Graziano Mesina arrestato a due passi da casa: rapimenti, evasioni, la grazia e Gigi Riva Nel 1977 doveva scontare ancora 108 anni

Il latitante ha 79 anni ed era in fuga dal luglio 2020

Graziano Mesina catturato dopo un anno di fuga: sequestri di persona, rapimenti e la Grazia di Ciampi
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Sabato 18 Dicembre 2021, 07:18 - Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre, 10:52

Questa volta la latitanza di Graziano Mesina, 79enne, è durata poco più di un anno. E di nuovo non si era allontanato dalla Sardegna per nascondersi. Nel corso della notte i carabinieri del Ros, con il supporto in fase esecutiva del Gis, del comando provinciale carabinieri di Nuoro e dello squadrone eliportato cacciatori di Sardegna, hanno catturato l'ormai ottuagenario, latitante dal luglio 2020 e destinatario di un provvedimento di esecuzione pena a 24 anni di reclusione, emesso dalla procura generale presso la corte di Appello di Cagliari.

Coppia arrestata

I carabinieri hanno inoltre arrestato per favoreggiamento la coppia che ospitava il bandito. «Quando lo abbiamo arrestato ha alzato gli occhi al cielo, sembrava che stesse dicendo "E' finita". Ma è rimasto in silenzio. Non ha detto una sola parola. Non ha avuto alcuna reazione». Lo riferisce all'AdnKronos uno dei militari che hanno partecipato alla cattura del latitante. Mesina era nascosto a Desulo, un paese del Nuorese, a 45 chilometri da Orgosolo, dov'è nato nel 1942. Ancora una volta si era insomma nascosto nello stesso territorio dov'era cresciuto e dove aveva compiuto le prime imprese criminali. Del resto aveva rivelato che per seguire il Cagliari di Gigi Riva non aveva esitato a travestirsi per andare allo stadio anche durante i lunghi periodi di latitanza. 

 

Mesina, a quanto racconta chi era presente al blitz, sembrava «sorpreso». Forse non si aspettava che i Carabinieri riuscissero a scoprire il suo covo. A casa i militari dell'Arma hanno trovato una somma di denaro (6mila euro) che è stata sequestrata. La pensione (la minima) era stata naturalmente sospesa durante la latitanza. Una indagine «lunga e complessa» che ha portato i Carabinieri all'arresto del bandito Mesina. Adesso gli investigatori sono alla ricerca di eventuali complicità dietro la sua fuga.

17 marzo 1977

Chi è Graziano Mesina

Molti dettagli della sua vita è stato proprio lui a raccontarli in un’autobiografia. Grazianeddu, al secolo Graziano Mesina, Orgosolo, classe ‘42, è stato il bandito sardo per eccellenza. Ma non solo, perché oltre ai sequestri e a ventidue evasioni (solo dieci riuscite) alle condanne, Grazianeddu è stato capace di ottenere la grazia del presidente della Repubblica e di vedersela revocare. La sua mediazione per la liberazione del piccolo Farouk Kassam sequestrato dall’anonima sarda nel ‘92 è rimasta un mistero. Ma è grazie a Mesina che Farouk è tornato a casa.



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GLI ESORDI E LE EVASIONI
Il primo arresto nel ‘56 a 14 anni per porto d’armi abusivo: Mesina aveva con sé un fucile rubato, quattro anni dopo la prima evasione. Un anno dopo, portato in caserma, dopo avere sparato in un luogo pubblico, riesce a fuggire forzando la porta della camera di sicurezza. Si costituisce ed è ancora in carcere quando nei terreni dei suoi viene trovato il cadavere di Pietrino Crasta, commerciante di Berchidda, sequestrato poco prima. Nel dicembre del 61 Mesina è libero, in un bar di Orgosolo, il pastore Luigi Mereu, zio di uno degli accusatori dei suoi fratelli nella vicenda Crasta, viene colpito da alcuni colpi di pistola e ferito gravemente. È la prima pesante condanna: 16 anni. Quando sarà trasferito al Tribunale di Sassari per rispondere del tentato omicidio di un vicino di pascolo, organizzerà la prima grande evasione: riesce a liberarsi delle manette e alla stazione di Macomer, salta dal treno e scappa. Dura poco, lo cattureranno i ferrovieri.



Riesce di nuovo a evadere dopo essersi fatto ricoverare nell’ospedale San Francesco di Nuoro scavalcando il davanzale di una finestra e calandosi lungo un tubo dell’acqua nel quale rimase nascosto per tre giorni. Rimane in montagna latitante per tre mesi. Alla fine del mese di ottobre il fratello Giovanni detto “Dannargiu” venne ucciso, e il suo corpo viene messo in segno di sfregio accanto a quello del suo acerrimo nemico Salvatore Mattu, anche lui assassinato. Mesina nel tentativo di vendicare il fratello, la notte del 13 novembre 1962 entra in un bar, e secondo quanto dichiarato dall’avvocato spara ed uccise a colpi di mitra Andrea Muscau che riteneva, ingiustamente, responsabile della morte del fratello. Viene arrestato e questa volta la condanna per omicidio è a 24 anni di carcere. Tenta altre fughe invano ma l’11 settembre del ‘66, mentre sconta la pena nel carcere San Sebastiano di Sassari riesce a compiere una delle sue più famose evasioni; con il compagno di prigionia Miguel Atienza (il vero nome è Miguel Alberto Asencio Prados Ponte), giovane spagnolo disertore della Legione Straniera, scala il muro del carcere alto 7 metri, gettandosi poi sotto nella centrale Via Roma di Sassari. Una volta fuori dal carcere è un taxi ad accompagnarli a Ozieri.

 

 


I SEQUESTRI
Comincia così l’attività criminale con Atienza. Nella zona di Golfo Aranci rapiscono Paolo Mossa, liberato dopo aver promesso che avrebbe pagato il riscatto. Poi tocca a Peppino Cappelli. Grazianeddu e il suo complice, travestiti da poliziotti, lo fermano a un finto posto di blocco. Il commerciante di carni sarà rilasciato dopo il pagamento di un riscatto di 18 milioni di lire. Il 17 giugno 1967 Mesina e Atienza vengono intercettati dalle forze dell’ordine che circondarono le colline di Osposidda, sotto Orgosolo. Durante lo scontro Atienza uccide due agenti, ma viene ferito a morte. Il 26 marzo 1968 il bandito sardo viene catturato in seguito ad un normale controllo dalla polizia stradale alle porte di Orgosolo e portato nel carcere di Nuoro Badu e Carros. Per otto anni sconta normalmente la pena. E' agosto del 76 quando riesce a fuggire insieme ad un gruppo di detenuti, tra cui uno dei leader dei Nap Martino Zichitella, dal carcere di massima sicurezza di Lecce denominato “li Bobò”.



Il 26 gennaio del ‘77 partecipa al sequestro dell’industriale Mario Botticelli, in provincia di Ascoli Piceno. Il 16 marzo viene arrestato a Caldonazzo, in provincia di Trento, durante una perquisizione in un appartamento. Trascorre la detenzione nelle carceri di Favignana, Trani, Fossombrone, passa per Cuneo e Novara, dove rimane due anni. Alla fine del 1982 quando viene trasferito a Porto Azzurro. Nel 1984 uscito dal carcere con un permesso, per far visita al fratello, non torna nel carcere di Vercelli. Raggiunge a Milano Valeria Fusè, una ragazza che aveva iniziato a scrivergli nel carcere di Novara. I due si rifugiarono in un appartamento di Vigevano. Dura poco. Saranno arrestati entrambi. Il 18 ottobre ‘92 Mesina ottiene la libertà condizionale, e dopo 29 anni di carcere si stabilisce a San Marzanotto, una frazione di Asti.

IL SEQUESTRO KASSAM
Nel 1992, durante il sequestro del piccolo Farouk Kassam, il bambino di 7 anni rapito nella villa di Porto Cervo dei genitori, Graziano Mesina interviene in Sardegna durante uno dei suoi permessi, con la funzione di mediatore, nel tentativo di trattare la liberazione con il gruppo di banditi sardi responsabili del rapimento avvenuto a Porto Cervo il 15 gennaio e durato fino al luglio successivo. Le circostanze della liberazione non sono mai state del tutto chiarite. Alla versione della polizia e del governo, che hanno sempre negato che fosse stato pagato un riscatto, si contrappone quella di Mesina ribadita in alcune interviste.

Secondo Grazianeddu, la polizia avrebbe pagato circa un miliardo di lire per il rilascio dell’ostaggio, aiutando la famiglia del piccolo a soddisfare le richieste dei rapitori. Il 4 agosto ‘93 il tribunale di sorveglianza revoca a Mesina la concessione della libertà condizionale dopo il ritrovamento di un Kalasnikov e altre armi da guerra in un caseggiato dell’astigiano di sua proprietà. Mesina, sospettato di progettare un nuovo sequestro di persona, viene nuovamente portato nel carcere d Voghera per scontare la pena all’ergastolo. In relazione a questi nuovi procedimenti giudiziari, Mesina ha sempre sostenuto la tesi del complotto contro di lui da parte dei servizi segreti, a causa del suo coinvolgimento nel sequestro Kassam.

LA GRAZIA
Nel luglio del 2003 Mesina chiede ufficialmente la grazia, dando mandato al suo avvocato di rivolgersi al Presidente della Repubblica. Un anno dopo il presidente Carlo Azeglio Ciampi, ministro della Giustizia Roberto Castelli, firma la grazia. Mesina lascia il carcere di Voghera per fare ritorno da uomo libero nella sua Orgosolo. Si reinventa guida turistica Insieme ad altri due soci, nel 2007 ha aperto un’agenzia di viaggi a Ponte San Nicolò, in provincia di Padova. Il 10 giugno 2013 viene arrestato per traffico di droga. Nel giugno 2013, a 71 anni, viene arrestato ad Orgosolo. Per i magistrati della Dda di Cagliari è il capo di una potente organizzazione dedita a traffico di stupefacenti, furti e rapine. Dovrà rispondere peraltro di associazione a delinquere. Il 12 dicembre 2016 l’ultima condanna; 30 anni di reclusione dal tribunale di Cagliari, che dispone altresì la revoca del provvedimento di grazia. Il 7 giugno 2019 viene tuttavia scarcerato per decorrenza dei termini. La Cassazione rigetta il ricorso dei legale, lo scorso 2 luglio, i carabinieri si presentano a casa sua per notificargli il verdetto e ricondurlo in carcere, non trovano nessuno. Non è finita. Mesina, a 78 anni, è di nuovo latitante.

Il colonnello Cucchini

«Avevamo una partita da chiudere ed è stato fatto. Ora ne abbiamo altre da giocare...». Lo ha detto all'Adnkronos il colonnello Massimo Cucchini, il Comandante del Comando provinciale dei Carabinieri di Nuoro, parlando dell'arresto del ormai ottantenne bandito Graziano Mesina eseguito la notte scorsa dai Carabinieri a Desulo, in provincia di Nuoro. Al suo arrivo a Nuoro, il 24 settembre del 2020, il colonnello Cucchini aveva detto: «Abbiamo diverse priorità operative sulle quali puntare tra le quali c'è la caccia al latitante Graziano Mesina. Su queste priorità investiremo tutti i nostri sforzi per dare risposte». E la risposta è arrivata questa notte con la cattura del latitante, che dormiva, vestito, nell'abitazione di una insospettabile coppia. «Avevo detto che era sicuramente una priorità - dice oggi Cucchini - e più recentemente che non ci saremmo fermati fino al conseguimento dell'unico risultato possibile, quello di stanotte». La carriera del colonnello Cucchini è iniziata dopo aver frequentato il 172/o corso presso l'Accademia Militare di Modena e la scuola Ufficiali Carabinieri di Roma. È stato comandante delle Compagnie dei Carabinieri di Montepulciano (Siena) e Partinico (Palermo) dal 1997 al 2004, dei Reparti operativi dei Comandi provinciali Carabinieri di Agrigento ed Udine dal 2004 al 2007 e dal 2015 al 2019 e della sezione Anticrimine del Ros di Cagliari dal 2007 al 2013. Cucchini ha effettuato missioni estere in Bosnia Erzegovina nel 2011 e in Afghanistan nel 2017 e 2018. Prima di andare a Nuoro era stato in servizio al Comando Nato Arrc con sede in Inghilterra.

Il sindaco

L' arresto di Graziano Mesina è stato accolto con indifferenza dalla comunità, del resto anche quando chi veniva da fuori lo accoglieva come un eroe, il paese lo ha trattato come tutte le persone che tornano dal carcere». Lo ha detto all'Ansa il sindaco di Orgosolo, Pasquale Mereu. «L'ultima volta che era uscito dal penitenziario nuorese era cambiato, faceva la vita del pensionato e aveva perso quella baldanza giovanile. Spiace sempre quando si inizia una latitanza - ha aggiunto il primo cittadino di Orgosolo - anche perché il paese dopo anni di tranquillità era stato messo a ferro e fuoco dalle forze dell'ordine che lo cercavano e certamente alla gente tranquilla non faceva piacere». In piazza Caduti in Guerra alcuni anziani prendono il sole: «Graziano l'ultima volta che è tornato in paese aveva buoni rapporti con tutti, era invecchiato e si era rasserenato non si comportava male. Purtroppo c'è stata la nuova latitanza e non sono state cose belle per il paese», ha detto Francesco Corraine, pensionato. «La sua è stata una vita disgraziata - gli ha fatto eco Francesco Floris - e le colpe si pagano anche in anzianità».

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