Imane Fadil, il giallo del siriano “amico di Berlusconi”. «Mi disse: stai zitta, non mi hai mai visto»

Lunedì 18 Marzo 2019
Imane Fadil, il giallo del siriano “amico di Berlusconi”. «Mi disse: stai zitta, non mi hai mai visto»

Dietro la morte di Imane Fadil, la ex modella marocchina 34enne scomparsa lo scorso 1 marzo, c'è ancora un alone di mistero: prima di morire, la ragazza sosteneva - in alcune telefonate col fratello e l'avvocato - di essere stata avvelenata, e la Procura di Milano stava indagando. Ma il presunto avvelenamento è solo uno degli aspetti poco chiari di cui si stanno occupando i pm e i media in questi giorni.

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A partire dagli stralci dei verbali delle udienze del processo Ruby, pubblicati dal Fatto Quotidiano, in cui Imane Fadil parla dell'incontro con il siriano Saed Ghanaymi. «Mi disse che era amico di Silvio Berlusconi. Che andò da lui a cena un po' di volte. (...)», dice la ragazza al pm Sangermano il 15 giugno del 2012, nell'aula 5° Penale del Palazzo di Giustizia di Milano. Il siriano la prega di tornare ad Arcore, dice, e la minaccia: «Non mi hai mai visto, non mi hai mai sentito, stai zitta, cioè non mi tirar mai, mai e poi mai fuori».

«Mi recai da un legale per avere della consulenza riguardo a (...) lo scandalo, il fatto che io figuravo tra le 33 donne del Presidente. Era il 2011. Questo avvocato mi propose unicamente di incontrare una persona che conosceva lui, dicendomi che questa persona faceva da tramite ad Arcore (...) 'Organizzo l'appuntamento così parlate direttamente'. Dopo un paio di giorni mi presentai in ufficio da questo avvocato e c'era questo signore straniero».«Mi fece delle domande (...) tra cui se pensavo di avere comunque il telefono sotto controllo. Allora lui mi dice: 'Noi ci sentiremo per organizzare l'incontro ad Arcore, però comunque tu non devi chiamarmi col tuo numero sul mio telefono'».
 
«La seconda volta che lo vidi, lo vidi a Linate: stata la volta che mi diede il telefono con la tessera (...) Io sono andata dall'avvocato Peronace per chiedere consulenza legale, per chiedere come potevo procedere per iniziare a difendermi: lui divagava, io non sapevo neanche cosa volesse dire ' costituzione di parte civile'.. ho visto le due ragazze, Chiara e Ambra, in Tribunale... e poi venni a sapere che questo avvocato seguiva le gemelle De Vivo, allora insomma mi si è acceso un lumino. (...)».

Quando il pm chiede alla teste come si fosse presentato Saed, la ragazza risponde: «Inizialmente m'ha detto Marco». Si sono incontrati «A Linate. Lui mi disse: 'Onde evitare che comunque ci veda qualcuno'... aveva dei comportamenti ambigui, strani... come se avesse da nascondere qualcosa, ecco. (...) Mi diede una scheda e un apparecchio. (...) E mi disse anche che la scheda era di una persona deceduta». 

Ultimo aggiornamento: 15:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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