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Verona, in 10 mila al corteo pro-famiglie: «Basta utero in affitto»

Verona, al via il corteo pro-famiglie: 10 mila persone in piazza
6 Minuti di Lettura
Domenica 31 Marzo 2019, 13:47 - Ultimo aggiornamento: 1 Aprile, 00:28

Una nuova giornata di manifestazioni a Verona. È partito da Piazza Bra sulle note di 'We are family' delle Sister Sledge il corteo del popolo della famiglia, che ha marciato rivendicando «l'eroismo delle mamme e dei papà» che cambiano pannolini e crescono i figli ogni giorno.


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Una risposta che non ha replicato i grandi numeri  della contromanifestazione «Transfemminista» di sabato pomeriggio: alla marcia della famiglia hanno partecipato circa 10 mila persone rispetto a 40 mila, numeri che però, secondo, gli organizzatori del Congresso rappresentano in ogni caso un «grande successo». 
 



La tre giorni della kermesse più divisiva degli ultimi tempi, che ha visto ieri gli alleati di governo spaccarsi sui temi trattati, il Papa confermare i distinguo della Chiesa sulla «sostanza» e il «metodo» dell'incontro, e il controverso «gadget» del feto di gomma di dieci settimane, si chiude con i palloncini e le bandiere con i disegni della famiglia tradizionale, rigorosamente composta da mamma e papà. Ma in realtà a tenere banco, dietro la spettacolarità dell'evento, è l'attacco alla legge 194 - «dal 1978 a oggi sono stati uccisi 6 milioni di embrioni» ha detto Massimo Gandolfini, leader del Family Day - e alla pratica dell'utero in affitto «vergognosa, criminale, barbara, tribale». È da qui che il popolo pro famiglia e pro vita parte per avviare «un'azione lobbistica, il coordinamento c'è già, speriamo che vada avanti», dice il vicepresidente del congresso mondiale delle famiglie, Jacopo Coghe. 

Dietro ai colori e alle famigliole, per strada sono spuntati come annunciato esponenti di Forza Nuova, che si sono aggregati al Corteo, una dozzina in tutto. Ma la Questura scaligera - che in questo fine settimana ha gestito al meglio l'ordine pubblico - aveva avvertito il movimento di estrema destra a non esporre segni distintivi, per cui i militanti hanno indossato delle insolite camicie bianche, formando un gruppetto davanti a tre grandi cartelli intitolati «Dio», «Patria», «Famiglia». 

Prima della marcia, sul palco del congresso si sono visti anche segnali di vicinanza tra il coordinamento pro-famiglia e i movimenti della destra americana. Ed Martin, capo dell'organizzazione fondamentalista «Eagle Forum Education & Legal Defense Fund», ha esposto un berretto con la scritta «Make Europe Great Again», che richiama in chiave continentale lo slogan della campagna elettorale di Donald Trump, invitando tra gli applausi a combattere «per la famiglia, la libertà, la patria e per Dio. Il vento del cambiamento è arrivato con Donald Trump, possiamo aiutare l'Europa contro il secolarismo». Segnali confermati dagli organizzatori. Per Jacopo Coghe «sicuramente adesso c'è una fase politica nuova, ma siamo famiglie, non ci interessa fare politica, ci interessa farla nel senso sociale». Ma «alle prossime elezioni europee - ha aggiunto - prenderemo atto di chi è dalla nostra parte e di chi ci insulta». 

Tra i nemici del Congresso, sempre secondo gli organizzatori, «la stampa», colpevole di «manipolare le notizie, di parlare male di questo evento da almeno due mesi e di mettere in atto intimidazioni mediatiche». Per i media nessuna traduzione simultanea dei lavori del convegno, la «scorta» pure per andare in bagno e l'attacco duro dal palco a fine evento da parte del leader del Family day Massimo Gandolfini. 

Tra gli slogan della marcia, quelli inneggianti alla 'Famiglia futuro dell'Europa', della 'Libertà per la donna di avere figlì, 'Abbiamo Gesù nel cuore'. Ma anche le magliette con su stampato 'Keep calm and play for family', 'La famiglia è insostituibile'. 


I FIGLI E LE FIGLIE DI GANDOLFINI
Dopo il clamore e le polemiche legate alle critiche di Maria, la figlia separata e aderente alla marcia femminista di Verona, oggi a Verona si è palesata «l'altra faccia» della famiglia Gandolfini, quella «in linea» con le idee del padre Massimo, alfiere della famiglia tradizionale, nel giorno in cui il Congresso mondiale ha celebrato la sua giornata finale con un'altra marcia per le vie della città In piazza Bra, proprio alla partenza della sfilata dei diecimila, si è così palesata Loretta Gandolfini, la prima dei quattro figli sposati del leader del Family Day. Niente trasgressione, un vestito leggero, ma un passeggino con due bambini, un terzo piccolino che spuntava dallo zainetto alle spalle, ha salutato il padre che stava alla testa del corteo. Poche parole rivolte alle domande dei giornalisti sulla scelta della sorella: «Ognuno fa le sue scelte - si è limitata a dire - e devono essere rispettate». Lungo la strada si sono aggiunti altri due dei sette figli, tutti adottati, del neurochirurgo bresciano, che hanno seguito il corteo: Paolo, ragazzo sudamericano, fisico atletico e cresta alla Balotelli, con moglie e due gemelline al seguito; e Marcos, consorte e altri due figli. Nessuna critica o contrapposizione con Maria, che ieri ha avuto parole dure contro il convegno, che ha definito «medievale» e «inconcepibile nel 2019». «Le parole di mia figlia - aveva risposto Gandolfini - sono servite se non altro a demolire l'immagine del fascista che impone le sue idee. Per cui mia figlia fa giustamente quello che crede e che reputa giusto. Io naturalmente la rispetto. Lei è uno dei miei sette figli che amo tutti nella stessa maniera».

IL SOTTOSEGRETARIO SPADAFORA
Il congresso sulla famiglia di Verona «ha dato sfogo a una serie di istinti omofobi e razzisti di cui questo paese non ha bisogno. Come se pensassero che diminuendo i diritti di tutte le altre realtà sociali loro possano vivere meglio». Così il sottosegretario alla presidenza del consiglio Vincenzo Spadafora a Mezz'ora in più.


 

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