Green pass, i sindacati della scuola: «Rientro pregiudicato». E in un'azienda scatta il primo sciopero, rivolta degli steward

Green pass, i sindacati della scuola: «Rientro pregiudicato». E in un'azienda scatta il primo sciopero, rivolta degli steward
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Mercoledì 11 Agosto 2021, 19:45 - Ultimo aggiornamento: 19:48

Green pass, la questione dei controlli e quella possibili divisioni sui luoghi di lavoro continuano a innescare polemiche. Le proteste si levano in particolare dal mondo della scuola e da quello delle aziende. Basta «diktat», «la scuola non si riapre per decreto». I sindacati della scuola sono in rivolta e si compattano contro l'obbligo del Green pass per il personale e soprattutto contro le pesanti sanzioni previste per chi non si adegua: il mancato rispetto di vaccinazioni o tamponi è considerato assenza ingiustificata e dal quinto giorno scatta la sospensione per l'insegnante o il bidello con perdita della retribuzione.

Scuola e green pass, sindacati sul piede di guerra

Mentre multe salate dai 400 ai mille euro sono a carico dei presidi, in caso di mancato controllo, cioè se fanno entrare a scuola chi non è a posto con le nuove regole. Il governo ha deciso in modo «unilaterale», nonostante il confronto aperto da tempo tra l'amministrazione e sindacati per trovare soluzioni utili a far ripartire la scuola in presenza, accusano con un documento unitario le sei sigle rappresentative di tutto il comparto (Cgil, Cisl e Uil, Snals e Gilda e l'Anief).

 

È anche per questo che, «in una categoria già vaccinata al 90%, il provvedimento sta alimentando forti tensioni», avvertono, chiedendo un cambio di passo, e cioè che le soluzioni ai problemi siano trovate attraverso il dialogo e il confronto. In discussione oltre al metodo e alla utilità e legittimità della norma introdotta, sono anche i suoi risvolti pratici. A partire da come si potrà estendere l'obbligo del Green pass al personale precario, «le cui prestazioni si richiedono nel giro di poche ore», e come andranno condotti gli accertamenti e le procedure sanzionatorie. Quello che è già certo è che è un «provvedimento inefficace» per riportare a scuola in presenza 8 milioni di studenti, e che «scarica sui lavoratori tutte le conseguenze di scelte non fatte», visto che non c'è nessun intervento strutturale per decongestionare le classi sovraffollate (basterebbe sdoppiarle, suggeriscono i sindacati) nè si pensa a un presidio sanitario per coordinare interventi e iniziative nelle scuole. Le organizzazioni della scuola sono comunque pronte a proseguire il confronto per trovare soluzioni che tutelino la salute di tutti i lavoratori, a partire da quelli 'fragili' «per i quali va eliminato ogni rischio di emarginazione ed esclusione dal mondo del lavoro».

Sempre in tema di vaccini a scuola dal sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso arriva un deciso stop all'ipotesi di escludere dalle lezioni in presenza i bambini non vaccinati, «nemmeno presa in considerazione» dal Consiglio dei ministri ma sostenuta «da più di qualcuno, anche all'interno della maggioranza» .«Non lo consentiremo mai» dice l'esponente della Lega, assicurando che non ci sarà «nessuna discriminazione a scuola per i minori non vaccinati».

Mensa, scopero a Torino

L'obbligo del Green pass per accedere alla mensa aziendale, che il governo equipara di fatto ai ristoranti, fa scattare il primo sciopero. La Rsu Fim-Cisl ha proclamato per venerdì due ore di astensione dal lavoro, per i 650 dipendenti della Hanon Systems di Campiglione Fenile, azienda torinese specializzata in componenti elettronici. «Si discriminano i lavoratori e si viola la loro privacy mettendoli alla gogna davanti ai colleghi senza considerare i motivi per cui qualcuno non ha ancora fatto il vaccino», spiega Davide Provenzano, leader della Fim Cisl Torino, che chiede all'azienda «di aspettare chiarimenti dal governo prima di procedere». La comunicazione diffusa dalla direzione risorse umane dell'azienda spiega che il dipendente privo di Green pass non potrà accedere nel locale mensa e dovrà consumare il proprio pasto al sacco in un'area differente, ma non «nelle aree aziendali comuni, negli spogliatoi, nella aree break e sulle postazioni di lavoro». Di fronte alle proteste dei lavoratori, l'azienda ha proposto di creare un tendone esterno, ma anche questa soluzione non è piaciuta.

«Siamo favorevoli al vaccino - precisa Provenzano - ma se gli operai possono lavorare in linea senza Green pass, allora possono anche mangiare in mensa senza il certificato. È un problema che va risolto a livello nazionale, servono linee guida chiare e non iniziative estemporanee». Nei giorni scorsi, aveva detto la stessa Cisl, «per voce istituzionale è stato precisato che il green pass è obbligatorio anche per accedere nelle mense aziendali ma non da estendere per quanto riguarda l'accesso ai contesti lavorativi».

«La norma parla di esercizi che somministrano cibi e bevande, non di mense aziendali che, peraltro, applicano già da tempo i protocolli Covid, che prevedono tra l'altro plexiglas e turni separati», ribatte Provenzano. Venerdì, dunque, i 650 dipendenti della Hanon usciranno dal lavoro due ore prima, su tutti i turni. E la protesta potrebbe non restare isolata. Anche la Stamet di Feletto, azienda di stampaggi metallici sempre nel Torinese, ha comunicato ai suoi 150 addetti l'obbligo del Green pass. Un problema che, al ritorno dalle ferie, riguarderà un numero elevatissimo di lavoratori, tanto che all'Unione industriale stanno arrivando richieste di chiarimenti. «Equiparare un ristorante a una mensa aziendale - ribadisce il leader della Fim Cisl torinese Provenzano - è una forzatura. Il governo deve chiarire».

Steward di stadi ed eventi: «Noi non lo controlliamo»

«La circolare del Viminale genera errate interpretazioni. Stiamo suggerendo e continueremo a suggerire ai delegati della gestione degli eventi, durante i Comitati per l'ordine pubblico, di usare persone diverse, quindi non steward, per il controllo del Green pass. Noi interverremo solo nei casi in cui sarà necessario esibire il documento di identità. Gli steward sono già pochi per controllare i biglietti. Le società dovranno avvalersi di volontari, come uomini delle forze dell'ordine in pensione». Così Ferruccio Taroni, presidente dell'Associazione nazionale delegati alla sicurezza, che rappresenta la categoria degli steward. 

Medici con una dose

Difficoltà in molte zone d'Italia si sono registrate fra i medici e sanitari che aveva fatto una dose di vaccino e poi si erano ammalati e non avevano fatto quindi la seconda dose. Le procedure, giudicate non chiare e diverse da regione e regione, hanno messo in difficoltà i sanitari che hanno cercato in questi giorni di ottenere il Green Pass senza riuscirci. Lo rende noto Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, che ha raccolto le segnalazioni arrivate dal territorio. «I casi sono veramente tanti e occorrerebbero linee guida nazionali, sapendo che la malattia immunizza i soggetti», ha spiegato all'Ansa.

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