Inps, disabile con piccola occupazione non percepirà più la pensione. Sindacati e associazioni: «Atto grave»

L'assegno era previsto per i lavoratori pagati meno di 400 euro al mese

Inps, disabile con lavoretto non percepirà più la pensione. Sindacati e associazioni protestano: «Atto grave»
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Giovedì 21 Ottobre 2021, 21:26 - Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre, 10:22

L'Inps, con un messaggio del 14 ottobre, citando due sentenze della Cassazione, ha stabilito l'interruzione delle erogazioni delle pensioni per tutti i disabili che hanno un lavoro. Per cinquant'anni il sussidio è stato erogato anche in presenza di piccole attività lavorative. Per la Cgil si tratta di «un atto molto grave che colpisce i più fragili e per di più in pandemia». Critica anche la sottosegretaria all'Economia Maria Cecilia Guerra (Articolo Uno): «È necessario modificare subito questa norma».

Se non si ricorrerà a modifiche molti disabili sarebbero costrutti a scegliere se smettere di lavorare e continuare a percepire il sussidio di invalidità o continuare il proprio impiego nonostante la decurtazione imposta dall'Inps.

L'assegno di invalidità

Si tratta di un sussidio mensile di 287,09 euro al mese per 13 mensilità che, salvo modifiche, salterà a tutte le persone disabili che svolgono un "lavoretto" retribuito, di qualsiasi importo. Fino ad oggi l'assegno era invece garantito ai lavoratori disabili pagati fino a una soglia di 400 euro al mese, ovvero 4.931 euro all'anno. Adesso tutti i disabili non gravi, la nuova regola varrà infatti per chi ha una disabilità riconosciuta dal 74% al 99%, andranno incontro all'abolizione del sussidio.

Il messaggio dell'Inps

La questione è riemersa qualche giorno fa, quando l'Inps ha pubblicato un messaggio - il numero 3495 del 14 ottobre a firma del direttore generale Gabriella De Michele - in cui si dice che dal 14 ottobre 2021 in poi «l'assegno mensile di assistenza di cui all'articolo 13 della legge n. 118/1971, sarà pertanto liquidato, fermi restando tutti i requisiti previsti dalla legge, solo nel caso in cui risulti l'inattività lavorativa del soggetto beneficiario». Quindi stop all'assegno se c'è il lavoretto.

Il messaggio cita due sentenze della Cassazione - la numero 17388 del 2018 e la numero 18926 del 2019 - che hanno dato ragione all'avvocatura dell'Inps ricorrente contro sentenze di appello di invalidi privati dell'assegno: «Il mancato svolgimento di attività lavorativa è un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale».

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La legge di tutela dei disabili che lavorano

La legge 118 del 1971 - quella che ha avviato il percorso, ancora incompiuto, di inclusione sociale degli invalidi in Italia - all'articolo 13 stabiliva che l'assegno di invalidità fosse dovuto solo in caso di «incollocazione» del beneficiario, ovvero l'iscrizione nelle liste speciali di collocamento, «per il tempo in cui tale condizione sussiste».

La legge del 2007 ha riscritto l'articolo 13 sostituendo il requisito dell'incollocazione con quello di «inoccupazione». Non si deve dunque lavorare. Eppure la stessa Inps - in due messaggi del 2008, numero 3043 e numero 5783 - dice invece che «l'esiguità del reddito impedisce di ritenere che vi sia attività lavorativa rilevante». Ovvero: se il lavoro non è stabile e non viene superata la soglia di reddito minimo personale di 4.931 euro all'anno, allora lavoretto e assegno possono convivere. Il messaggio Inps del 14 ottobre scorso fa di nuovo retromarcia.

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Le reazioni

«Si tratta di una situazione inaccettabile per più di una ragione», dice la sottosegretaria all'Economia Maria Cecilia Guerra di Articolo Uno. «La grave invalidità di cui si parla non può comportare il confinamento nella solitudine della inattività; e nemmeno la condanna a una povertà, solo in parte alleviata dall’indennità che si riceve. Per non parlare della rinuncia ad ogni tipo di indipendenza economica. Occorre intervenire immediatamente per correggere l’equivoco creato dalla norma del 1971 e ripristinare la compatibilità sino ad ora ammessa. Mi adopererò in tutte le sedi possibili perché questo avvenga al più presto», spiega la sottosegrearia.

Molto critica anche l'Inps. «Una novità, quella del messaggio Inps, che rischia di essere dirompente tra le migliaia di famiglie che si trovano ad affrontare quotidianamente problemi di salute e di invalidità. Si tratta di una cosa molto grave poiché vengono colpiti i più fragili», dicono i responsabili Cgil per le politiche della previdenza e della disabilità Ezio Cigna e Nina Daita.

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