno lavorano con i genitori. La famiglia della ragazza: «Noi, condannati all'ergastolo»
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Lunedì 24 Ottobre 2022, 10:00 - Ultimo aggiornamento: 10:02

Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi in regime di semilibertà. I due 30enni aretini, condannati definitivamente in Cassazione il 7 ottobre del 2021 per il tentativo di violenza sessuale su Martina Rossi, escono dal carcere di Arezzo per lavorare già da alcuni giorni ma la notizia è trapelata solo in queste ore forse anche per evitare clamori. «Loro in semilibertà, noi condannati all'ergastolo, Martina non ce la ridà nessuno», dicono amaramente i genitori della studentessa genovese precipitata dal balcone di una terrazza di albergo a Palma di Maiorca nell'agosto del 2011 nel tentativo, come confermato dalla Cassazione, di sfuggire a una violenza sessuale. I due giovani lavoreranno con i genitori per poi rientrare la sera nel carcere di Arezzo. Il 29 settembre il tribunale del Riesame di Firenze si era detto favorevole al regime di semilibertà e per Albertoni e Vanneschi, superati i dettagli legati alla procedura e alla necessità di organizzare i turni, è iniziata la nuova esperienza, come avevano del resto chiesto i loro legali. Una vicenda durata undici anni, passata attraverso un'archiviazione da parte della polizia spagnola - che aveva rubricato la morte come suicidio - fino alla riapertura del caso, un processo in primo grado ad Arezzo e due processi d'Appello a Firenze.

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A chiuderla definitivamente sotto il profilo processuale la quarta sezione penale della Cassazione che ha dichiarato un anno fa inammissibili i ricorsi della difesa dei due giovani aretini. Il regime di semilibertà e l'uscita diurna di Albertoni e Vanneschi dal penitenziario aretino ha provocato la reazione di Bruno Rossi e Franca Murialdi, i genitori di Martina alla cui forza e caparbietà si devono la riapertura del caso. «Noi paradossalmente siamo condannati all'ergastolo mentre Albertoni e Vanneschi se la cavano con tre anni e per di più con il regime di semilibertà -dicono- Non hanno mai chiesto scusa né si sono mai pentiti». La storia della studentessa di 20 anni, genovese, inizia da una vacanza a Palma de Maiorca quando Martina parte con tre amiche. Le ragazze fanno amicizia all'hotel con alcuni aretini, tra cui Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Quella notte gli altri giovani si appartano e Martina, per non rimanere sola, sale in camera dei due aretini. Poi, secondo l'accusa, i due giovani tentano di abusare della ragazza che scappa e spaventata vola giù dal balcone del sesto piano.

 

Dopo l'impegno dei genitori, la procura di Genova riapre il caso e avvia le indagini, poi trasferite per competenza a quella di Arezzo. In primo grado, il tribunale aretino condanna i due giovani a 6 anni di reclusione. Per i giudici Martina precipitò dalla camera d'albergo dove alloggiavano i due imputati per sfuggire a un tentativo di stupro. La decisione viene ribaltata, nel giugno 2020, dalla Corte d'appello di Firenze, che assolve Albertoni e Vanneschi, con la formula il fatto non sussiste, la prescrizione del reato di morte come conseguenza di altro delitto è assorbita dall'assoluzione. Il resto è storia più recente. La Cassazione decide che il processo d'Appello va rifatto e Firenze questa volta, dopo aver esaminato la documentazione processuale, condanna a tre anni per il tentativo di stupro. Si torna dunque in Cassazione e la sentenza viene definitivamente confermata. Siamo nell'ottobre del 2021.Ci vorrà un anno, a causa anche dei problemi generati dalla pandemia e dal gran numero di pratiche da sfrondare, per arrivare al pronunciamento sulla semilibertà.

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