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Lorena uccisa, l'ultima telefonata del marito: «Ho fatto un grave sbaglio». La follia di Giuseppe esplode dopo pranzo

Lorena Puppo e Giuseppe Geppo Santarosa
di Alda Vanzan
5 Minuti di Lettura
Sabato 11 Giugno 2022, 14:18 - Ultimo aggiornamento: 12 Giugno, 11:53

FOSSALTA DI PORTOGRUARO -  Chissà cosa scatta nella testa di un uomo quando il tarlo della gelosia prende il sopravvento. Si arriva a perdere la ragione, a confondere il verosimile con il vero, a ingigantire anche il più banale dei dettagli. Giuseppe Geppo Santarosa non aveva armi. Gli sono bastate le mani e un cuscino per uccidere sua moglie Lorena Puppo. In casa. Poi si è seduto davanti a uno specchio, ha preso un taglierino e si è tagliato la giugulare. Lei soffocata. Lui sgozzato.
Quarantotto ore dopo la tragedia di Vicenza, un altro femminicidio. E un altro suicidio. Nella città berica mercoledì è andata in scena la violenza di un uomo già condannato per maltrattamenti, Zlatan Vasiljevic in una manciata di ore ha ucciso prima la sua ex fidanzata Gabriela Serrano, poi, con il cadavere della donna ancora in auto, ha sparato otto colpi all'ex moglie Lidija Miljkovic, finendo infine per suicidarsi. Ieri a Fossalta di Portogruaro, ultimo Comune della provincia di Venezia al confine con il Friuli Venezia Giulia, la violenza si è ripetuta. Stavolta a mani nude. E la tragedia si è conclusa ancora in un bagno di sangue con il suicidio del killer.


LA COPPIA

A Fossalta di Portogruaro si conoscono praticamente tutti. Specie in centro. E in via Roma, a due passi dal municipio e dalla chiesa, i Santarosa sono descritti come una coppia tranquilla. Lorena Puppo, 50 anni, lavorava da almeno tre lustri alla Pulicasa di Concordia Sagittaria. Giuseppe Santarosa, 55 anni, era dipendente alla San Marco Gas di Noiari di Portogruaro, non guardia giurata, ma vigilante, non aveva in dotazione nessun tipo di arma da fuoco. Sposati da tempo, Lorena e Geppo non avevano figli. Anzi, consideravano figlia la loro Lola, la cagnolina dalla quale non si separavano mai. In centro a Fossalta di Portogruaro erano arrivati da alcuni anni, dopo aver venduto la casa di famiglia di lei, nella frazione di Spiago. Ma l'appartamento nella villetta in stile liberty di via Roma non avevano voluto comprarlo, avevano preferito un contratto di affitto. Due piani, a terra la zona giorno, al primo la camera da letto.


L'IRA

La follia di Geppo esplode dopo pranzo. Lorena ha passato la mattina al lavoro, alcuni uffici di aziende da pulire, poi le scale di una serie di condomini. La titolare della Pulicasa, Rosanna Chiandotto, mai avrebbe immaginato che sarebbe stato il suo ultimo lavoro. «Lorena non era solo una dipendente, era un'amica, una donna meravigliosa, tranquilla, riservata». E il marito Giuseppe? «Per tutti noi era Geppo e anche con lui ci frequentavamo: pranzi, cene, eravamo spesso assieme. Anche lui una bellissima persona, non riesco a trovare una spiegazione di questa tragedia». Litigi? Nell'ambiente di lavoro magari si era saputo di qualche bisticcio, ma, dice l'amica e titolare dell'impresa di pulizie, «erano cose banalissime, non facevano neanche in tempo a mettere il broncio che subito tra loro scoppiava la pace».

È la stessa descrizione che arriva da Giuseppe Fasano, collega di lavoro di Santarosa alla San Marco Gas: «Ma sì, ogni tanto litigavano, ma cose da poco, lui non era assolutamente geloso, anzi era una persona tranquillissima». E, dice, un grande lavoratore: «Era appassionato di motori, si era trovato anche un secondo lavoro come meccanico». Problemi di soldi? «No, assolutamente». La Bmw grigia di Santarosa parcheggiata nello spiazzo dietro via Roma è tirata a lucido, gli interni in ordine, allo specchietto un crocifisso.

Insomma, per tutti Lorena e Geppo erano una coppia normale. Lo conferma il capitano Raffaele Di Lauro, comandante della compagnia carabinieri di Portogruaro: «Due persone incensurate, una famiglia normalissima e tranquillissima. Diciamo che è stato un fatto inaspettato». Lo conferma il sindaco Noel Sidran: «I vicini dicono che era una famiglia tranquilla, tutta la nostra comunità è addolorata».
Eppure una pista c'è. Ed è quella, assurda, della gelosia. Ad accennarla agli inquirenti è stata una delle nipoti della coppia. È lei che, nel primo pomeriggio, avrebbe ricevuto una telefonata dallo zio: «Vieni a Fossalta, ho fatto un grave sbaglio». La nipote abita non molto lontano, non sa che dopo quella chiamata lo zio si taglierà la gola. Quando arriva, c'è sangue dappertutto. Chiama il 118. Ma i soccorsi ormai sono inutili, Lorena soffocata dal marito con un cuscino, Geppo vittima delle sue stesse mani.
Via Roma viene chiusa al traffico. La notizia dell'omicidio-suicidio comincia a diffondersi. Ivan Bosco, che lavora al distributore vicino all'autostrada A4, viene sapere della tragedia da un cliente e si precipita a Fossalta. «Stavo facendo benzina, il cliente mi ha detto i nomi e ho capito che erano i miei zii, Giuseppe era il fratello di mia mamma Carla». Per gli inquirenti c'è poco da indagare. Si faranno accertamenti, si cercheranno tracce sui telefonini, ma pare che la motivazione sia una sola: una gelosia ingiustificata e insensata. Se avesse la parola, solo Lola potrebbe raccontare come si è potuto arrivare a tanto.

 

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