Gian Luca Rana condannato: dava del finocchio a un dirigente. Il pastificio: «Scherzava»

Giovedì 21 Febbraio 2019 di Red online
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Giovanni Rana, condannato il figlio: «Dava del finocchio a un dirigente». Il pastificio: «Frasi scherzose»

Parole omofobe volate per anni tra i tortellini e le lasagne: a pronunciarle contro un ex manager, secondo la Corte di Cassazione, è stato Gian Luca Rana, figlio di Giovanni Rana, fondatore dell'azienda alimentare veronese, e attuale amministratore delegato. A partire dal 2001, il dirigente si è visto apostrofare pubblicamente per sei anni con l'epiteto di finocchio, subendo quello che per i giudici della Suprema Corte è stato un sistematico «comportamento vessatorio». 

 


Chi è Giovanni Rana, re della pasta fresca e presidente del pastificio

Abbandonata la scrivania, l'uomo ha fatto causa a Rana lamentando «uno stato di ansia e stress, pregiudizio alla vita di relazione e alla dignità professionale». Sia in primo che in secondo grado gli è stato riconosciuto un indennizzo pari alla retribuzione di sei mesi. I giudici avevano ritenuto che il comportamento di Rana «esprimesse un atteggiamento di grave mancanza di rispetto e quindi di lesione della personalità morale del lavoratore». Accuse che l'ad ha sempre negato, nonostante le testimonianze dei colleghi, derubricando le frasi a semplici «espressioni di un clima scherzoso nell'ambiente di lavoro». 


Giovanni Rana, presidente dello storico pastificio

La mancata reazione agli epiteti un «riflesso della irrilevanza e inoffensività della condotta» del superiore. Una tesi che l'azienda ha ribadito quando si è diffusa la notizia del pronunciamento della Cassazione. Il Pastificio Rana «ha sempre negato e continua a negare - viene precisato - che il suo amministratore delegato abbia mai rivolto appellativi omofobi al suo ex dirigente: infatti, già nel 2010 in primo grado, il tribunale ha escluso qualsiasi condotta o atteggiamento persecutorio omofobo in capo all'azienda». Anche in merito alle testimonianze a favore dell'ex dirigente, il gruppo alimentare, che conta 3200 dipendenti in 52 Paesi, fa capire che si tratterebbe di vendette personali. 

 

L'ordinanza della Corte, sostiene l'azienda, «si basa solo su presunzioni desunte dalla testimonianza di altri due ex-dirigenti fuoriusciti dall'azienda, parti in causa di pregressi contenziosi con il Pastificio». Dunque, per Rana qualcuno ha puntato a strumentalizzare una vicenda che «nulla ha a che fare con il tema della discriminazione e dell'orientamento sessuale», mettendo in cattiva luce una azienda che da sempre ha considerato l'eterogeneita?«una forma imprescindibile di crescita culturale».​
 

Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio, 08:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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