Green pass falsi ma funzionanti venduti a 100 euro su Telegram: perquisizioni in tutta Italia

Ci sono quattro persone indagate: hanno ammesso le responsabilità. Trovati diversi documenti di identità e tessere sanitarie di decine di clienti

Green pass falsi ma funzionanti venduti a 100 euro su Telegram: perquisizioni in tutta Italia
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Sabato 27 Novembre 2021, 09:16 - Ultimo aggiornamento: 09:18

Green pass falsi venduti su Telegram: i magistrati di Milano hanno scoperto chi si nasconde dietro il giro di documenti falsi e stanno eseguendo perquisizioni in tutta Italia: dal Veneto alla Sicilia. Come funzionava la truffa? Gli indagati proponevano sulle chat di Telegram Green pass perfettamente funzionanti, in vendita a cento euro l'uno. La truffa è stata scoperta dal Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza in un'indagine coordinata dalla procura di Milano che ha portato ad una serie di perquisizioni e sequestri. Sarebbero quattro, secondo quanto si apprende, gli indagati, che avrebbero già ammesso le loro responsabilità. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati diversi documenti di identità e tessere sanitarie di decine di clienti. 

Le perquisizioni hanno riguardato diversi cittadini residenti in Veneto, Liguria, Puglia e Sicilia, amministratori degli account Telegram sui quali pubblicizzavano i pass, ognuno con il proprio Qr code funzionante. Per sostenere l'autenticità dei certificati, gli indagati dicevano di poter contare sulla complicità di appartenenti al servizio sanitario e, in ogni caso, garantivano i clienti la possibilità di riavere indietro il denaro se il pass non avesse funzionato. Il pagamento doveva avvenire rigorosamente in criptovalute.

Le indagini e gli accertamenti tecnici sui telefoni e sui dispositivi degli indagati hanno consentito di rinvenire e sequestrare fotografie di documenti d'identità e tessere sanitarie, referti di tamponi con esito negativo, false recensioni dei clienti che in precedenza avevano acquistato i pass contraffatti e le criptovalute con i quali erano stati pagati i certificati. Sono decine i clienti che, oltre ad aver perso i soldi, hanno condiviso con gli indagati i propri dati nella speranza di avere il pass senza doversi vaccinare o fare un tampone. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco e dai sostituti Bianca Maria Baj Macario e Maura Ripamonti.

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