Laila, ricostruzione choc: nessuno le insegnò a usare la macchina che l'ha uccisa

Laila, ricostruzione choc: nessuno le insegnò a usare la macchina che l'ha uccisa
di Giuseppe Scarpa
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Mercoledì 11 Agosto 2021, 06:27 - Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 11:01

L'operaia marocchina Laila El Harim, 41 anni, non era stata formata all'utilizzo del macchinario, la fustellatrice in cui è rimasta stritolata il 3 agosto. È questa, secondo alcune indiscrezioni, una delle prime conclusioni a cui è arrivata l'indagine della procura di Modena in merito alla morte della donna.
L'incidente sul lavoro è avvenuto all'intero dell'azienda di packaging Bombonette di Camposanto (Modena). Ad oggi due sono le persone iscritte nel registro degli indagati, con l'ipotesi di omicidio colposo: il legale rappresentante e il responsabile alla sicurezza dell'azienda.
LA VICENDA
Ma c'è di più, poiché lo stesso macchinario, secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, aveva alcuni problemi. E a segnalarli sarebbe stata la stessa 41enne.

Laila morta, macchinario sotto accusa

 

Ogni volta che si verificava un guasto, Laila scattava delle foto che poi inviava ai tecnici per rappresentare il malfunzionamento. Alcune immagini sarebbero presenti nella memoria del telefonino della vittima. Cellulare che è stato sequestrato dagli investigatori.
Inoltre la sera, quando la 41enne rientrava a casa al termine del lavoro, raccontava al compagno Manuele Altiero i problemi che doveva affrontare a causa della fustellatrice difettosa. «Se ne lamentava spesso, Diceva che si bloccava, che non andava. E spesso dovevano intervenire gli elettricisti».

 


Adesso i periti nominati dalla procura dovranno verificare se quei guasti ricorrenti, di cui si doleva Laila sono all'origine della tragedia. I consulenti dovranno stabilire se ci sia una correlazione tra i malfunzionamenti di cui si parla e la morte della donna, madre di una bimba di 4 anni e che da 20 anni viveva in Italia.
LE ESEQUIE
Di certo c'è che nel suo ruolo di operaia, Laila El Harim era nota per il suo senso di responsabilità e l'impegno col quale da 15 anni, in quel settore, svolgeva le mansioni che le erano assegnate. Per fare luce sulla vicenda anche il Ministero del Lavoro, Andrea Orlando, ha avviato un'indagine ministeriale.

Laila morta sul lavoro, sul telefonino aveva segnalato i guasti. E c'è un secondo indagato


Intanto ieri, nel giorno del suo funerale, celebrato con rito islamico a Massa Finalese, è stato decretato il lutto cittadino a Bastiglia. Quest'ultimo è il comune in cui Laila El Harim viveva insieme al compagno e alla loro figlia di quattro anni.
«Per l'intera giornata - hanno fatto sapere dalla locale amministrazione - sono state esposte le bandiere a mezz'asta nella sede comunale e sono state sospese le manifestazioni pubbliche in segno di cordoglio per la prematura morte della concittadina e di vicinanza con i famigliari».

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MORTI SUL LAVORO
Nei primi sei mesi di quest'anno l'Inail ha registrato 538 vittime, 3 al giorno, e poco conta che siano 32 in meno rispetto al 2020, anno anomalo condizionato dal Covid, in cui alla fine si sono contate 1.538 vittime. La storia di Laila El Harim ricorda per molti aspetti quella di Luana D'Orazio: a soli 22 anni il 4 maggio scorso la giovane era rimasta risucchiata in una pressa mentre lavorava in un'azienda tessile di Montemurlo, in provincia di Prato. Proprio la madre della 22enne ha ricordato che «la tragedia di mia figlia non ha insegnato nulla, perché si continua a morire così».
 

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