G20, la Dichiarazione di Roma: «Esportiamo più vaccini». I Grandi divisi sullo stop ai brevetti

G20, la Dichiarazione di Roma: «Esportiamo più vaccini»
di Mauro Evangelisti
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Venerdì 21 Maggio 2021, 00:18 - Ultimo aggiornamento: 11:37

I vaccini devono raggiungere anche i paesi poveri, i blocchi alle esportazioni vanno rimossi. Sulla sospensione dei brevetti, però, non c’è una intesa, si va verso un compromesso. Il «multilateralismo» deve prevalere sui nazionalismi sia per affrontare la pandemia in corso sia per prevenirne ed evitarne altre. Sono questi, in sintesi, i punti principali della «Dichiarazione di Roma» che sarà sottoscritta oggi nel vertice sulla salute del G20 che - non potrebbe essere diversamente - sarà dedicato all’emergenza coronavirus. L’Unione Europea è pronta a sostenere l’invio di dosi a prezzi di costo e a favorire la produzione di vaccini in Africa, fornendo tecnologia. L’Organizzazione mondiale della sanità ha però già avvertito: la vaccinazione anti Covid nel continente africano è in ritardo, sono arrivate solo 18,2 milioni di dosi rispetto alle 66 previste nel programma Covax sostenuto dalle Nazioni Unite.

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AGENDA
Andiamo per ordine. I potenti del mondo - in presenza ma soprattutto in videoconferenza - oggi partecipano al Global Health Summit, il vertice mondiale sulla salute dei Paesi del G20. Organizzato dall’Italia (presidente di turno) e dalla Commissione europea, vedrà tra i relatori i capi di Stato, a partire dal presidente cinese Xi Jinping (che si collegherà da Pechino) ma anche rappresentanti di organizzazioni internazionali, come Bill Gates e Tedros Ghebreyesus, presidente dell’Organizzazione mondiale della sanità. Al termine, conferenza stampa del premier italiano Mario Draghi e della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che presenteranno il testo di quella che sarà ricordata come la «Dichiarazione di Roma». I contenuti sono giù pronti, sviluppati in 50 pagine e 16 principi, e riassumono le varie sensibilità dei Paesi del G20. Prima di tutto, il blocco o la sospensione dei brevetti dei vaccini, in modo da favorire una più rapida e equa distribuzione, non ci sarà, si va verso la formula della «licenza volontaria».

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Da una parte vi sono Paesi come India e Sud Africa, sostenuti anche dal presidente americano Joe Biden che premono per lo stop ai brevetti dei vaccini. Dall’altra l’Unione Europea (anche se è divisa) predilige una formula differente: giusto aumentare la produzione, ma si deve favorire la cessione volontaria della licenza, la collaborazione tra case produttrici ma soprattutto bisogna rimuovere gli ostacoli alle esportazioni decise, ad esempio, dagli Stati Uniti anche per le componenti necessarie alla produzione dei vaccini mRna. Nei giorni scorsi la presidente Von der Leyen aveva spiegato: «Sul breve termine la deroga alla proprietà intellettuale non risolverà i problemi, non ci porterà una singole dose. Ciò che è necessario nel breve e medio termine è la condivisione dei vaccini, l’export delle dosi che vengono prodotte e l’investimento nell’aumento della produzione». La settimana scorsa Draghi in Parlamento aveva detto che «la sospensione temporanea dei brevetti non dovrebbe costituire un disincentivo alla produzione dei vaccini», ma aveva anche invocato «lo sblocco delle esportazioni».

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TRATTATIVA
Biden solo negli ultimi giorni ha promesso che presto gli Usa cederanno ai Paesi che ne hanno bisogno una parte (limitata) dei grandi quantitativi di dosi accumulate negli Stati Uniti. Ieri sono arrivate altre spinte a favore della sospensione dei brevetti - in Italia M5S e Amnesty International - ma nei 16 punti della «Dichiarazione di Roma» si andrà a una mediazione: si parla di «cessione volontaria», dell’importanza della «proprietà intellettuale», di una possibile moratoria all’interno di Trips (The Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights), l’accordo internazionale che regola appunto la materia anche per i farmaci. Nei sedici principi sarà sottolineata l’importanza del «multilateralismo» (i nazionalismi, in un’emergenza sanitaria mondiale, non funzionano), si dirà che bisogna «investire nel personale sanitario», nella «sorveglianza per tracciare le malattie umane e animali emergenti». Dobbiamo essere pronti a prevenire e fermare nuove pandemie.

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