Raggiro alla Lollobrigida, i giudici: «Serve un tutore»

Venerdì 8 Novembre 2019 di Enrico Lupino

Una personalità istrionica ma indebolita dalla “senescenza” e da tratti “paranoidei”: motivi che non permettono un’adeguata capacità della gestione del patrimonio. Con queste considerazioni la Corte d’Appello del Tribunale Civile di Roma ha respinto il ricorso di Gina Lollobrigida presentato dall’attrice ultranovantenne contro la decisione di affidare i suoi beni alle cure di un amministratore di sostegno. Si arricchisce di un nuovo capitolo la contesa a suon di carte bollate fra gli eredi della star di pellicole come “Pane, Amore e Fantasia” e l’attrice originaria di Subiaco. E sono i giudici a scriverlo, decretando la necessità di una personalità esterna che possa amministrare il patrimonio della Lollobrigida. Soprattutto in considerazione dell’inchiesta per circonvenzione di incapace a carico del manager della Lollo, Andrea Piazzolla, accusato di circonvenzione di incapace: per la pm Eleonora Fini, avrebbe praticamente svuotato il conto della Diva, tra operazioni immobiliari spericolate e acquisto di moto e auto di lusso.

Per i togati Gisella Dedato, Paolo Russo ed Elisabetta Pierazzi «la misura di protezione più adeguata è l’amministrazione di sostegno in relazione agli atti di straordinaria amministrazione concernenti – si legge nella sentenza – la gestione societaria ed il patrimonio immobiliare». La decisione poggia sulle consulenze tecniche disposte dal giudice tutelare che il primo febbraio di quest’anno aveva già stabilito la nomina di un supporto, poi avversato dalla Lollo in sede civile. Secondo i periti, infatti, l’attrice «alle domande riguardanti le sue vicende patrimoniali ha risposto in modo sbrigativo, ripetendo frasi fatte, offrendo una visione sommaria di affari e interessi». Considerazioni arrivate un anno dopo un’altra consulenza chiesta dalla pm Fini nell’ambito dell’inchiesta che vede gli eredi (il figlio Andrea Milco Skofic, il nipote Dimitri e il discusso marito spagnolo Javier Rigau) contro il 32enne Piazzolla: l’inchiesta contro il manager è nata da una loro denuncia, depositata in procura dagli avvocati Michele e Alessandro Gentiloni Silveri. Ed è proprio nell’incidente probatorio, richiesto per cristallizzare lo stato psichico della 91enne, che sarebbe venuto fuori quel tratto «narcisistico, ossessivo, compulsivo – scrivevano i periti – istrionico e paranoideo». Caratteristiche che avrebbero portato la donna ad essere circonvenibile da parte di Piazzolla, entrato con il tempo nella fiducia dell’attrice. Per Piazzolla è stato chiesto il rinvio a giudizio, sul quale si deciderà a fine mese.

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La saga però non si è fermata alle aule penali e civili, dove i due procedimenti per forza di cose si sono intersecati, ma ha avuto anche un altro palcoscenico in un mondo più consono a quello della Lollo: la tv.
Ed è proprio davanti alle telecamere che in più occasioni l’attrice ha mandato messaggi al figlio e ai legali, dai salotti di Pomeriggio Cinque e Domenica In. In quella sede aveva anche raccontato di non aver trascorso il Natale con il figlio e con il nipote Dimitri. E oggi il commento dell’avvocato Michele Gentiloni è: «I processi si celebrano nelle aule di giustizia e non in televisione». Aria tesa in casa Lollo. E non è detto che la decisione dei giudici metta quiete fra le parti, che non sembrano convergere. Anche perché Piazzolla, almeno per il momento resta vicino all’attrice. La richiesta di Skofic di allontanare il 32enne dalla casa della madre, contestuale alla richiesta di non avversare la prima decisione del giudice tutelare in materia dell’amministrazione dei beni, non è stata infatti accolta. La decisione dei giudici non riguarda la “ordinaria amministrazione” della donna, ma solo quella “straordinaria”.

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