Green pass a 12 mesi e l'ipotesi terza dose: oggi le decisioni del Cts

Green pass a 12 mesi e l'ipotesi terza dose: oggi le decisioni del Cts
di Francesco Malfetano
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Venerdì 27 Agosto 2021, 09:27 - Ultimo aggiornamento: 28 Agosto, 10:19

Non solo il Green pass obbligatorio anche a scuola o sui mezzi di trasporto, a tenere banco tra virologi, tecnici del ministero della Salute e il Comitato tecnico scientifico è ora l'estensione della durata del certificato. In base al decreto varato a giugno infatti, il Green pass ha una durata di 9 mesi per i vaccinati (a partire dal completamento del ciclo vaccinale), di 6 mesi per i guariti (a partire dalla diagnosi) e 48 ore per chi si sottopone a tampone antigenico o molecolare con esito negativo.

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Ebbene, considerando che le prime iniezioni sono state somministrate a dicembre scorso, a settembre molti dei primi vaccinati vedrebbero scadere la propria certificazione e, quindi, vedrebbero limitate le proprie possibilità. E il medesimo discorso riguarda anche i guariti, sia i non vaccinati che coloro che poi hanno ricevuto la loro unica dose dopo 180 giorni dal certificato di guarigione. Per questo, come ammesso nei giorni scorsi anche dal coordinatore del Cts Franco Locatelli, si sta pensando di estendere a 12 mesi la validità delle certificazioni verdi. Anzi, salvo decisioni inattese, la riunione dei tecnici del Comitato prevista per oggi dovrebbe andare proprio in tal senso. 

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LA TERZA DOSE
Una valutazione che però, almeno al momento, sembra dettata più da queste contingenze "politiche" che da dati affidabili sulla durata della protezione immunitaria. La carica anticorpale generata dal vaccino infatti, stando alle informazioni che arrivano da Israele e Stati Uniti, inizierebbe a calare dopo 6-8 mesi, passando dal circa 95 per cento originario a un comunque fondamentale 80-85 per cento. Certo, non tutti gli anticorpi sono misurabili e non lo è neppure la memoria immunologica cellulare, ma l'aumento significativo di operatori sanitari risultati positivi nelle ultime settimane (+600 per cento secondo i dati dell'associazione di categoria Fnopi) e ovviamente l'impatto generato dalla variante Delta più aggressiva, sembra andare in questa direzione. Non è quindi un caso che, parallelamente al tentativo di portare avanti la campagna vaccinale e raggiungere l'80 per cento della popolazione entro fine settembre, si sta anche valutando la possibilità di estendere la protezione contro Sars-Cov2 con una terza iniezione.  Almeno all'inizio, e cioè tra la fine dell'anno e l'inizio del 2022, «solo per i fragili e gli immunodepressi» hanno spiegato tanto il capo del Dipartimento prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza quanto lo stesso ministro Speranza, o «anche ai sanitari» perché più esposti al virus gli ha fatto eco Sergio Abrignani (immunologo dell'università Statale di Milano e componente del Cts), ma è tutt'altro che escluso che la campagna per il secondo richiamo non debba coinvolgere anche il resto del Paese. Prima di decidere però, come hanno spiegato molti dei più autorevoli esperti italiani, bisognerà attendere dati più accurati sulla terza somministrazione. 
Tant'è che la pratica è ancora oggetto di valutazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco e di Aifa. «In questa fase non è stato ancora determinato quando potrebbe essere necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid e per quali fasce di popolazione» ha chiarito Ema, ma l’Ue sta già lavorando con Stati membri e produttori per accelerare le procedure in caso di bisogno. 

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