Funivia Mottarone, la frase choc di Tadini: tanto il cavo non si spezza

Funivia, la frase choc di Tadini: tanto il cavo non si spezza
di Claudia Guasco
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Lunedì 31 Maggio 2021, 00:24 - Ultimo aggiornamento: 1 Giugno, 09:48

dal nostro inviato
VERBANIA Far viaggiare le cabine del Mottarone con le ganasce ai freni di emergenza, per il direttore del servizio Gabriele Tadini, non era un’eccezione, bensì un’abitudine frequente. E dietro questo «gesto scellerato», come lo definisce il gip Donatella Banci Buonamici, si celerebbero superficialità e una gran fiducia nella buona sorte. Riferisce agli investigatori il dipendente Fabrizio Coppi: «Tadini mi ordinò di non rimuovere il ceppo dalla cabina numero 3. Credo proprio che la vettura non possa viaggiare con il ceppo inserito e glielo chiesi. Mi rispose: “Prima che si rompa una traente o una testa fusa, ce ne vuole”». Invece è accaduto, il sistema frenante d’emergenza non ha funzionato e quattordici persone sono morte. Alessandro Tadini sostiene il padre: «Si è assunto le sue responsabilità e noi oggi abbiamo solo pregato».

PROBLEMI TECNICI
Stando all’interrogatorio di Tadini, i turisti che sono saliti in cima al Mottarone nelle settimane precedenti alla sciagura del 23 maggio sono dei miracolati. C’era un insistente problema alla pompa idraulica che due interventi di manutenzione non avevano risolto, ne era stato programmato un terzo rinviato per maltempo. Spiega il direttore del servizio: «Il Nerini mi ha detto che bisognava andare avanti. Ho comunicato che avrei dovuto disattivare il freno e in precedenza lo avevo già fatto, anche prima del 7 maggio. I ceppi li ho messi anche sulla cabina 4, poi ho visto che andava bene e li ho tolti. Li inserivo all’occasione. Tra l’8 e il 23 maggio l’impianto andava nei fine settimana e i forchettoni li avrò usati una decina di volte». In ogni caso c’erano da quando l’impianto ha ripreso a circolare. «È stato Tadini a ordinare di metterli e l’installazione è avvenuta già all’inizio della stagione di quest’anno, esattamente il 26 aprile», ricorda un altro dipendente, Emanuele Rossi. Quanto al direttore del servizio, secondo il gip, durante l’interrogatorio di garanzia ha reiterato le accuse nei confronti del gestore Luigi Nerini e del capo operativo Enrico Perocchio «senza fornire elementi aggiuntivi rispetto alla generica chiamata di correità “lo sapevano tutti” fatta davanti ai pm». Un esempio: «Nessuno mi ha detto di andare avanti con il sistema frenante disattivato, ma mi hanno detto comunque vai avanti».

In che modo? «Ho spiegato a Perocchio che continuavo con i forchettoni inseriti e lui non mi ha risposto. Aveva il potere di inibirmi la decisione di mettere i forchettoni e fermare la funivia». Quanto a Nerini, «gli ho detto che ormai era prassi disattivare il sistema di sicurezza. Gli ho ripetuto tre volte al telefono che mettevo i ceppi. Mi dicevano arrangiati. Gli altri dipendenti sapevano di viaggiare senza sistemi di sicurezza. Lo avevo ordinato io». Nerini e Perocchio negano di essere stati al corrente e per il giudice le testimonianze degli addetti alla funivia accreditano la loro versione. Solo il verbale di uno dei manovratori in servizio il giorno della tragedia sembra confermare il racconto di Tadini, ma il giudice non è convinto della genuinità del suo racconto. Prima di effettuare la corsa di prova il tecnico avrebbe dovuto disinserire il forchettone, con l’autorizzazione di Tadini. Non l’ha fatto e quando è stato interrogato, secondo il gip, «sapeva bene del rischio di essere lui stesso incriminato per avere concorso a causare con la propria condotta, che poteva benissimo rifiutare», lo spaventoso incidente.

GLI ALTRI ADDETTI

Insomma, gli addetti all’impianto forse avrebbero potuto non obbedire a Tadini quando ordinava di inserire le ganasce. «Valuteremo in che termini sapevano dell’uso dei forchettoni - anticipa il capo della Procura di Verbania, Olimpia Bossi - e se hanno consapevolmente partecipato o se si sono limitati a eseguire indicazioni provenienti dall’alto». Presto potrebbero esserci nuovi indagati.
 

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