Frana Ischia, «l'uomo di fango» salvato: «Sommerso dall’acqua, pensavo di essere morto»

Il video del salvataggio dell’uomo ricoperto dal fango è virale sul web: «Mi ero aggrappato ma ho perso la presa. Poi mi hanno trovato»

Il racconto L'uomo di fango salvato: «Sommerso dall acqua, pensavo di essere morto»
di Massimo Zivelli
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Domenica 27 Novembre 2022, 01:29 - Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 11:31

È un anziano artigiano di Casamicciola, quello che tutti hanno ribattezzato “l’uomo di fango” e che fino a questo momento resta l’unico, vero miracolato di quelli che sono stati i devastanti effetti della violenta frana che si è abbattuta all’alba di ieri sulla parte alta del paese. Giovan Giuseppe Di Massa, idraulico, è riuscito a resistere al fiume di acqua, fango e pietre che lo ha improvvisamente travolto e trascinato per metri e metri, sballottandolo alla fine nella cavità di un seminterrato dove ha anche rischiato di annegare. Sono stati un Carabiniere (che durante il salvataggio si è procurato una profonda ferita) ed alcuni vigili del fuoco a trarlo in salvo, con le immagini girate con uno smartphone che poi hanno fatto rapidamente il giro del web e sono finite in tutti i telegiornali, anche all’estero. L’uomo è ora ricoverato al Cardarelli, a causa di lesioni interne all’addome dovute a trauma da schiacciamento. «Preoccupato dalla eccezionale precipitazione di pioggia mi sono vestito e in piena notte sono uscito per andare a controllare che non ci fossero danni nel terreno e nel casale di mia proprietà - il racconto dell’uomo a parenti ed amici prima di essere imbarcato sull’eliambulanza del 118 - . È successo tutto in un attimo, prima una sequenza di boati scroscianti e poi questa muraglia nera che mi si è parata avanti, ho provato ad aggrapparmi a qualcosa, ma sono stato travolto e ho preso colpi dolorosissimi su tutto il corpo. Una sensazione orribile, un dolore lancinante e nella testa la paura che tutto stesse per finire in quel momento e che fossi spacciato. Poi ho sentito che mi chiamavano. E mi hanno tirato fuori». 

IMPOTENZA E DISPERAZIONE

«La situazione lassù e davvero difficile, mai visto niente di simile in precedenza. La nostra squadra ha lavorato 4 ore per aprire un passaggio. Ci sono case sepolte dalla frana e si fa fatica ad avvicinarsi. Temo che per chi è rimasto la sotto non ci sia più niente da fare» racconta un vigile del fuoco.
È il senso di impotenza che racconta il dramma “doppio” che è stato vissuto nella giornata di ieri, laddove questa non fosse di per sé già abbastanza drammatica. La misura la dà il paragone con quanto accaduto col terremoto del 2017. A tre ore di distanza dal sisma di quel 21 agosto, sempre qui a Casamicciola, si aveva infatti già contezza non solo della gravità dei danni ma cosa assai più importante, delle perdite umane. Ed è così che questa volta invece, ancora a 24 ore di distanza dall’evento, non si è riusciti a stabilire quanti, dei 13 o più dispersi, siano purtroppo deceduti.

Fin dall’arrivo dei primi soccorsi in zona si era capito infatti che questa volta le operazioni di ricerca e salvataggio sarebbero state assai più lunghe e complesse. Se parenti e conoscenti dei dispersi non sono mai stati in grado di avere notizie sui loro cari, anche chi abitava nei pressi delle abitazioni travolte dalla poderosa colata – complice l’oscurità della notte, la tempesta di acqua e vento in corso, la paura - non sono state in grado di capire e riferire cosa fosse successo e soprattutto che fine avessero fatto le famiglie di Gianluca Monti, di Giovanna Mazzella, Salvatore Impagliazzo ed altri ancora. «Non bastava il terremoto, adesso anche questo. Può un essere umano affrontare disgrazie così grandi e rischiare la vita? Povera Casamicciola, povero il nostro popolo» ripeteva Filomena Senese, anziana moglie di un ex sindaco di Casamicciola, Parisio Iacono, e lei stessa assessore nella ultima giunta comunale prima dell’avvento del commissario prefettizio Simonetta Calcaterra.

 

LA SECOLARE SCALINATA 

Centocinquanta forse anche di più. Per portare via le persone sfollate ed allontanarle dal pericolo, Polizia, Carabinieri e Protezione Civile hanno dovuto formare addirittura una catena umana e sfruttare un secolare camminamento a gradoni, assai stretto ma per fortuna ancora percorribile nonostante i secoli trascorsi. Una mulattiera che nelle ore drammatiche della interminabile attesa di ieri ha consentito almeno ad una parte delle persone da evacuare, di allontanarsi finalmente a metà giornata e raggiungere così il punto di raccolta dei mezzi di soccorso alla piazza Maio. «Un grande rumore e poi una vibrazione tremenda, peggiore di quella dell’ultimo terremoto. Era buio pesto e abbiamo impiegato almeno dieci, forse quindici minuti per comprendere quello che invece era successo» ha raccontato Pietro, uno fra i primi testimoni. Stesse parole per storie tutte identiche. Quelle di Maria, di Angelo, di Giuseppe, di Rosaria. Di anziani, giovani, bambini che alla fine hanno raggiunto il numero prima di 50, poi di 100, poi ancora 120 e infine 150. A piccoli gruppi, portando con se solo l’indispensabile, i più fortunati fra gli abitanti dell’area a rischio sono stati evacuati. A tarda notte ancora molte le famiglie che sono rimaste bloccate all’interno delle loro abitazioni. «Credo che siano molti di più in realtà e siamo intorno ai 200» riferisce un albergatore della zona dopo un rapido consulto con altri suoi colleghi che sull’isola hanno riaperto o messo a disposizione camere per garantire accoglienza e solidarietà. 
 

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