«Gioca con me o mi uccido», spunta nuova sfida WhatsApp: polizia salva 13enne

«Gioca con me o mi uccido», spunta nuova sfida WhatsApp: polizia salva 13enne
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Sabato 6 Febbraio 2021, 07:49 - Ultimo aggiornamento: 18:43

Punizioni corporali, «per gioco», fino al suicidio. Grazie alla denuncia di una tredicenne, la polizia ha salvato un coetaneo da questa pericolosa variante del 'Challenge Online', le competizioni social diventate tristemente famose perché rischiose e, in alcuni casi, persino mortali. «Riconoscere le fragilità e poter agire per tempo è la grande sfida», è l'allarme di Ciro Cascone, procuratore dei minori di Milano che è stato subito informato della vicenda per i provvedimenti del caso. I due tredicenni, lei della provincia di Cuneo lui di quella di Varese, si sono conosciuti in una chat di WhatsApp dedicata ai fumetti Manga. Nel bel mezzo della discussione, il ragazzo ha tirato fuori il 'gioco': alcune domande, le cui risposte avrebbero determinato per lui punizioni corporali. Fino al suicidio. Con un assurdo conto alla rovescia: nel caso l'amica virtuale non avesse accettato di partecipare, alle 14 del giorno dopo si sarebbe suicidato. Un ultimatum da brividi, di fronte al quale l'adolescente cuneese ha reagito con intelligenza, confidando la preoccupazione per quell'annuncio di morte alla madre, che ha subito chiamato la polizia.

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Gli accertamenti sull'account con cui l'adolescente aveva contattato la ragazza cuneese hanno consentito alla Postale di Cuneo di risalire alla famiglia dell'adolescente. Con le lancette dell'orologio che continuavano a correre verso la scadenza delle 14, tempo da perdere non ce n'era. Contattata al telefono dagli agenti, la madre del ragazzo, a Milano per lavoro, ha ammesso che il figlio - solo in casa - stava vivendo un momento di disagio. Ed è scattato l'allarme. Il rischio che potesse davvero farsi del male o, peggio ancora, suicidarsi, era reale. «Chiunque avrebbe potuto finire vittima di un gioco del genere, se fragile», osserva il procuratore Cascone. La corsa contro il tempo si è conclusa con l'intervento delle forze dell'ordine a casa del giovane, subito preso in custodia in attesa dell'arrivo dei genitori. «Certo che l'avrei fatto», si è limitato a dire il tredicenne, già seguito dai servizi sociali, confermando così di essere davvero intenzionato a fare quello che aveva annunciato nella chat, dove aveva impostato una sorta di countdown, con scadenza alle 14 di quello stesso giorno, che aggiornava di tanto in tanto. Dopo la bimba di dieci anni morta a Palermo per la sfida di soffocamento su Tik-Tok, resta dunque alto l'allarme per il fenomeno delle cosiddette challenge online. Sfide scioccanti come appunto quella del Blackout, di cui la giovanissima palermitana sembra essere stata vittima, o del Blue Whale, pratica dalle regole violente che in cinquanta giorni spinge i partecipanti al suicidio.

L'ultima minaccia ha le sembianze di Pippo della Walt Disney, ma deformate da un ghigno sinistro. Si chiama Jonathan Galindo e ai ragazzi propone prove di coraggio sempre più ardite, che culminano con atti di autolesionismo. Come, ad esempio, praticarsi delle incisioni sulla pancia con una lama affilata. Effetti dell'uso eccessivo, e distorto, delle tecnologie, acuito tra i giovani dalla pandemia, come confermato anche dai più recenti casi di cronaca. L'appello della polizia postale, impegnata tutti i giorni in campagne di sensibilizzazione dei minori e delle loro famiglie per un corretto uso dei social, è ad un «utilizzo consapevole e responsabile della rete». Una fonte inesauribile di informazioni e di opportunità che, osservano gli esperti, può nascondere però rischi concreti. Pericoli che, quando non vengono segnalati con tempestività come nel caso del tredicenne di Varese, possono costare la vita a giovanissimi, causando così irreparabili tragedie familiari.

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