Loggia Ungheria, Ermini e i verbali di Amara: «Erano irricevibili». Davigo smentisce la segretaria

Loggia Ungheria, Ermini e i verbali di Amara: «Erano irricevibili». Davigo smentisce la segretaria
di Valentina Errante
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Martedì 4 Maggio 2021, 10:32 - Ultimo aggiornamento: 14:12

«Il Consiglio opera soltanto sulla base di atti formali». Gioca in difesa il vicepresidente del Csm David Ermini, cerca di evitare un'altra crisi istituzionale, ma conferma che la scorsa primavera, a Palazzo dei Marescialli, la notizia dei verbali, nei quali l'avvocato siciliano Piero Amara rivelava alla procura di Milano l'esistenza della presunta loggia segreta Ungheria, con magistrati ed esponenti delle istituzioni che si scambiavano favori, circolava già. E che, nel valzer delle versioni contrastanti, davvero, anche se informalmente, Piercamillo Davigo, allora componente del Consiglio, ne aveva parlato con lui. Ma anche con altri consiglieri. Aveva detto che quella loggia era qualcosa di simile alla P2, mostrando a Ermini anche quei documenti che l'ex pm di mani pulite aveva ricevuto, senza alcun titolo, dal titolare del fascicolo, il sostituto milanese Paolo Storari, che voleva andare avanti su indagini che rischiavano di essere insabbiate. Atti secretati, senza firma, e oggetto di un'inchiesta. Il cui possesso rappresentava già un reato. Ma né Davigo, né Ermini, né altri decisero di ufficializzare la circostanza.

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Da Palazzo dei Marescialli si ribadisce che non c'è stata alcuna inerzia, perché non si poteva procedere. Così mentre il procuratore di Milano Francesco Greco fornisce la sua versione dei fatti su quell'indagine e prepara una relazione, che sarà trasmessa al pg della Cassazione Giovanni Salvi e al Csm, per l'avvio del procedimento disciplinare nei confronti di Storari, il clima, a Palazzo dei Marescialli, si fa ancora più pesante. E per Storari si prospetta anche un trasferimento per incompatibilità ambientale.


LA NOTA

«Il Csm - si legge nella nota diffusa ieri sera - opera soltanto sulla base di atti formali e secondo procedure codificate, essendo qualsiasi suo intervento inibito a fronte di atti non identificabili come la sommaria comunicazione verbale da parte dell'allora consigliere Piercamillo Davigo in merito a indagini della procura di Milano». Le notizie dell'allora consigliere risultavano dunque «irricevibili, perché estranee ai canali formali e istituzionali». Anzi, nella nota si puntualizza: «Ogni iniziativa del Csm sarebbe stata scorretta e avrebbe potuto amplificare voci non riscontrabili».


DAVIGO E LA SEGRETARIA
C'è anche un profilo penale, che non riguarda solo Storari. Davigo potrebbe essere sentito nei prossimi giorni dalla procura di Roma o di Brescia. La sua segretaria, Marcella Contraffatto, ritenuta responsabile di avere inviato anonimamente quei verbali ai giornalisti, è indagata dai pm della Capitale per calunnia. La donna, interrogata, si è avvalsa della facoltà di non rispondere, ma al consigliere laico Fulvio Gigliotti, per il quale lavorava dopo il pensionamento di Davigo, all'indomani della perquisizione disposta anche a Palazzo dei Marescialli, ha detto di avere ricevuto quegli atti anonimamente. Circostanza smentita dallo stesso Davigo, che ha ammesso invece di avere messo nella disponibilità della segretaria quei verbali. La donna, che aveva accesso all'agenda elettronica e al suo ufficio sarebbe stata informata proprio per tutelare la segretezza di quegli atti che non erano custoditi in cassaforte, visto che nella stanza attigua a quella occupata da Davigo in Consiglio, c'era l'ex amico Sebastiano Ardita (che ha già smentito ogni coinvolgimento) tirato in ballo da Amara. E sul punto dovrà rispondere ai pm.


LA RELAZIONE DI GRECO
Greco intanto smentisce la tesi dell'inerzia del suo ufficio nell'inchiesta sulla loggia, che avrebbe spinto Storari a rivolgersi a Davigo. Il procuratore di Milano spiega che già a maggio 2020 Amara, il suo socio, Giuseppe Calafiore, e il collaboratore Alessandro Ferraro erano indagati. Di certo puntualizzerà anche che Storari, dopo la perquisizione della Contraffato, gli ha rivelato di avere consegnato i verbali a Davigo. Dal canto suo il pm avrebbe più volte indirizzato mail al suo capo per sollecitare le indagini.

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