Incidente lago di Garga, il papà di Umberto Garzarella: «Hanno ucciso mio figlio e si sono scusati per lettera»

Incidente lago di Garga, il papà di Enzo Garzarella: «Hanno ucciso mio figlio e si sono scusati per lettera»
di Claudia Guasco
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Lunedì 5 Luglio 2021, 06:48 - Ultimo aggiornamento: 06:51

«Stamane sono andato al cimitero. Ancora non realizzo che in quella tomba ci sia mio figlio. Lui mi ha dato tutto, non riesco a credere che sia morto». Enzo Garzarella è il papà di Umberto, 37 anni, morto con la venticinquenne Greta Nedrotti sulla barca travolta da due turisti tedeschi sul lago di Garda. Era il 19 giugno, la sera era calda e l'atmosfera festosa per la Mille miglia, i due manager avevano bevuto troppo, tanto che quando si sono alzati dal tavolo del ristorante di San Felice hanno consigliato loro di prendere un taxi.
Invece sono saliti sul Riva, falciando i due ragazzi.

Lago di Garda, chiesto l'arresto di un tedesco. I genitori di Greta: «Neanche un animale si comporta così»


«E l'abbiamo saputo solo la mattina dopo. Alle otto di domenica mi chiama un amico di mio figlio, uscito in canoa per allenarsi. Dov'è Umberto?, mi chiede. Io pensavo lo cercasse per lavoro, che gli si fosse rotta la caldaia. Ho la sensazione che qualcosa non vada. Alle cinque avevo sentito un elicottero che sorvolava il lago: avevano avvistato la barca alla deriva con mio figlio morto a bordo, ma io ancora non lo sapevo. Esco per andare a fare la spesa, un po' inquieto, ma sembra comunque una giornata come tante. Finché mi telefona un amico: Vieni subito sul lungo lago. Io e la mia compagna ci precipitiamo, c'è confusione, ci fanno passare oltre lo sbarramento di nastri bianchi e rossi, mi trovo davanti al gozzo di mio figlio con la prua distrutta. Vedo i suoi piedi che spuntano da sotto il telo. Da quel momento ho spento tutto, non ho voluto sapere più niente».

Adesso è arrivata una svolta nell'inchiesta, il mandato di arresto per il proprietario del Riva.
«Ho seguito poco le indagini, perché mi sono chiuso nel mio dolore, non accetto questa disgrazia. Sentire le parole dei genitori di Greta mi ha dato la forza di uscire dall'isolamento. Io non nutro odio nei confronti dei due tedeschi, lo voglio dire chiaramente, ma una cosa non mi va giù. La barchetta di Umberto è stata trovata a cento metri al largo del loro albergo, hanno visto tutto, non dovevano partire. Dovevano restare qui, andare in chiesa ad accendere due candele e poi venire da me, guardarmi negli occhi e chiedermi scusa. Non farci arrivare una lettera dalla Germania, tramite il loro avvocato, in cui non si firmano nemmeno con nome e cognome ma con le iniziali».

Non solo se ne sono andati, ma non si sono nemmeno fermati quando hanno travolto il gozzo di Umberto.
«Ho visto il video che li riprende quando attraccano al rimessaggio e uno dei due cade in acqua. Il loro motoscafo era danneggiato al punto che stava affondando. Io mi dico: se anche pensi di aver urtato un tronco o uno scoglio fermati comunque, chiama la guardia costiera. Se avessero spento il motore dopo l'impatto forse non sarebbe cambiato niente: Umberto è morto sul colpo, Greta è annegata poco dopo. Ma da genitore e come essere umano non posso accettare che il corpo di mio figlio sia andato alla deriva, abbandonato, fino all'alba e che la ragazza sia stata trovata dopo ore sul fondale, a quasi 100 metri di profondità. Questo no. Quelle due persone dovevano fermarsi».

La barca di suo figlio aveva le luci di posizione accese, è stato accertato.
«Umberto era attento e scrupoloso, lo posso dire con certezza visto che lavoravamo insieme ogni giorno. Abbiamo sempre avuto una barchetta, quando lui e la sorella erano piccoli uscivamo tutti insieme con la borsa frigo e i panini. L'ho messo in guardia sui pericoli della navigazione e lui aveva paura del buio, mai si sarebbe fermato senza luci di posizione. Ho visto il gozzo dopo l'incidente, aveva la luce alta montata. Carabinieri, guardia costiera, vigili del fuoco hanno fatto un grande lavoro, mi sono stati vicini, mi hanno aiutato».

Terrà lei il gozzo quando sarà dissequestrato?
«No, non lo voglio più vedere. Come il lago, non posso nemmeno guardarlo. Troppi ricordi. Umberto era bello, sano, onesto. Spero che lui e Greta siano insieme lassù».
 

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