Green pass, agenti di polizia non vaccinati pranzano all'esterno della mensa: la foto scatena le polemiche

Green pass, agenti di polizia senza certificato pranzano fuori dalla mensa. I sindacati a Draghi: «Disparità di trattamento»
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Martedì 17 Agosto 2021, 19:36

Stanno facendo parecchio rumore le immagini che circolano da un paio di giorni sui social che ritraggono poliziotti che pranzano all'esterno della mensa perché sprovvisti di Green pass. Le foto sono state condivise su Facebook dalle pagine di alcuni sindacati, che mostrano scene simili da Milano a Gorizia. La pagina FSP Polizia Milano ha pubblicato la foto di un gruppo di agenti che consumano il pranzo seduti su un muretto all'esterno del commissariato. La stessa cosa ha fatto la pagina FSP Polizia di Stato Trieste, che ha condiviso la foto di alcuni agenti con il vassoio del pranzo seduti sulle scale. In entrambi i casi, la richiesta è quella di revocare la misura che impedisce a chi non è in possesso del Green pass di accedere alle mense.

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«Forti perplessità» sono state espresse al presidente del Consiglio, Mario Draghi, ed ai ministri di Interno, Difesa, Economia e Giustizia da alcuni sindacati di polizia e delle forze armate sull'obbligo di accedere alle mense di servizio con il Green pass. «È notorio - spiegano Siulp, Siap, Fns Cisl, Sinafi e Siamo - che le occasioni di contatto, anche prolungato, non siano riscontrabili soltanto nei locali adibiti a mensa di servizio (nei quali, tra l'altro, mediamente si staziona per 30 minuti circa), ma soprattutto nei luoghi abituali di lavoro (uffici, automezzi, unità navali, aeromobili, etc.), nelle camerate, negli alloggi di servizio e, non da ultimo, nei Penitenziari sovraffollati».

I rappresentanti sindacali segnalano inoltre «la distonia di trattamento rispetto a fattispecie consimili. Segnatamente, ci riferiamo ai servizi di ristorazione/bar interni a hotels o strutture ricettive per i quali, ancorché limitatamente a chi vi alloggi, è escluso il regime Green pass». «L'alternativa per la consumazione del pasto con modalità take way (sacchetto viveri in pratica) - secondo i sindacati - può sostituire in via del tutto eccezionale il pranzo o la cena, ma non può certamente costituire una modalità abituale per soddisfare il diritto al trattamento vitto».

Da qui l'appello a Draghi «affinché possa ricercare quel contemperamento delle esigenze rappresentate con il fine di salvaguardare, prioritariamente, la salute pubblica, ma anche il diritto e la dignità dei singoli operatori che, come è noto, operano in un regime di specificità di status e d'impiego, non di rado per far fronte ad esigenze imprevedibili e con orari certamente non programmabili».

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