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Leonardo Del Vecchio, l'eredità a Milleri e Bardin: i due timonieri che devono completare il suo progetto

Da tempo il patron ha indicato il percorso per garantire una transizione ordinata

Leonardo Del Vecchio, l'eredità a Milleri e Baldin: i due timonieri che devono completare il suo progetto
di Andrea Bassi
5 Minuti di Lettura
Martedì 28 Giugno 2022, 00:00

Nessuna incertezza. Leonardo Del Vecchio aveva da tempo progettato il dopo-di-lui. Affidandolo alle mani di due timonieri esperti, Francesco Milleri e Romolo Bardin. Il primo si può considerare l’erede imprenditoriale di Del Vecchio. Era stato lo stesso patron di Essilux a spiegare, in una delle ultimissime interviste rilasciata proprio al Messaggero, che Milleri è colui che «ha saputo tradurre la mia visione in azioni e poi in risultati, tenendo tutto assieme». Bardin è stato da sempre l’uomo più fidato, messo a capo della Delfin, la cassaforte di famiglia. Ed è l’uomo delle partite finanziarie, Mediobanca e Generali, dove la sua voce continuerà a pesare. Sempre al Messaggero, Del Vecchio aveva voluto sottolineare che l’investimento in Mediobanca era stata una scelta di Delfin. Della famiglia, insomma. E aveva voluto ringraziare «pubblicamente» sia Milleri che Bardin per «la bella operazione». Due manager complementari, insomma. L’uomo azienda, l’erede imprenditoriale designato, è dunque Milleri. Poche foto. Rare dichiarazioni. Men che meno apparizioni. Il manager è stato sempre un passo indietro a Leonardo Del Vecchio. Ma il legame tra i due è stato più che solido. Più che un manager a servizio della famiglia, un manager ormai considerato di famiglia. 

LE TAPPE
Quando sette anni fa Milleri è arrivato al vertice di quella che allora era “semplicemente” Luxottica, in pochi gli avevano dato credito. Milleri chi? Un consulente poco conosciuto al vertice di quello che era già uno dei più grandi colossi del made in Italy. Ma i galloni Milleri se li è guadagnati tutti sul campo. Dopo la gestione di Andrea Guerra, in Luxottica arrivò il turno di Enrico Cavatorta. Durò un mese. Il successore, Adil Mehboob-Khan, fu di poco più longevo: un anno alla guida della società. Così, a ottant’anni suonati, Del Vecchio si convinse a riprendere direttamente lui in mano le redini del gruppo che aveva creato e portato al successo mondiale. E il suo ritorno al timone fu anche la premessa dell’ingresso nei ranghi aziendali di Milleri, mentre Bardin si occupava sempre della cassaforte di famiglia. Del Vecchio-Milleri è diventato un sodalizio in grado di ridare slancio ad una società che, in quel momento, Del Vecchio considerava “impolverata”. Così questo manager sconosciuto, sono parole di Del Vecchio, “ha raggiunto l’accordo con Essilor in soli 15 giorni”. Un capolavoro. I risultati stanno tutti nei numeri degli ultimi anni. Il salto che ha permesso a Luxottica di diventare Essilux, e di trasformare un gruppo che realizzava 9 miliardi di ricavi in una realtà proiettata verso i 25 miliardi di fatturato e con una capitalizzazione di 66 miliardi e 180 mila dipendenti nel mondo. E tutto producendo una cosa sola: occhiali.

I TEMPI
Ma Del Vecchio non si è preoccupato di disegnare soltanto i destini industriali della sua creatura. Ma di garantire che a monte di tutto, nella cassaforte Delfin governata ancora oggi da Bardin, fossero disegnati equilibri a prova di futuro. Soprattutto per una famiglia numerosa. Del Vecchio ha sei figli: Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente. Tutti sono stati messi sullo stesso piano. Ognuno di loro si ritroverà proprietario del 12,5 per cento della cassaforte Delfin. Alla moglie, Nicoletta Zampillo, sposata due volte, andrà il 25 per cento. Ma qualsiasi decisione di rilievo, come ha ricordato Morgan Stanley, dovrà di fatto essere presa all’unanimità. Le norme interne di Delfin prevedono che qualsiasi deliberazione importante, come la modifica dello statuto o la vendita di una partecipazione, dovranno essere prese con l’88 per cento del capitale votante. 
E siccome la quota individuale è del 12,5 per cento, è come se ogni singolo socio avesse un diritto di veto. Ma proprio grazie all’esperienza di manager come Milleri e Bardin, Del Vecchio è stato sempre convinto di poter tenere unita la famiglia e far navigare il gruppo in acque tranquille. Poco più di un anno fa, il patron di Essilux aveva voluto un’altra modifica allo statuto della cassaforte. In caso di sua scomparsa, avrebbe potuto designare con una comunicazione scritta un suo successore in Delfin. Il successore sarebbe automaticamente diventato un “manager B”. E un manager B, o una pluralità di cinque manager B, ha stabilito lo statuto, guideranno Delfin. Indiscrezioni accreditate indicano il nome di Milleri. Che andrebbe ad affiancare gli altri quattro manager B già presenti: Mario Notari, Aloyse May, Giovanni Giallombardo e, appunto, il fidato Romolo Bardin.
 

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