A rischio idrogeologico il 91% dei Comuni: in 7 giorni il maltempo ha fatto 30 vittime

A rischio idrogeologico il 91% dei Comuni: in 7 giorni il maltempo ha fatto 30 vittime
di Stefano Ardito
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Lunedì 5 Novembre 2018, 08:07

L'Italia è tra le prime nazioni al mondo per risarcimenti da maltempo: sono 61,5 i miliardi di euro spesi dal 1992 al 2012 solo per i danni provocati dagli eventi estremi, secondo Legambiente. E sono oltre 7 milioni, stando ai dati Ispra rilanciati da Coldiretti, le persone che in Italia risiedono in zone a rischio idrogeologico per alluvioni (6 milioni) o frane (1 milione) che interessano ben il 91% dei comuni italiani. «Non è quindi un caso - sottolinea l'associazione - se l'Italia si colloca tra i dieci Paesi più colpiti al mondo per alluvioni, siccità, tempeste, ondate di calore e terremoti che hanno provocato perdite per 48,8 miliardi di euro negli ultimi 20 anni».

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I fenomeni meteo dell'ultima settimana hanno sconvolto l'Italia, e hanno creato danni seri dappertutto, provocando una trentina di morti su tutto il territorio nazionale, dai 12 della Sicilia ai 6 del Trentino e ai 4 del Lazio, 2 di Sardegna e Valle d'Aosta, uno in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Campania. Segnalano che il nostro è un Paese fragile. Per la sua orografia vulnerabile, certo. E perché il territorio non viene curato come sarebbe necessario, da parte di chi lo amministra e di chi lo abita.
 




Nei giorni scorsi hanno colpito l'Italia due perturbazioni distinte. «La prima, che ha fatto danni il 29 e il 30 ottobre, è stata un fenomeno epocale», spiega Filippo Thiery, metereologo della trasmissione Geo&Geo di Rai Tre. I giorni tra ottobre e novembre, in Italia, sono spesso caratterizzati da fenomeni meteo violenti. «L'aria si raffredda, l'acqua del mare è ancora calda e può liberare moltissima energia», continua Thiery. «Per questo motivo, una normale perturbazione atlantica ha generato venti e onde spaventosi». La seconda perturbazione, che ha colpito la Sicilia tra il 3 e il 4 novembre, secondo il metereologo è stata «un normale nubifragio autunnale, violento ma non catastrofico». In alcune zone del Friuli, nei giorni precedenti, erano caduti 900 millimetri di pioggia. In Sicilia ne sono caduti 60. I danni sono stati localizzati. I morti della Sicilia, ben più di quelli del Trentino e dell'Alto Adige, chiamano in causa la cattiva gestione del territorio, le costruzioni abusive (o condonate) accanto al letto dei fiumi, i versanti dissestati dove non si interviene da decenni. Quel che è successo nell'isola, accade ogni anno in Calabria e in Campania, ed è successo qualche settimana fa in Sardegna.
«In questi casi la responsabilità delle Regioni e dei Comuni esiste sicuramente», spiega il meteorologo. «Ma c'è anche la responsabilità dei cittadini. In Italia, se un amministratore investe del denaro pubblico in questo tipo di interventi perde voti, non ne guadagna. Lo stesso vale per i sindaci che fanno chiudere precauzionalmente una strada o le scuole».

GESTIRE LE EMERGENZE
Gli enti pubblici dovrebbero dunque anche insegnare ai cittadini come affrontare le emergenze. E invece non lo fanno. Sappiamo che in caso d'incendio non si deve prendere l'ascensore. Ma se la pioggia fa esondare fiumi e canali, molti di noi usano lo stesso l'auto, o non lasciano seminterrati pericolosi. Facendo così rischiano la pelle. La realtà è che tutti, amministratori e cittadini, sono impreparati davanti al cambiamento climatico, che sta avvenendo molto più rapidamente di quel che si pensava. Una parte della colpa è delle troppe informazioni meteo. Le radio, la televisione e gli smartphone ci bombardano di notizie e di previsioni. E' un problema. Siti e app danno spesso notizie enfatizzate, affibbiando nomi da paura alle perturbazioni. E' come gridare al lupo al lupo!. La gente si abitua ai falsi allarmi, e se arriva qualcosa di grave non si premunisce. Bisogna trascurare le informazioni sensazionali. Bisogna fidarsi delle previsioni meteo delle Regioni o della Protezione Civile. Anche questo, in un paese fragile come il nostro, riduce le conseguenze del rischio idrogeologico a cui siamo tutti esposti.
 

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