Frana Ischia, Casamicciola sotto il fango. Morta una donna, 15 dispersi. Di notte si cerca sotto il fango. Alle 11 il Cdm sullo stato di emergenza

Gli abitanti sorpresi nel sonno. Meloni: faremo la nostra parte

Frana Ischia, Casamicciola sotto il fango. Morta una donna, 15 dispersi. Di notte si cerca sotto il fango. Alle 11 il Cdm sullo stato di emergenza
di Valentino Di Giacomo
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Domenica 27 Novembre 2022, 00:39 - Ultimo aggiornamento: 09:02

Una colata di fango e massi enormi, dal peso di circa 15 tonnellate, rotolati giù dopo un boato che ha svegliato nel pieno della notte Casamicciola, travolgendo interi caseggiati. È un’isola vulcanica Ischia, ma anche stavolta non c’è stato bisogno di un’eruzione o un terremoto, è bastata una frana in piena notte per scatenare uno scenario che tanto assomiglia all’esplosione di un vulcano. Il primo boato è stato udito dalla popolazione alle 3 della notte tra venerdì e sabato. Alcune persone erano già sveglie per il rumore dei tuoni, del vento e della pioggia battente, poi è completamente franato il costone della collina che sovrasta la cittadina. Nessuno ha avuto il tempo di fuggire. Quindici i dispersi, tredici i feriti (uno in condizioni critiche, portato al Cardarelli in prognosi riservata), 130 gli sfollati ai quali è stata trovata una sistemazione in albergo, ma soprattutto c’è una prima vittima accertata: è Eleonora Sirabella, una donna di 31 anni, nata a Casamicciola. Ma la conta delle vittime e dei dispersi è una sorta di pallottoliere impazzito: ieri mattina il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha parlato di otto morti, ma nel corso della giornata di ieri il cadavere recuperato è stato soltanto uno. Di lì in poi il ministero dell’Interno e la Prefettura di Napoli hanno iniziato ad essere più guardinghi nelle comunicazioni (oggi alle 11 si riunirà il consiglio dei ministri per dichiarare lo stato di emergenza). La speranza è che qualcuno possa resistere in qualche camera d’aria ricavata dalle macerie, è una corsa contro il tempo che è durata tutta la notte e che andrà avanti per la giornata di oggi. Nelle abitazioni a ridosso della collina da dove è piombata la frana, in via Celario, ancora ieri sera c’erano una decina di persone intrappolate senza acqua né luce.

LA CORSA

In poco più di due ore la furia della frana ha travolto tutto, alle 5 di ieri mattina c’erano già una decina di furgoni, auto e motorini che galleggiavano al porto di Casamicciola. La costa da azzurra si è colorata tra l’ocra e il marrone a causa dei detriti portati giù dalla montagna. I mezzi sono stati trascinati giù dalla potenza della natura che ha distrutto case, pali della luce e segnaletica stradale, poi finiti in acqua. Altre auto sono state trascinate contro case e negozi. I luoghi dell’epicentro della tragedia sono piazza Maio e piazza Bagni, gli stessi che nel 2017 furono investiti dalla furia del terremoto. Qui i caseggiati sono stati travolti e inghiottiti dalla frana. Ed è qui che si concentrano i soccorsi, è per chi abita in quei casolari a ridosso della montagna che si concentrano le preghiere dell’isola e dell’Italia intera. La potenza della frana è stata tale che la rete sismica dell’Osservatorio Vesuviano ha registrato «un segnale di evento franoso a partire dalle 4 di mattina fino alle 6», con una «fase più intensa avvenuta tra le 5 e le 5.30». Per tutta la notte le squadre della Protezione civile e dei vigili del fuoco, coadiuvate dai mezzi di polizia e carabinieri, hanno scavato eroicamente tra macerie e fango con l’aiuto delle luci alimentate dai gruppi elettrogeni arrivati sull’isola dalle navi reperite a Napoli e Pozzuoli dalla Protezione civile. Ma le operazioni sono risultate da subito complesse anche a causa del mare mosso, fino a forza 9, che non consentiva agevolmente ai traghetti di giungere sull’isola. A bordo del traghetto da Pozzuoli con il primo convoglio dei mezzi di soccorso c’è il sindaco di Forio, uno dei sei Comuni dell’isola, Francesco Del Deo, in collegamento video con la sala operativa allestita in Prefettura dove è stato presente per l’intera giornata il governatore De Luca con il prefetto Palomba. Giunti sul posto, la strada che dal porto di Casamicciola arriva fino all’epicentro della tragedia si presenta come un fiume di fango.

IL VIAGGIO

A bordo di un mezzo dei vigili del fuoco il viaggio assomiglia, anziché ad una discesa, ad una risalita verso gli inferi: più si avanza più lo scenario è catastrofico. «Scene così - racconta uno degli autisti del mezzo dei vigili del fuoco - le ho viste solo a Sarno. Eppure qui ci sono stato per la prima frana del 2006, per quella del 2009 e per il terremoto del 2017». Una tragedia annunciata, ma per chi lotta nel fango non è tempo per perdersi in polemiche. Anzi, i mezzi più pesanti devono fermarsi mentre percorrono tra le macerie le strade che portano a ridosso dell’origine della frana. La via che porta a piazza Maio è infatti già stata interessata dal sisma del 2017, alcune strade sono state messe in sicurezza solo per il transito di mezzi leggeri, ma veicoli che pesano oltre tre tonnellate non possono giungere all’epicentro. Per l’intera giornata la paura dei soccorritori è che la pioggia incessante possa far crollare anche altri pezzi di montagna, nel pomeriggio le voci si rincorrono di un possibile nuovo crollo imminente. Paura che si mischia a paura e voci incontrollate che non aiutano chi è in prima linea per salvare delle vite. Non è l’unico problema che devono risolvere i soccorritori. Il primo ostacolo da superare per giungere sul luogo dell’emergenza è rimuovere gli enormi massi. È così che i soccorsi sono diventati una sorta di percorso ad ostacoli: prima i bobcat hanno dovuto rimuoverli, poi i mezzi di soccorso hanno potuto dirigersi verso l’epicentro della frana.

 

LE DIFFICOLTÀ

Ore ed ore di lavoro incessante mentre i residenti delle case più a valle, a ridosso del porto, si sono dati da fare per liberare il fango dai piani terra e dai seminiterrati. Inutile chiedere ieri mattina un aiuto ai mezzi di soccorso perché, anche nella tragedia, c’è una scala di priorità. «Signora - rispondevano i vigili del fuoco ad una donna che con la vanga spalava il fango dalla propria abitazione - lei almeno può uscire di casa». Una scena che si è ripetuta almeno dieci volte. I veicoli più pesanti si sono fermati fin poco dopo piazza Bagni, poi le squadre - composte da vigili del fuoco, Protezione civile, carabinieri, polizia e guardia costiera - hanno dovuto camminare nel fango, mettendo a rischio anche la propria incolumità. Alacre il lavoro di una squadra di soccorso: una famiglia di otto persone, con due cagnolini, non voleva saperne di lasciare la propria abitazione. Alla fine, dopo una lunga trattativa, tutti sono stati tratti in salvo. Anche questo è l’altro ostacolo che si sono trovati di fronte i soccorritori, la resistenza di chi proprio non voleva saperne di lasciare la propria abitazione. È dovuto giungere un appello del prefetto, Claudio Palomba. «Ci sono famiglie - ha detto il prefetto - che non vogliono allontanarsi dalle proprie case forse per paura di andare via, ma noi abbiamo la necessità che lascino le abitazioni». A mettere in sicurezza la zona sono giunti sull’isola, sin dall’alba, altri 21 carabinieri del Reggimento Campania ad aggiungersi agli 80 già in servizio ad Ischia. «Ne arriveranno altri 10 - ha annunciato il Comandante provinciale dell’Arma, Enrico Scandone - insieme a 6 carabinieri forestali. Serviranno anche per controllare meglio il territorio ed evitare episodi di sciacallaggio». Per ospitare gli sfollati la Nave San Giorgio della Marina Militare, con a bordo personale della battaglione San Marco e un elicottero SH90, si è messo ieri in navigazione dal Mar Ionio per avvicinarsi alle isole Flegree in caso di necessita di impiego. «La Difesa - ha detto il ministro Guido Crosetto - è anche quella che oggi ha gli elicotteri che hanno portato i vigili del fuoco a Ischia, che vanno a prendere le persone, che fa partire una nave e la rischierà davanti all’isola, perché se servisse è pronta ad accogliere le persone o i feriti». Il resto sono preghiere affidate al cielo perché sia più clemente e che gli eroi possano ritrovare in vita chi ancora risulta disperso.

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