Filippo Turetta, Giulia accoltellata in macchina o mentre fuggiva? Ecco il nodo per smontare la strategia della difesa

La Procura vuole smontare la tesi della difesa dell'omicidio preterintenzionale

Filippo Turetta, Giulia accoltellata in macchina o mentre fuggiva? Ecco il nodo al centro della battaglia legale
di Valeria Di Corrado
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Lunedì 4 Dicembre 2023, 00:04 - Ultimo aggiornamento: 14:33

Per scongiurare anche la remota possibilità che la tesi difensiva di Filippo Turetta sull’omicidio preterintenzionale possa essere in qualche modo presa in considerazione dai giudici in sede processuale, la Procura di Venezia ha chiesto ai carabinieri un approfondimento di indagine per chiarire il luogo e il momento preciso in cui il 22enne ha sferrato la coltellata all’arteria basilare, nella parte posteriore del collo di Giulia Cecchettin, risultata fatale per la vittima. Secondo quanto emerso dall’esame autoptico, infatti, ragazza è morta nel giro di pochi minuti per lo shock emorragico determinato da quel fendente. Il punto nodale è capire se l’indagato l’abbia colpita mentre lei stava cercando di scappare dall’ex fidanzato, che già l’aveva ferita con più coltellate. 

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Le ipotesi

Verso le 23.40 di sabato 11 novembre, in una strada della zona industriale di Fossò, le telecamere riprendono la studentessa universitaria che - dopo essere scesa dalla macchina di Turetta - cerca di sfuggirgli. Lui la rincorre, la spinge e lei cade a terra, sbattendo la testa sull’asfalto. Il giovane - reo confesso dell’omicidio - pare abbia detto durante il suo lungo interrogatorio con i magistrati di aver sferrato la coltellata (risultata mortale) mentre inseguiva la sua coetanea che scappava. Quindi quando Giulia era di spalle. L’obiettivo - secondo quanto sostenuto dal killer - sarebbe stato quello di bloccarla, non di ucciderla, e che le conseguenze mortali del fendente siano andate oltre le sue intenzioni. Dalle immagini delle telecamere acquisite agli atti e dai primi esiti dell’autopsia, non si può ancora avere certezze su questo aspetto.
L’altra ipotesi è che il colpo fatale sia stato sferrato dopo la caduta a terra: in quel “buco” di 10 minuti, tra le 23.40 - quando la 22enne viene spinta e sbatte la testa contro un marciapiede - e le 23.50, quando Filippo la carica di nuovo in auto e la Fiat Punto viene inquadrata mentre lascia Fossò.

In questo caso, ci sarebbe ancor meno spazio per sostenere la tesi dell’omicidio preterintenzionale. Ma, comunque, pensare di fermare la corsa di una persona sferrandole una coltellata - come vuol far credere Turetta - è un costrutto che vacilla sul piano logico.

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Le perizie

Per chiarire questo aspetto, gli inquirenti potrebbero chiedere a un perito di ingrandire i frame del video delle telecamere di Fossò, per vedere ciò che non si vede a occhio nudo: ossia se il 22enne abbia realmente sferrato quella coltellata durante l’inseguimento, o quando la sua ex fidanzata era già a terra esanime. L’altra perizia che potrebbe essere chiesta (più probabilmente dalla difesa) riguarda la capacità di intendere e di volere dell’indagato. Se un’eventuale consulenza medico-psichiatrica dovesse concludersi con una diagnosi di depressione - causata magari dalla fine della relazione con Giulia - la difesa del ragazzo potrebbe puntare a fargli riconoscere un vizio parziale di mente, e quindi un considerevole sconto di pena. Ma dovrebbe trattarsi di una forma gravissima di depressione, perché - come si legge in una sentenza della Cassazione del primo agosto 2012 - il fatto che l’imputato accusato di aver ucciso la moglie sbattendole la testa contro il muro «fosse affetto da semplice depressione reattiva di grado moderato, tendente a risolversi col passare del tempo e comunque non connotata da elementi degenerativi», non è stata considerata una patologia «annoverabile fra gli stati morbosi della psiche, tali da escludere o diminuire grandemente la capacità d’intendere e volere».

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