Fondi Lega, processo con rito abbreviato per i contabili Di Rubba e Manzoni

Fondi Lega, processo con rito abbreviato per i contabili Di Rubba e Manzoni
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Sabato 6 Marzo 2021, 01:30

Processo con rito abbreviato. È la richiesta di Alberto di Rubba e Andrea Manzoni, i due contabili della Lega in Parlamento agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano su Lombardia film commission e sui presunti fondi neri creati per il partito. L’istanza - che prevede la rinuncia del dibattimento, l’utilizzo ai fini probatori degli atti contenuti nel fascicolo del pm lo sconto di un terzo della pena - è stata depositata dal loro difensore, l’avvocato Piermaria Corso.

SENZA PUBBLICO

Il processo si terra quindi a porte chiuse, davanti al gup Natalia Imarisio, il più possibile al riparo da clamori mediatici. Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi, titolari dell’indagine, il mese scorso hanno chiesto e ottenuto il processo immediato (senza quindi celebrare l’udienza preliminare), per Di Rubba e Manzoni e per l’imprenditore Francesco Barachetti, accusati di peculato e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, per il caso Lombardia film commission, cioè la presunta vendita gonfiata per 800 mila euro di un capannone a Cormano. Per l’imprenditore, l’unico a non aver chiesto riti alternativi, il dibattimento si aprirà il prossimo 15 aprile davanti al Tribunale. Per i due contabili, invece, l’abbreviato potrebbe cominciare a maggio e chiudersi in un paio di udienze. La scelta del rito di presume sia stata fatta anche per evitare ai due commercialisti del Carroccio di comparire in un’aula di giustizia in un processo aperto al pubblico e, soprattutto, alla stampa.

FATTURE FALSE

Intanto resta aperto il filone di indagini su presunti fondi neri che sarebbero stati raccolti dai due contabili, nel quale sono confluite anche le dichiarazioni a verbale di Michele Scillieri. Il commercialista, nel cui studio nel 2017 venne registrata la “Lega per Salvini premier” e che ha da poco patteggiato, ha dato un contributo all’inchiesta milanese: interrogato più volte, oltre ad aver fatto ammissioni sul capitolo della compravendita gonfiata, ha raccontato che Di Rubba e Manzoni, in stretti rapporti col tesoriere del Carroccio Giulio Centemero (che non risulta indagato), avrebbero fatto «girare» le finanze della Lega e ha parlato di soldi arrivati, attraverso fatture false come “pezze giustificative”, a professionisti e imprese fedeli alla Lega. I quali avrebbero poi «retrocesso» al partito percentuali degli incassi fino «al 15%».

LUSSEMBURGO

Nell’interrogatorio del novembre scorso, agli atti dell’indagine, Scillieri ha raccontato non solo del meccanismo di «retrocessione» degli «emolumenti» dei consulenti di «fiducia» al «partito», ma anche di altri temi sui cui si stanno effettuando accertamenti. Ha spiegato che nel 2019, quando era a Roma, «incontrai Manzoni alla Camera dei deputati. Ripercorremmo insieme il tentativo di vendere l’immobile di via Bellerio, la riduzione del personale» e tra l’altro «la creazione delle associazioni regionali e provinciali per impedire l’aggressione del patrimonio della Lega» e pure «l’ottimo accordo sulla rateizzazione dell’importo da sottoporre a confisca». In un passaggio precedente del verbale il commercialista rispondendo alla domanda su cosa sapesse della «gestione Stefani e della gestione Centemero e del passaggio dalla prima alla seconda», ricorda di aver affrontato, alla fine del 2018, la vicenda delle «sette società» con Di Rubba: erano controllate da Seven Fiduciaria che «era di un commercialista di Clusone, Sergio Balduzzi - ricostruisce Scillieri - dal quale avevano lavorato Di Rubba e Manzoni fino alla fine del 2014. Intuii che ogni società aveva in dote 1 milione dei sette che si trovavano in Lussemburgo ed erano gestite da loro e da Centemero, almeno una».

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