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Omicidio Alika, la compagna di Ferlazzo: «Pregavo si risvegliasse, anche la nostra vita distrutta per sempre»

Il racconto alla Squadra Mobile: «Filippo è venuto da me sporco di sangue e mi ha detto "andiamo via"»

Omicidio Alika, la fidanzata di Ferlazzo: «Pregavo si risvegliasse, anche la nostra vita distrutta per sempre»
3 Minuti di Lettura
Domenica 31 Luglio 2022, 08:28 - Ultimo aggiornamento: 13:06

«Pregavo che quell'uomo si risvegliasse. Poi ho capito che non c’era più niente da fare. Il nostro amore, la nostra vita, ora sono distrutti per sempre». A parlare è Elena, la compagna di Filippo Ferlazzo, l'uomo che a Civitanova Marche ha ammazzato, a mani nude, Alika Ogorchukwu, il mendicante nigeriano di 39 anni reo di aver chiesto l'elemosina con troppa insistenza.

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Agli uomini della squadra Mobile di Macerata ha raccontato quei terribili attimi. Un raptus che, come lei stessa ha detto, cambierà la vita di tutti. Dalla famiglia della vittima, a quella del carnefice.

IL RACCONTO

«E' venuto da me sporco di sangue. Gli ho chiesto cosa avesse fatto. E lui mi ha detto: “Ho picchiato uno”, andiamo via», è la testimonianza della donna. «Non sopportava l’idea che qualcuno potesse farmi del male - ha detto -  Ma questo scatenava la sua aggressività. Ma mai fino a questo punto».

«MI TENEVA PER IL BRACCIO»

Elena racconta che Alika, «quel signore con la stampella» si è avvicinato a lei e il compagno chiedendo l'elemosina: «Mi ha preso per un braccio. Mi sono divincolata. E ci siamo allontanati. Io sono entrata in un negozio, Filippo è rimasto fuori. Quando sono uscita non l'ho più visto». Poi la tragedia. Il ritorno di Filippo. Quelle parole sussurrate: «Andiamo via».

 

LA SQUADRA MOBILE

«C’è stato un comportamento insistente da parte della vittima per ottenere l’elemosina dalla coppia, non ci sono state avances - sottolinea Matteo Luconi, capo della Squadra mobile della questura di Macerata - Il nigeriano, sabato scorso intorno alle 14, ha fermato la coppia all’altezza della stazione. La sua insistenza è stata all’origine di una lite, che poi è degenerata. La vittima si è allontanata e l’operaio, da solo, lo ha seguito. A distanza di circa 200 metri l’aggressione mortale. Lo ha bloccato frontalmente. Ha preso la stampella al nigeriano (claudicante a causa di un incidente stradale) usandola per colpirlo. Lo ha scaraventato a terra, gli si è seduto sopra e lo ha ucciso a mani nude. La fidanzata non era presente al momento dell’aggressione». Dopo averlo tramortito gli ha rubato il cellulare. «Non sappiamo per quale motivo», aggiunge il vicequestore Luconi.

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