Intercettazioni, Nordio: «Ecco le regole». Definiti gli ambiti di applicazione: c’è anche la corruzione

Il Guardasigilli alla Camera: «Il Parlamento non sia supino all’azione della magistratura: rischio democrazia dimezzata»

Intercettazioni, Nordio: «Ecco le regole». Definiti gli ambiti di applicazione: c è anche la corruzione
di Andrea Bulleri
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Venerdì 20 Gennaio 2023, 00:15 - Ultimo aggiornamento: 10:50

L’aveva annunciato mercoledì in Senato, lo ha ribadito ieri alla Camera: il governo non ha intenzione di mettere alcun freno alle intercettazioni che servono a combattere mafia e terrorismo. E non intende farlo neanche – è la sottolineatura che arriva durante l’intervento a Montecitorio – per quei «reati che sono satelliti» delle condotte mafiose. Come, ad esempio, la corruzione. Torna sul tema caldo del momento, il ministro della Giustizia Carlo Nordio. E mette in guardia il Parlamento dal rischio di una «democrazia dimezzata», come sarebbe se non si perseguissero gli «abusi» perpetrati attraverso l’ascolto delle conversazioni. E soprattutto con la loro diffusione, specie nel caso riguardino «persone completamente estranee» all’indagine. Tira dritto, il Guardasigilli. E lancia una stoccata a quei «colleghi» magistrati che «avendo sempre fatto i pm antimafia» vedono la realtà «attraverso la loro lente», quasi con una «visione. pan-mafiosa». Ma «l’Italia – osserva Nordio – non è fatta di pubblici ministeri. E questo Parlamento – scandisce – non dev’essere supino e acquiescente alle loro posizioni». 

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SATELLITI

È la nuova puntata di un botta e risposta, quello sulle intercettazioni, cominciato con l’arresto di Matteo Messina Denaro. E rinfocolato dalle parole del ministro di ventiquattr’ore prima al Senato, nonostante l’intenzione di Nordio fosse quella di rassicurare. Ma siccome «non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire», il Guardasigilli ribadisce la linea: «Non ho mai inteso toccare minimamente le intercettazioni che riguardano terrorismo e mafia», mette in chiaro per la seconda volta. E neanche, aggiunge, per «quei reati che sono satelliti nei confronti di questi fenomeni perniciosi». 

Ma cosa si intende per reati «satelliti»? Fonti di via Arenula chiariscono che si tratta di quelli che in gergo vengono definiti reati «spia», perché più spesso collegati a fenomeni di tipo mafioso. Reati spesso di matrice economica, come il riciclaggio di denaro sporco. Ma anche la corruzione, finita al centro del dibattito proprio perché (hanno accusato i Cinquestelle) apparentemente non ricompresa tra le condotte per cui la possibilità di intercettare sarebbe rimasta invariata. Nulla di tutto questo, invece: nel momento in cui si metterà concretamente mano alla riforma – alla quale Nordio sta ancora lavorando – i reati “spia” saranno trattati al pari di mafia e terrorismo. 

GLI ABUSI

Anche perché, ribadisce il Guardasigilli, ciò che si vuol contrastare non sono le intercettazioni «preventive, che sono utilissime e restano segrete». Quanto piuttosto quelle «giudiziarie», «effettuate su richiesta del pm e autorizzate del gip». In questo caso, infatti, i testi «finiscono a conoscenza di decine di persone». E ed è in questo «mare magnum» che per il titolare di via Arenula si crea l’abuso. Che fa finire sui giornali «notizie che diffamano e vulnerano l’onore di privati cittadini», mentre la Costituzione prevede la segretezza della corrispondenza che «è l’altra faccia della nostra libertà». «Abbiamo avuto invece l’impressione che la regola fosse pubblicare tutto», nota Nordio. Che cita il caso dell’ex comandante dei Ros, il generale Mario Mori, «la cui carriera è stata rovinata senza che nessuno abbia risarcito il danno». Una criticità che la riforma Orlando del 2020 «non ha risolto», chiosa. 

Infine un passaggio viene riservato all’abuso d’ufficio: «È noto che io sarei per l’abrogazione, ma sono disponibilissimo anche a una revisione del reato». Per quanto – aggiunge rivolto ai banchi del Pd – «vi assicuro che da me c’è stata la processione di sindaci dei vostri partiti che sono venuti a implorarmi di eliminare questo reato». E se i dem si mostrano critici e i pentastellati salgono sulle barricate, al ministro plaude ancora una volta il Terzo polo. Che di nuovo vota compatto per l’approvazione della sua relazione: «Con lui c’è grande sintonia», osserva Carlo Calenda. Giudizio positivo anche dagli avvocati penalisti, che si dicono «al fianco di Nordio per una vera riforma liberale» della Giustizia. 

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