Incidente funivia Mottarone, l'ipotesi del freno disattivato per errore

Incidente funivia Mottarone, l'ipotesi del freno disattivato per errore. Indagato un addetto dell'impianto
di Claudia Guasco
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Mercoledì 26 Maggio 2021, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 08:54

VERBANIA - Un cavo che si spezza, il sistema frenante che non entra in funzione. Una fatalità è possibile, due sono davvero troppe per un meccanismo ad alta precisione e progettato per essere super sicuro come la funivia. E infatti nella strage del Mottarone, costata la vita a quattordici persone, c’è il primo indagato, il dipendente della società di gestione dell’impianto.

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MANUTENZIONE NEL MIRINO
L’accelerazione è avvenuta ieri, man mano che si faceva strada l’ipotesi dell’errore umano. «È una possibilità che stiamo valutando», ha confermato il capo della Procura di Verbania Olimpia Bossi. Nei giorni scorsi i carabinieri hanno sequestrato negli uffici della società di Nerini tutta la documentazione riguardante la funivia: la gara d’appalto con cui l’imprenditore si è aggiudicato la concessione, i lavori di ristrutturazione effettuati nel 2015, la manutenzione ordinaria e straordinaria. Alla mole di materiale definita «abbondante» dagli inquirenti, si è aggiunta una foto che potrebbe essere decisiva: l’immagine scattata nei momenti successivi alla tragedia, con la cabina accartocciata contro gli alberi, mostra un’anomalia sul sistema frenante. Una staffa di metallo rossa che, inserita sul freno, impedisce alla cabina di bloccarsi in caso di emergenza. E’ il cosiddetto forchettone, un elemento in metallo che serve a tenere aperte le ganasce dei freni, ma va tolto quando le persone sono a bordo della cabina perché altrimenti impedisce la frenata in caso di emergenza, come nel caso di rottura del cavo trainante. Ciò che è accaduto domenica, appunto. I forchettoni servono per intervenire esclusivamente sui freni di emergenza, perché quelli che fermano la cabina quando arriva in stazione si trovano sulle pulegge.

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Gli esperti, osservando la foto del relitto, si dividono: secondo alcuni un forchettone sarebbe innescato, secondo altri potrebbe trattarsi invece di una protezione dei cilindri del freno sul cavo portante per evitare contatti accidentali sulla linea o in stazione. «Il forchettone fa parte degli accertamenti che devono essere fatti, non è riscontrabile a occhio nudo da un video che non ha neanche una qualità eccelsa. Tutto è stato repertato e sarà a disposizione dei consulenti tecnici», precisa il capo della Procura. Che nel frattempo ha convocato i dipendenti della società di gestione della funivia per capire se quelle ganasce c’erano davvero e chi le avrebbe lasciate agganciate. L’inserimento non è semplice, bisogna salire sul tetto della cabinovia messa in sicurezza e l’operazione dura circa mezz’ora. Centrale il ruolo dei manutentori, che in meno di un mese sono intervenuti due volte. Il 3 maggio hanno operato i tecnici della Leitner, per il «controllo delle centraline idrauliche di frenatura dei veicoli»: il gancio potrebbe essere stato inserito in quell’occasione e rimasto innescato fino a domenica. Oppure sabato scorso, poche ore prima del disastro, quando verso sera i dipendenti dell’impianto hanno fatto tornare la cabina alla partenza. Stando una testimonianza raccolta dagli investigatori, sarebbe stata fatta una prova di emergenza rimandando a valle la cabina che era a monte. E in questa situazione si usa il forchettone.

 

ACQUISIZIONI IN REGIONE
Intanto la Procura, che indaga per omicidio colposo plurimo, disastro colposo con messa in pericolo della sicurezza dei trasporti e lesioni gravissime, raccoglie tutto il materiale necessario. Ieri i carabinieri hanno effettuato acquisizioni di documenti presso l’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi (Ustif) del ministero dei Trasporti, nella sede della Regione Piemonte e del Comune di Stresa, che dopo la tragedia si rimpallano la proprietà della funivia. La sindaca di Stresa, Marcella Severino, sostiene che l’impianto è della Regione Piemonte, ma la Regione ribatte in Consiglio regionale con un intervento dell’assessore al Patrimonio, Andrea Tronzano, che appartiene alla città di Stresa dal 1997, anche se «la trascrizione non è potuta avvenire perché il Comune non ha prodotto gli atti più volte richiesti». Di certo, quando nel 2014 è stata chiusa per la revisione quarantennale, la Regione voleva disfarsene, il Comune insisteva per tenerla in quanto attrazione turistica e, considerati i costi di ristrutturazione, la prima gara è andata deserta. Alla fine, grazie a un prolungamento della concessione, è stata indetto un nuovo bando. Ad aggiudicarselo, in coppia, Nerini e Leitner, che si sono assunti l’onere di revisione a manutenzione con scadenza della concessione nel 2028. Costo complessivo dell’operazione, 4 milioni di euro, dei quali uno finanziato dal Comune, uno dal gestore e due dalla Regione. Che ha indetto la gara d’appalto tramite la sua partecipata Scr spa, la quale ha supervisionato l’opera risultando tecnicamente il committente. 
 

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