Laura Ziliani uccisa per soldi, arrestate le figlie e il loro amante. L'appello a Chi l'ha visto

Laura Ziliani uccisa per soldi, arrestate le figlie e il loro amante. L'appello a Chi l'ha visto
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Venerdì 24 Settembre 2021, 07:37 - Ultimo aggiornamento: 18:40

Laura Ziliani è stata uccisa per soldi: arrestate le figlie e un ragazzo, il compagno della maggiore. Due sorelle che si trasformano in presunte assassine della mamma, con la regia del fidanzato di una che nascondeva pure una relazione con la seconda. Per chi indaga si tratta di un «trio criminale». Così il gip del Tribunale di Brescia Alessandra Sabatucci definisce le sorelle Silvia e Paola Zani e Mirto Milani, compagno della maggiore e amante della minore. Tutti e tre arrestati e da questa mattina in carcere nel capoluogo con l'accusa di aver ucciso Laura Ziliani, l'ex vigilessa di Temù, 55 anni e vedova dal 2012.

La donna era scomparsa l'8 maggio

La donna era scomparsa l'8 maggio proprio a Temù in Alta Vallecamonica e il cadavere è stato trovato esattamente tre mesi dopo, l'8 agosto sempre nel paese bresciano, nascosto tra la vegetazione vicino al fiume Oglio. Le ragazze, di 27 e 19 anni, sono due delle tre figlie della vittima.

Il movente

Il movente individuato di questo delitto maturato in ambito familiare è di natura economica. «I tre indagati avevano un chiaro interesse a sostituirsi a Laura Ziliani nell'amministrazione di un vasto patrimonio immobiliare al fine di risolvere i rispettivi problemi economici», si legge nelle 38 pagine di ordinanza cautelare con riferimento alla decina di immobili di cui la vittima disponeva tra la città e la Vallecamonica.

A denunciare la scomparsa della donna era stata la figlia maggiore che l'8 maggio alle 11.58 aveva chiamato i carabinieri spiegando che la madre attorno alle 7 del mattino era uscita per una passeggiata in montagna e che non era più tornata.

Il manipolatore

Mirto Milani, 27 anni, viene identificato come il manipolatore delle sorelle Zani, «che non riuscendo per motivi caratteriali a contrastare la volontà materna, hanno preferito sopprimere la genitrice piuttosto che dissentire apertamente con lei circa la gestione di un cospicuo patrimonio immobiliare». Il 7 luglio Paola Zani, la più giovane delle sorelle arrestate, parlando con un'amica spiega di essere preoccupata perché con il computer sequestrato dalla Procura «Mirto su un canale crime ha fatto ricerche su come uccidere la gente, piante velenose, crimini perfetti, serial killer e torture».

L'autopsia

L' autopsia sul corpo della madre non aveva evidenziato segni di violenze e neppure fratture, ma dall'esame tossicologico è emerso che nel corpo di Laura Ziliani c'erano tracce di bromazepam, un composto benzodiazepinico. «È un'inchiesta indiziaria. La nostra è un'ipotesi che al momento riteniamo fondata grazie anche all'individuazione delle tracce di sostanze che probabilmente hanno determinato la causa della morte o contribuito alla sua determinazione», ha spiegato il procuratore capo di Brescia Francesco Prete.

Le indagini

Secondo le indagini già a metà aprile i tre avevano cercato di avvelenare Laura Ziliani con una tisana al termine di una cena. «L'episodio in questione - scrive il gip - altro non è che il prodromo dell'omicidio». Tra gli indizi a carico delle due figlie di Laura Ziliani e del fidanzato della maggiore, il più pesante è quello relativo al rinvenimento della scarpa sinistra della vittima dopo che il 23 maggio i soccorritori trovarono la scarpa destra vicino ad un torrente, poco distante da dove ad agosto è stato rinvenuto il cadavere. Il 25 maggio un residente di Temù vede Silvia Zani e il fidanzato Mirto Milani addentrarsi in una zona boschiva. Scatta la segnalazione ai carabinieri che il giorno stesso trovano nella boscaglia la scarpa sinistra di Laura Ziliani e restringono il cerchio delle indagini. Fino all'arresto di oggi, scattato per il pericolo di reiterazione del reato da parte degli indagati «che - si legge agli atti - hanno dimostrato una non comune freddezza a dispetto della giovane età e dell'incensuratezza».

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L'appello a Chi l'ha visto

Silvia e Paola Zani, impiegata di 27 anni e studentessa di 19, sono due delle tre figlie di Laura Ziliani. Vivono insieme tra la casa di Brescia dove sono state arrestate oggi e quella di Temù, in Vallecamonica, dove trascorreva molto tempo insieme a loro anche Mirto Milani, 27 anni, fidanzato della sorella maggiore, e residente a Roncola San Bernardo, in provincia di Bergamo. Originario di Calolziocorte (Lecco), Mirto è laureato in Psicologia e ha studiato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Sopranista, suona l'organo nella chiesa parrocchiale del suo paese. Ha conosciuto Silvia Zani una decina di anni fa durante una vacanza studio nel Regno Unito. Il giovane dormiva molto di frequente a casa della fidanzata, tranne nei weekend in cui Laura Ziliani raggiungeva le figlie. Lo scorso 7 maggio, il giorno prima della scomparsa della donna, ha passato la serata e poi la notte nello stesso appartamento, dove il giorno dopo ha fatto colazione. Nell'ultimo periodo si era dimostrato molto interessato alla situazione finanziaria della Ziliani, tanto da voler amministrare personalmente alcuni immobili della vittima.

Le indagini hanno ricostruito il rapporto molto stretto e confidenziale tra Mirto ed entrambe le sorelle. Dalle 38 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare emerge un profilo delle due ragazze molto contrastante con il video-appello concesso alle telecamere della trasmissione di Rai3 «Chi l'ha visto» nei giorni delle ricerche. Le sorelle Zani, in lacrime e molto scosse, imploravano: «Chiunque abbia qualsiasi informazione venga a riferirla, perché qualunque cosa potrebbe aiutarci a trovarla. Vi prego. Qualunque segnalazione abbiate, anche se l'avete vista di striscio, per favore ditecelo, perché potrebbe servire davvero pochissimo per indirizzare le ricerche nella direzione giusta».

Un coinvolgimento emotivo che contrasta parecchio con un' intercettazione telefonica riportata nell'ordinanza: a venti giorni dalla scomparsa della madre, le sorelle si congratulavano l'una con l'altra per i soldi che avrebbero a breve incassato. Parlavano della possibilità di dare un anticipo per comprare un'automobile e di una vacanza. «Tanta roba, troppo figo» si dicevano in una telefonata. Secondo gli inquirenti, nel loro scambio si registra «l'assenza di qualsivoglia turbamento circa le sorti della madre e la loro unica preoccupazione sembra rivolta agli aspetti economici della vicenda».

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