L'italiano senza errori spiegato (bene) dalla Crusca: il volume che scioglie tutti i dubbi

Si può dire "Ma però"? "Qual è" vuole l'apostrofo? E cosa sarà mai la "cazzimma" napoletana? Un volume curato dall'Accademia fondata nel 1582 scioglie tutti i dubbi

L'italiano senza errori spiegato (bene) dalla Crusca: il volume che scioglie tutti i dubbi
di Marina Valensise
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Domenica 2 Ottobre 2022, 11:59

Si può dire Ma però? E qual è vuole l'apostrofo oppure no? La risposta è no, perché è da sbadati confondere l'apocope di una vocale (che non prevede l'apostrofo e si produce anche davanti a una consonante, come in qual buon vento ti porta? con l'elisione che invece avviene solo davanti a una vocale e giustamente viene indicata dall'apostrofo. E allora come si chiama l'asciugacapelli? Phone, per contiguità col telefono anglosassone? O fon, come il vento caldo di favonio, che a Trieste chiamano föhn? E perché i patiti di forestierismi che infarciscono i loro discorsi di linkare, schedulare, briffare, dovrebbero rinunciare all'hangover, il giorno dopo una sbornia, per parlare di spranghetta nella testa? Termine molto più carino, ancorché caduto in desuetudine, dopo essere stato consacrato nel 1685 nel Bacco in Toscana di Francesco Redi e ripreso pure da Manzoni nei Promessi Sposi? E a proposito, non dovremmo scrivere ne I Promessi Sposi? Oppure nel XV capitolo de I Promessi Sposi? E la risposta è no, visto che le preposizioni de e ne non esistono isolate nell'italiano di oggi.

Esilaranti

E allora è corretto iniziare una frase con siccome che, come faceva Anna Marchesini, compianta attrice comica dal grande seguito, nei suoi esilaranti esordi in tv: siccome che siete cecati, siccome che sono imbranata, siccome che sono parecchio asina trascinandosi dietro l'imitazione della massa? E ancora cosa mai sarà la cazzimma napoletana che Marco Berrettini ha cercato di insufflare al serbo Nole Djokovic, durante un cambio campo alla Laver Cup? Semplice cattiveria, come ha detto il tennista italiano? Macché. La cazzimma, come spiegava dottamente Pino Daniele, nella sua canzone manifesto A me me piace o blues, è la furbizia accentuata, l'attitudine a trovare i proprio tornaconto, la strafottenza paga di sé che sfrutta parenti e amici pur di raggiungere i propri scopi. Chi tiene la cazzimma è un tipo scaltro, furbo, sicuro di sé, sempre pronto a danneggiare e a sopraffare gli altri. C'è la cazzimma grintosa e risoluta, e la cazzimma ignorante, da gente vera, che non ha paura di niente e di nessuno e affronta le sfide della vita con determinazione A sottolineare la polisemia del fortunato termine oggi dilagante poiché intraducibile in italiano, e la fortuna dei derivati, cazzimmeria e cazzimmuso, è l'Accademia della Crusca, istituzione fondata nel 1582, in un'opera a più mani in forma di dizionario.

Una festa

Trattasi di una vera festa per chi ama la lingua, per chi la parla, la scrive, per tutti quelli che vivono della sua infinita ricchezza, palpitano per le sue ultime variazioni, soffrono per gli orrori accreditati dall'uso corrente, e magari cercano delle alternative. Beandosi nel leggerlo con la penna in mano, viene in mente uno dei più bei poemi di W.H. Auden e (quello su Yeats) Time that is intolerant Of the brave and innocent , And indifferent in a week To a beautiful physique, Worships language and forgives Everyone by whom it lives. Il tempo adora la lingua e perdona tutti coloro che la fanno vivere
E allora ecco che i professori dell'Accademia della Crusca, ormai divenuti star del piccolo schermo, meritano di essere perdonati perché fanno vivere e riviver la lingua italiana quando si divertano a spaziare dalle espressioni colloquiali come Non facciamo le cose di prescia, per descriverne la diffusione regionale, alla spiegazione della complessità degli etnonimi - perché rumeni e non romeni, perché ucraìni, e non ucràini, anche se Puskin metteva l'accento sulla a. Ma intanto avvertono con umiltà di non avere la forza (o la pretesa) di proporre una riforma ortografica che stabilisca regole diverse da quelle che ormai si imparano a scuola da più di centocinquant'anni. E però, una volta avvisate la Murgia e le fanatiche dello Shwa, resta il buon senso di rinunciare alla falegnama, alla fabbra, e persino alla soprano, perché il registro superiore è di genere maschile, magari evitando prossima settimana in forma avverbiale, per rivederci la prossima settimana con l'atteso giusto articolo.
 

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