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Italia, aumenta l'impegno con la Nato. «Rafforzamento in Ungheria e Bulgaria, 2500 unità per l'alleanza»

L'Italia e la Nato, qual è il contributo? «Aumento impegno in Ungheria e Bulgaria, 2500 unità per l'alleanza»
5 Minuti di Lettura
Giovedì 19 Maggio 2022, 17:49 - Ultimo aggiornamento: 20:02

Il premier Mario Draghi parla nell’aula del Senato e il suo primo pensiero è per «la resistenza del popolo ucraino», che ha impedito all’esercito russo di «conquistare vaste aree del Paese in tempi brevi». La posizione dell'Italia è chiara e non cambia. Resta «fermamente ancorata nel campo transatlantico e dell'Unione europea - spiega nell'informativa al Parlamento -, ci permette di essere in prima linea, con credibilità e senza ambiguità, nella ricerca della pace».

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Il contributo italiano alla Nato

Draghi sottolinea il ruolo del nostro Paese all'interno dell'Alleanza. «La Nato ha intensificato le azioni
sul fianco orientale - dice - e il contributo italiano è pari a 2500 unità e nel medio periodo siamo pronti a rafforzare in Ungheria e Bulgaria il nostro impegno con rispettivamente 250 e 750 unità in linea con l'azione dei nostri alleati e valutiamo il sostegno alla Romania per lo sminamento marittimo del Mar Nero e anche
alla Slovacchia nella difesa antiaerea».

Questo, però, non vuol dire che bisognerà abbandonare i rapporti con la Russia. «Dobbiamo continuare a
mantenere alta la pressione su Mosca - sottoline ancora Draghi - attraverso le sanzioni, perché dobbiamo portare la Russia al tavolo dei negoziati. Le misure restrittive fin qui approvate dall'Unione Europea e dal G7 hanno già avuto un impatto significativo sull'economia russa, che sarà ancora più forte nei prossimi mesi» e ora «l'Unione Europea è al lavoro su un sesto pacchetto di sanzioni, che l'Italia sostiene con convinzione. La lista di interventi prevede misure legate al petrolio, restrizioni per alcuni istituti finanziari, l'ampliamento della lista di individui sanzionati. L'attività di deterrenza nei confronti della Russia comprende anche l'intensificarsi delle operazioni dell'Alleanza Atlantica».

 

In questo scenario, la Nato schiererà quattro nuovi gruppi tattici in Bulgaria, Romania, Ungheria e Slovacchia proprio per rafforzare le sue difese contro la Russia sul fianco orientale. E verranno portati a otto i gruppi tattici baltici schierati nel Mar Nero. L'Ucraina, intanto, continua a chiedere armi. L'Occidente e l'America hanno risposto alla richiesta, ma ora il lavoro è tutto concentrato alla ricerca di una soluzione diplomatica per la guerra. La Russia non fa grossi passi avanti neanche nelle zone dove aveva annunciato una rapida vittoria. Mentre le truppe di Kiev riconquistano territori ormai dati per persi. 

La linea europea e in particolare dell'Italia non cambia ed è quella che Draghi ha illustrato al ritorno da Washington, dopo il bilaterale con il presidente degli Usa nello Studio Ovale: «Per impedire che la crisi umanitaria si aggravi dobbiamo raggiungere prima possibile un cessate il fuoco e far ripartire i negoziati». E per mettere fine allo scontro interno il capo dell’esecutivo ha rafforzato il concetto: «È la posizione dell’Italia, della Ue e che ho condiviso con Biden».

Un segnale incoraggiante è considerato il colloquio avvenuto nei giorni scorsi tra il capo del Pentagono Austin e il ministro della Difesa russo Shoigu, avvenuto il giorno prima dell'arrivo del premier italiano a Washington. Inoltre ci si aspetta molto dal vertice Italia-Turchia previsto per i primi giorni di luglio ad Ankara per fare il punto sulle prospettive negoziali e sui rapporti bilaterali tra i due paesi. Un incontro che - sottolinea il premier parlando in Senato - «è il primo da 10 anni a questa parte».

La Turchia è un interlocutore importante e Draghi insiste molto su questo aspetto. Quanto all’espulsione dei 24 diplomatici italiani la replica è dura: «E'  un atto ostile», afferma, anche se questo non cambierà l'idea rispetto alla necessità di mantenere canali di dialogo con il Cremlino. E servirà anche quello «sforzo creativo» suggerito al presidente Mattarella, per arrivare a «una conferenza internazionale sul modello degli accordi i Helsinki del 1975». 

L’informativa del presidente del Consiglio fa il punto, poi, sulla situazione militare e la conta drammatica dei morti, dalle fosse comuni di Kiev ai 9.000 corpi individuati nei dintorni di Mariupol attraverso le ricostruzioni con immagini satellitari. Gli sfollati: 7,7 milioni di persone. Gli ucraini arrivati in Italia: 116 mila, di cui 4000 minori non accompagnati e 22.792 studenti accolti dalle scuole italiane. E per questo, un grazie va al ministro Bianchi, al personale della scuola e a «tutte le bambine e i bambini italiani per questa meravigliosa manifestazione di amore e di efficienza collettiva». 

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