CORONAVIRUS

Dalla leucemia alla “scalata” indoor dell'Everest: l'ultima sfida vinta da Leonardo

Martedì 21 Aprile 2020 di Francesco Padoa
Leonardo Massai a casa dopo l'impresa con l'Everest alle spalle

Ce l'ha fatta anche questa volta, Leonardo, a vincere la sua sfida. L'ennesima. Ha scalato l'Everest... indoor, sulle scale del suo palazzo, 8.848 metri di salita (e di discesa), 9 piani ripetuti per 307 volte. Una scalata simbolica, ma una grande fatica durata due giorni e mezzo. Leonardo, ventenne romano, atleta irriducibile, ma soprattutto ragazzo che a 12 anni rischiò di morire perché la malattia invase la sua esistenza e il suo corpo di adolescente: leucemia linfoblastica acuta, una delle forme peggiori. Leo riuscì a guarire dopo due anni di sofferenze e una complessa convalescenza, e pian piano a tornare un atleta pieno di sogni. Ricominciò a gareggiare, lui figlio d'arte di Marco e Daniela, entrambi ex campioni di canottaggio e oggi allenatori al Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, il più antico della Capitale, e riprese anche a vincere medaglie. Un animo da atleta quello di Leo, studente allo Iusm, che prima della quarantena da coronavirus si allenava tutti i giorni in barca o in palestra nel circolo sul Tevere all'Acquacetosa. Ora, chiuso da settimane in isolamento domestico come un leone in gabbia, non è riuscito ad accontentarsi di fare esercizi nella sua cameretta, ed ha voluto dare sfogo alla sua fisicità. 

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Così ha ideato questa impresa, simbolica ma anche molto impegnativa. Leonardo ha misurato l'altezza di un gradino delle scale del palazzo, l'ha moltiplicato per i nove piani, poi ha diviso l'altitudine dell'Everest, 8.848 per il risultato che aveva ottenuto. Verdetto: 307 volte su e giù per le rampe del palazzo: in totale 110.520 gradini. Ha calcolato il tempo medio per fare una salita e una discesa e stabilito una tabella di marcia: in totale gli sarebbero servite 20 ore di “scalata” per raggiungere la simbolica vetta, suddivise in due giornate (poi diventate tre).

Ha cominciato alle 8 di sabato mattina, indossando pantaloncini e maglietta, tenuta da allenamento vero, alternato al body da canottiere, quello blurossobianco della sua amata Tevere Remo. Senza dimenticare la mascherina, che l'ha riportato indietro di anni, quando convalescente fu costretto per mesi ad usarla. Ha iniziato la salita dal piano terra, a passo veloce. Al quarto piano, dove abita la famiglia Massai-Sanna, “mamma sherpa” (come è stata definita dal sito della Federazione canottaggio che ha pubblicato la notizia dell'impresa), ha sistemato il campo base: una sedia, con sopra appoggiati un thermos con l'acqua e vari alimenti energetici. E una maglietta sempre pulita.

“Ogni ora se la cambia, togliendosi quella zuppa di sudore. Oltre l’acqua, gli ho preparato arance e uvetta, mandorle e pinoli. Ha fatto 30 minuti di pausa pranzo con un piatto di pasta, allungamento, un massaggio e poi è ripartito dopo essersi riempito di miele e banana infine toast con bresaola e sottiletta", racconta mamma Daniela. La sera, dopo 9 ore e 16 minuti di salite (e discese), arrivato alla simbolica quota di 3.600 metri di dislivello, si è fermato al campo base per la notte. Ha fatto un mega bagno con oli essenziali, poi cena e ancora massaggi.

Domenica mattina, dopo una colazione sostanziosa, è ripartito per la seconda giornata di scalata. Si è fermato al campo base per pranzo (era arrivato a quota 5.320 metri): seduto sulla sedia ha mangiato 200 grammi di pasta (“non ricordo di aver mai provato tanto sollievo nello star seduto” racconta Leonardo), poi ha fatto un po' di stretching, ed è ripartito. Sempre più affaticato, col passare delle ore, tuttavia deciso a non arrendersi nonostante le gambe doloranti e le vesciche alle mani, per il continuo strofinamento sui corrimano delle rampe di scale (“ma non ho mai pensato di smettere”, assicura a freddo). Il secondo giorno ha rallentato un poco il ritmo di marcia, fermandosi a quota 6.650, dopo altre 6 ore e 40 minuti di fatica. E così l'ascesa finale alla simbolica vetta da 8.848 è stata rimandata al terzo giorno: mancavano poco più di due chilometri di dislivello, che Leonardo ha diviso in due parti, con un intervallo dedicato a un pranzo veloce ma soprattutto, da buon studente universitario di scienze motorie, a una irrinunciabile e programmata lezione online di anatomia. Quindi l'ultimo sforzo, dopo le ultime 4 ore e 4 minuti di salita, con il respiro sempre più affannato, come testimoniato anche nell'immancabile diretta su Instagram: sembrava davvero di ascoltare chi arriva alle quote impossibili in cui manca l'ossigeno e a stento si riesce a respirare e soprattutto parlare. Poi quelle mani alzate al cielo, lassù in cima... al suo palazzo, per un giorno la cima più alta del mondo, per la gioia dei genitori e del fratello Niccolò, ma anche dei vicini che l'hanno applaudito dall'interno delle loro abitazioni, tenendosi tutti a debita distanza. E a suggellare l'impresa, dopo aver apposto l'ultima crocetta sul foglio (come un contagiri) affisso all'ultimo piano, ha tirato fuori anche la bandiera,e sventolato felice il tricolore.

Ma la sua vera impresa resterà sempre quella della sua guarigione. Per fortuna la vita di Leonardo si incrociò, al Bambino Gesù, con la bravura del professor Franco Locatelli, primario del reparto di onco-ematologia dell'ospedale pediatrico, successivamente nominato presidente dell'Istituto Superiore di Sanità. Proprio colui che in queste settimane tutti hanno potuto ascoltare e vedere spesso in televisione durante le conferenze stampa della Protezione Civile impegnato a spiegare, consigliare e informare sulle misure necessarie ad affrontare l'emergenza coronavirus. Grazie alla tecnica sperimentale che Locatelli applicò alla sua malattia, con il trapianto delle cellule midollari donate dal padre, Leonardo vinse quella battaglia. Una storia raccontata più volte in tv perché esempio di speranza per le famiglie che vivono quello stesso terribile dramma. Leonardo è diventato un simbolo, tanto da essere scelto come testimonial della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro.

Ultimo aggiornamento: 25 Aprile, 15:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA