Ilenia Fabbri uccisa a Faenza, la testimone finisce sotto tutela: è l'unica ad aver visto l'assassino

Faenza, la testimone dell'omicidio di Ilenia Fabbri finisce sotto tutela: è l'unica ad aver visto l'assassino
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Mercoledì 17 Febbraio 2021, 19:28

L'assassino è ancora là fuori da qualche parte e lei è l'unica ad averlo visto. Per questa ragione, su via libera della Prefettura competente, è scattato un programma di protezione per l'unica testimone del delitto di Ilenia Fabbri, la 46enne sgozzata verso le 6 del 6 febbraio scorso nel suo appartamento di via Corbara a Faenza, nel Ravennate. La richiesta in tal senso era stata inoltrata dal Procuratore capo di Ravenna Daniele Barberini alla luce del potenziale pericolo a cui era esposta la ragazza. La giovane - si tratta di un'amica della figlia Arianna della vittima rimasta a dormire quella notte nell'abitazione - ha del resto fornito elementi, sia direttamente che indirettamente, ritenuti sin qui fondamentali per l'esito dell'inchiesta.

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A cominciare dalla chiamata alle 6.06 ad Arianna, quest'ultima partita in auto da pochi minuti alla volta di Milano assieme al padre nonché ex marito della vittima (il 53enne Claudio Nanni, indagato per omicidio pluriaggravato in concorso con persona ignota), facendo così scattare l'allarme al 112 su quella che si pensava fino a quel punto essere l'intrusione di un ladro. La ragazza ha inoltre potuto riferire le ultime parole della vittima («Chi sei? Cosa vuoi?») consentendo così di capire che la 46enne non conosceva il suo assassino. E ha contribuito a stilare un primo parziale identikit dell'aggressore, sebbene lo abbia solo intravisto di schiena mentre correva giù per le scale: molto alto, ben piazzato, con spalle grosse e vestito di scuro. Altri elementi che hanno aiutato gli inquirenti a ricostruire quei concitati momenti, sono arrivati infine dalla chiamata di 21 minuti che alle 6.08 sempre la giovane, comprensibilmente impaurita dopo essere rimasta da sola chiusa in camera, ha fatto al padre dell'amica: una telefonata ora in mano agli inquirenti in quanto l'uomo aveva installato sul suo cellulare una applicazione in grado di registrare le chiamate. Per arrivare a dare un nome al killer, gli investigatori, coordinati dal Pm Angela Scorza, ieri hanno ascoltato altri testimoni: oltre a una giovane donna negli ultimi tempi molto vicina all'indagato, sono state sentite quattro persone circa un possibile esecutore materiale del delitto, non necessariamente un profilo esperto.

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Del resto secondo l'ipotesi più battuta dalla polizia, l'ex marito potrebbe avere ingaggiato un killer reperito forse casualmente al fine di uccidere la consorte da cui si era separato nel 2018. Sullo sfondo della vicenda, c'è un possibile movente economico: dopo l'assegnazione alla moglie della casa coniugale di via Corbara, la 46enne aveva promosso una causa di lavoro da 100 mila euro relativa a contestati mancati compensi per la sua collaborazione nell'impresa di famiglia: l'udienza - la seconda - si sarebbe dovuta celebrare giusto il 26 febbraio al Tribunale di Ravenna. Attraverso un sicario, l'ex marito, che ha dichiarato di non sapere della presenza in casa della giovane ora sotto protezione, avrebbe così potuto risolvere tutti i suoi contenziosi economici con la defunta peraltro diventandone erede al 50% con la figlia. Il diretto interessato ha finora fermamente respinto questa ipotesi dicendosi del tutto estraneo all'omicidio della moglie. Anche la figlia, andata ad abitare con lui dalla mattina del delitto, crede al momento alla dichiarata innocenza del padre.

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