Sara Pedri si licenzia e sparisce: «Maltrattata in ospedale». Il giallo della ginecologa scomparsa a Trento

Sara si licenzia e sparisce: «Maltrattata in ospedale». Il giallo della ginecologa scomparsa a Trento
di Michela Allegri
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Venerdì 2 Luglio 2021, 08:15

Scontri sul lavoro, le dimissioni improvvise. Poi, la scomparsa. Cosa sia successo a Sara Pedri, il medico che lavorava nel reparto di Ginecologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento e di cui non si hanno tracce da quasi quattro mesi, è ancora un mistero. A cercare di mettere insieme i tasselli, partendo dal 4 marzo, quando la dottoressa è sparita nel nulla, è la procura di Trento. I parenti, gli amici e alcuni colleghi, puntano il dito contro il nosocomio, raccontando di condizioni di lavoro degradanti e continue vessazioni. Un clima che avrebbe spinto la Pedri, 31 anni, originaria di Forlì, a licenziarsi come tanti altri camici bianchi. E forse a compiere il più estremo dei gesti. Un'ipotesi da non escludere, secondo chi indaga, visto il periodo turbolento che stava attraversando la trentunenne. Nel frattempo, i pm stanno ascoltando chi conosceva la ginecologa: non solo i familiari, ma anche altri medici del Santa Chiara.

Ginecologa scomparsa, il caso 

Il 4 marzo è il giorno in cui Sara presenta le dimissioni, ma è anche il giorno in cui la ginecologa scompare. La sua auto viene ritrovata vicino al ponte di Mostizzolo, sul torrente Noce, con il cellulare all'interno. Nessuno ha più avuto notizie della donna e per questo motivo i parenti temono il peggio. Un paio di settimane fa, la famiglia ha lanciato un appello attraverso «Chi l'ha visto», raccontando la profonda sofferenza vissuta dalla giovane negli ultimi tempi e denunciando il «clima di terrore» che respirava al reparto di Ginecologia e Ostetricia del Santa Chiara.

Durante l'ultima puntata della trasmissione di Rai Tre, ha parlato, protetta dall'anonimato, anche una collega della ginecologa: «Non ho mai desiderato suicidarmi, però ogni volta che andavo a lavorare pregavo Dio di fare un incidente, rompermi le gambe o rimanere paralizzata per restare a casa per sempre». Questa sarebbe solo una delle tante testimonianze che gli inquirenti hanno raccolto. «Non puoi portare il tuo dipendente a questo livello, ti fanno lavorare per tre, ti ammazzano di lavoro e quando tu ti ammali - ha proseguito la donna nel racconto - ti mandano in disciplinare perché ti sei permesso di metterti in malattia».

Per i familiari è stato proprio questo clima che avrebbe causato i turbamenti di Sara. La sorella del medico, Emanuela Pedri, ha spiegato che adesso è importante «che le ragazze che lavorano nel reparto non debbano passare quello che ha passato Sara, perché stanno vivendo anche loro quel calvario. È necessario che le persone parlino, perché se continua a esserci omertà, restano delle vittime».

Le reazioni politiche 

Il caso è ora al centro anche del dibattito politico. Il deputato M5S Paolo Parentela ha presentato un'interrogazione ai ministri della Salute e dell'Interno. «La vicenda di Sara ha squarciato un lungo velo di silenzio, la speranza è che si faccia presto luce sul reparto di Ginecologia e Ostetricia del Santa Chiara. Ospedale che da tempo sarebbe teatro di situazioni assurde. Nel contesto - ha aggiunto il deputato - si sarebbero verificati episodi che avrebbero portato Sara a compiere un gesto estremo, secondo quanto riferito dalla sorella Emanuela, che ha parlato di abusi di potere da parte dei superiori della dottoressa, di turni di lavoro massacranti, di umiliazioni che l'avrebbero indotta anche a dimettersi, nonostante quel lavoro, che l'aveva sfinita e portata a chiudersi, fosse il sogno di una vita».

Anche il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia, Claudio Cia, è critico nei confronti della struttura sanitaria: «Tutto il personale che negli anni ha subito vessazioni e umiliazioni ha paura, non riesce a fidarsi di chi ha ignorato appelli e richieste di aiuto. L'auspicio è che i colleghi della dottoressa e chiunque sappia qualcosa non si facciano intimorire e si rivolgano alla procura». La speranza, per i parenti, è che Sara sia ancora viva.

 

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