Ginecologo ucciso, Ansaldi conosceva il killer. Dubbi degli inquirenti, perché è andato a Milano?

Ginecologo ucciso, Ansaldi conosceva il killer. I dubbi degli inquirenti, perché è andato a Milano?
di Stefania Piras
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Lunedì 21 Dicembre 2020, 18:56 - Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre, 07:10

Cosa ci faceva Stefano Ansaldi a Milano? Se non si riesce a rispondere a questa domanda, probabilmente  il giallo sul ginecologo campano rimarrà tale. Questo, concordano gli inquirenti, è un omicidio troppo efferato, con una coltellata a tagliare di netto la gola, per ipotizzare una rapina finita male. In quell'attacco rapace alla gola, nei segni mortali impressi, gli investigatori hanno notato una forza istruita da una possibile premeditazione, e quindi, forse, una vendetta. E allora, la pista da seguire è il legame che il ginecologo aveva con il suo killer. Perché Ansaldi conosceva il suo assassino. Di questo sembrano essere certi gli investigatori che hanno analizzato la violenza mirata delle ferite mortali. 

Non aveva comprato il biglietto di ritorno per Napoli, Ansaldi. È arrivato a Milano tre ore prima di essere assassinato, e molto probabilmente conosceva il suo carnefice, non si è mai mosso dalla zona della stazione centrale nei pressi della quale poi è stato ucciso. Altro dettaglio: Ansaldi è stato trovato agonizzante davanti al palazzo dove ha sede l'associazione dei medici dirigenti. Poco lontano dallo snodo ferroviario, riparati dalla galleria dia una stazione metro due persone sono state viste cambiarsi i vestiti.

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Gli effetti personali

Il cellulare è stato portato via, mentre il Rolex era a terra, vicino alla sua valigetta con dentro fascicoli sanitari o cose di lavoro? No, c'erano dentro solo dei biscotti e un caricabatterie. Accanto al corpo è stato rinvenuto anche un coltello grosso, da cucina, l'arma del delitto (non proprio un oggetto agevole da portarsi dietro per un rapinatore che vuole sfilarlo, minacciare e ottenere contanti). Sono tutti flash, lampi che non illuminano al momento il profondo buio che avvolge l'omicidio di Ansaldi. La rapina finita male, insomma, è una pista che gli investigatori stanno man mano accantonando.

E come si fa in questi casi, invece, si scava nella vita privata della vittima. Perché è giallo totale sulla morte del ginecologo campano 65enne. Nelle indagini dei carabinieri, coordinate dall'aggiunto Laura Pedio e dal pm Adriano Scudieri, è stata disposta l'autopsia. Nel cappotto della vittima sono stati trovati 20 euro, il tesserino professionale e il documento d'identità. La vittima indossava dei guanti in lattice, probabilmente per proteggersi dai contatti e prevenire un contagio Covid. Ma non è così scontato: era solito usare i guanti sempre, quando era all'aperto?

Ansaldi era originario di Benevento, aveva uno studio avviato in piazza Cavour a Napoli, era un professionista affermato e conosciuto soprattutto per la fecondazione assistita. Gli investigatori vogliono capire per quale motivo Ansaldi fosse arrivato verso le 15 alla stazione di Milano da Napoli. Alla moglie aveva detto che aveva un «appuntamento con delle persone» che dovevano arrivare dalla SvizzeraPer ora con l'analisi delle telecamere di sorveglianza è stato accertato che per quelle tre ore, fino a quando è stato ucciso sotto l'impalcatura del palazzo in ristrutturazione tra via Macchi e via Scarlatti, è rimasto sempre attorno alla stazione Centrale. Due giovani testimoni, che passavano in via Macchi, hanno raccontato di averlo visto «crollare a terra» e «sopravvivere solo pochi secondi», dopo che gli era stata tagliata la gola, ma di non aver visto persone in fuga.

 

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C'è poi l'altro episodio che potrebbe essere collegato: due persone che si sarebbero cambiate gli abiti sotto una stazione della metropolitana, raccontato da alcuni testimoni. Al momento si stanno cercando riscontri. Inoltre si registra un'altra aggressione per rapina di un Rolex ad un anziano avvenuta sempre vicino alla stazione Centrale che pare, però, al momento non avere legami con l'omicidio. 

Il telefono

Ansaldi era arrivato da Napoli con un biglietto di sola andata (non si sa se nel portafogli, rubato, potesse avere ticket di viaggio per il ritorno). Ai familiari avrebbe spiegato che doveva andare a Milano per lavoro. Non risulta, però, che nel capoluogo lombardo avesse attività lavorative in corso. Il suo telefono potrebbe essere stato portato via per rendere più complicate le indagini, dato che gli investigatori potranno lavorare solo sui tabulati e non sulla messaggistica.

Sul coltello trovato vicino al cadavere, l'arma del delitto, sono in corso gli esami della Scientifica. Per non scartare nulla, tra l'altro, sono in campo anche gli investigatori che si occupano delle bande di rapinatori di Rolex.

Stanno collaborando anche i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli alle indagini sul medico napoletano brutalmente ucciso a Milano. L'obiettivo è inquadrare meglio la vicenda, che presenta parecchi lati oscuri. Per ricostruire la figura del professionista gli investigatori stanno ascoltando familiari e amici del professionista, per capire come mai il ginecologo campano Stefano Ansaldi si trovasse nel capoluogo lombardo.

Il prefetto

«Avremo un comitato» per l'ordine e la sicurezza pubblica, «verificheremo le misure attuali e valuteremo l'intera area per avere dei servizi potenziati». Lo ha detto il prefetto di Milano, Renato Saccone, commentando, a margine di una conferenza stampa, l'omicidio del ginecologo campano, Stefano Ansaldi, sgozzato sabato scorso in via Macchi.  «È successo un fatto gravissimo, di cui non sappiamo ancora i contorni - ha aggiunto Saccone - e ne dobbiamo tenere conto nella valutazione». Quindi ha sottolineato: «Questo anno terribile non è finito» ma «al momento Milano ha il numero più basso nella storia delle statistiche per omicidi volontari. Questo non misura la sicurezza o l'insicurezza ma è un elemento che segnala una tendenza. A gennaio potremo tirare delle somme sui dati».

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