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Difesa aerea dell’Italia: dagli Usa arrivano altre batterie di missili Stinger per le truppe Nato

I razzi terra-aria sono in grado di colpire bersagli fino a 8 chilometri. Draghi: «Bisogna essere pronti»

Difesa aerea dell Italia: dagli Usa arrivano altre batterie di missili Stinger per le truppe Nato
di Marco Ventura
5 Minuti di Lettura
Giovedì 30 Giugno 2022, 07:54 - Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 06:31

Una batteria di difesa aerea con circa 65 militari. Una settantina, dice il presidente del Consiglio Mario Draghi, che dal vertice Nato spiega il senso del rafforzamento del contingente americano in Italia annunciato da Joe Biden in un quadro di sostegno alla difesa dei singoli Paesi dell’Alleanza, in particolare per Italia e Germania «alla difesa aerea e altre capacità». «Bisogna essere pronti», avverte Draghi.

Alla guerra, ovvio. Infatti, gli americani hanno individuato nella contraerea di corto raggio un tallone d’Achille dell’Italia, che va corretto. Una nota originale del Pentagono declina l’impegno americano paese per paese, in risposta all’invasione russa dell’Ucraina e alla martellante offensiva nel Donbass. Per l’Italia, il Pentagono annuncia l’invio di una batteria, «subordinata al battaglione di difesa aerea di corto raggio che fa base in Germania».

Non si tratta di missili intercontinentali o a medio raggio come gli Aster (gittata fino a 120 chilometri), impiegati dalle nostre forze armate, ma di missili che possono colpire a da 3 a 8 chilometri, si tratti degli Stinger a spalla terra-aria, o della cosiddetta «difesa di punto» che si può installare a protezione di obiettivi specifici (un aeroporto o un evento). È di questo che l’Italia ha bisogno. Solo che una simile esigenza tradisce la preoccupazione dei vertici Nato: l’estensione del confronto. Significa che è possibile una guerra diretta e ravvicinata, almeno come ipotesi, alla quale bisogna poter fare fronte oggi e non domani.


L’ANNUNCIO
«L’annuncio americano, anche rispetto all’Italia, dimostra che è sempre possibile, o più possibile, un allargamento del conflitto», spiega Francesca Manenti, direttore del Cesi (Centro studi internazionali). «Dobbiamo dotarci di una serie di assetti eminentemente difensivi, come la difesa aerea, attraverso un rafforzamento delle strutture nei vari paesi della Nato». È questo anche il senso del monito del premier Draghi: «Bisogna essere pronti». Non aspettare che la guerra arrivi, ma essere già pronti nel momento in cui dovesse verificarsi un’accelerazione. «La guerra si fa con quello che si ha, non con quello che ci si prepara ad avere», commenta la Manenti. Le parole di Draghi, da presidente del Consiglio, devono essere rassicuranti, senza tuttavia nascondere il problema. «Non c’è un rischio, però bisogna essere pronti, ma a oggi non vediamo un rischio escalation».

Il messaggio che gli americani, e Biden in particolare, vogliono lanciare, è che la Nato è «forte e unita», e difenderà tutti gli Stati membri. Tutti gli alleati, a cui si sono appena aggiunte Finlandia e Svezia, col risultato di un ulteriore orientamento “nordico” dell’Alleanza. Draghi precisa che l’Italia ha già messo a disposizione 10mila militari, compresi 2mila del comando italiano Nato in Bulgaria, la presenza in Romania e il pattugliamento aereo nei cieli dei Baltici. Altri 8mila si trovano in Italia, pronti a intervenire «se necessario». È ancora Draghi a riferire di avere parlato col ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Per quanto riguarda il nostro Paese, l’apporto aggiuntivo degli americani riguarda «settanta militari in più, e un sistema di difesa anti-aereo», di fatto un assestamento che a detta di Guerini (citato da Draghi) «era già in programma». Il sistema di difesa anti-aereo dovrà in generale andare a irrobustire il fianco orientale della Allenza.


IL DOCUMENTO
Il documento del Pentagono ricorda che un battaglione americano di fanteria aerea si è già spostato dall’Italia alla Lettonia. Gli americani di stanza in Europa sono così arrivati da 80mila a 100mila «in risposta alla crisi in Ucraina». In Italia, vivrebbero almeno 13mila militari a stelle e strisce. La base più rilevante è quella di Sigonella, nella piana di Catania, hub dell’Aviazione di Marina Usa e appoggio logistico alla Sesta Flotta del Mediterraneo. Ad Aviano (Pordenone) l’Aeronautica militare Usa utilizza l’aeroporto che è anche italiano e Nato. «Quello che stupisce – osserva Francesca Manenti – è vedere come il nostro Paese, a livello di pubblica opinione, sia di fatto impreparato psicologicamente a quello che potrebbe avvenire, sia pure come possibilità remota». Una guerra che ci coinvolga direttamente.

 

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