Filippo Turetta vede i genitori: «Ora non sono più solo, ma so che non mi perdonerete». I pm: ci ha detto tutto

Le parole del 22enne: «Devo pagare fino alla fine»

Filippo Turetta vede i genitori: «Ora non sono più solo, ma so che non mi perdonerete». I pm: ci ha detto tutto
di Gianluca Amadori
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Lunedì 4 Dicembre 2023, 06:46 - Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 09:45

VENEZIA Primo incontro in carcere tra Filippo Turetta e i suoi genitori. Il colloquio, già autorizzato dalla procura di Venezia la scorsa settimana e poi rinviato per motivi di opportunità, si è svolto ieri, tra abbracci e lacrime: il padre di Filippo, Nicola Turetta, e la madre Elisabetta Martini, hanno fatto ingresso nella casa circondariale di Montorio poco prima delle 12 e si sono fermati per circa un'ora. La visita è avvenuta in una stanza "protetta", in una giornata di tregua dall'assedio di giornalisti e teleoperatori che, fino all'interrogatorio di venerdì, hanno stazionato davanti al penitenziario nel quale è rinchiuso il ventiduenne padovano, accusato di aver ucciso l'ex fidanzata, la studentessa di Vigonovo, Giulia Cecchettin, sua coetanea.

L'ABBRACCIO

«Abbiamo fatto in modo di tutelare la loro privacy, come si fa con ogni famiglia - ha spiegato una fonte all'agenzia di stampa Adnkronos - Alla fine Filippo era sollevato, ha saputo di non essere stato abbandonato, di non essere solo».
Turetta aveva chiesto fin da sabato 25 novembre, dopo aver varcato la porta d'ingresso del carcere di Verona, di poter vedere i genitori, ma l'incontro era stato posticipato: l'avvocato Giovanni Caruso aveva spiegato che l'appuntamento necessitava di una preparazione psicologica.

Ma, probabilmente il differimento dell'incontro era stato deciso anche in vista dell'interrogatorio che Filippo ha sostenuto di fronte al pm Andrea Petroni, durato l'intera giornata di venerdì scorso. Per il momento non ne sono previsti altri, anche perché il primo è ritenuto esaustivo». Si attende invece il rimpatrio dalla Germania della Punto nera usata per la fuga: a quando pare, non rientrerà prima del 10 dicembre e solo allora potrà essere esaminata dagli inquirenti.

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Nicola Turetta ed Elisabetta Martini non vedevano il figlio dall'11 novembre, quando il giovane era uscito di casa per accompagnare Giulia al centro commerciale Nave de Vero, di Marghera, per poi sparire al volante della sua vettura, dopo aver ucciso a coltellate l'ex fidanzata che non voleva proseguire una relazione già troncata in estate. Fuga terminata in Germania con l'arresto e, successivamente, con la consegna alla polizia italiana.

LA CONFESSIONE

Sono numerosi gli elementi raccolti dagli inquirenti contro Filippo, accusato di sequestro di persona ed omicidio volontario, con l'aggravante di aver agito nei confronti di una persona a cui era legato affettivamente. Nel corso dell'interrogatorio durato 9 ore, il ragazzo ha ammesso di aver compiuto un gesto «terribile», dicendosi pronto a «pagare e scontare la pena». Ha ribadito la sua ossessione per Giulia (testimoniata anche dal messaggio audio da lei inviato alle amiche) e la non accettazione del fatto che i due non fossero più una coppia: «L'amavo, la volevo per me, non accettavo che fosse finita». Questo il senso delle parole che avrebbe riferito al pm Petroni. Più volte Turetta avrebbe pronunciato l'aggettivo «mia», riferendosi alla studentessa di Vigonovo.

IN CARCERE

In carcere Filippo si trova in regime di grande sorveglianza, in una cella dell'infermeria, per evitare che possa compiere gesti estremi. Compirà 22 anni tra pochi giorni: il 18 dicembre. È presto per avere certezze, ma è probabile che in carcere possa decidere di proseguire e terminare gli studi in Ingegneria biomedica, lo stesso percorso seguito da Giulia che, lunedì 13 novembre, si sarebbe dovuta laureare.

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Il ventunenne di Torreglia rischia di passare in cella almeno una ventina di anni, sempre che gli inquirenti non riescano a dimostrare che il delitto è stato premeditato: in tal caso la pena massima prevista è quella dell'ergastolo. Il suo difensore potrà chiedere il rito abbreviato (con sconto automatico di un terzo della pena), soltanto se non sarà contestato un reato che prevede come pena massima l'ergastolo, come quello ipotizzato dai legali dei familiari di Giulia, secondo i quali l'uccisione è avvenuta a seguito di un lungo periodo di stalking. La difesa, con molte probabilità, percorrerà la strada della perizia psichiatrica per cercare di ottenere almeno il riconoscimento di una parziale infermità di mente al momento del fatto: «Ho perso la testa, mi è scattato qualcosa», ha dichiarato Filippo nel corso dell'interrogatorio. E lo stesso ha ripetuto ai genitori, chiedendo scusa: «Devo pagare fino alla fine, ho fatto qualcosa di terribile, ho perso la testa, ma non volevo e so che non potrete mai perdonarmi».
 

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