FABRIZIO CORONA

Corona, i giudici: «Resta in affidamento, nessun pericolo nel suo percorso»

Martedì 29 Gennaio 2019
Corona, i giudici: «Resta in affidamento, nessun pericolo nel suo percorso»

Fabrizio Corona può rimanere a scontare la pena residua per le sue condanne in affidamento terapeutico definitivo, come avevano deciso a fine novembre i giudici valutando come «positivo» il suo percorso di recupero. Lo ha stabilito il Tribunale di Sorveglianza di Milano, respingendo la richiesta della Procura generale che chiedeva, invece, che l'affidamento concesso tornasse ad essere solo 'provvisoriò, in attesa di una decisione della Cassazione.

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Alla Suprema Corte, infatti, ha fatto ricorso l'Avvocato generale Nunzia Gatto per chiedere la revoca dell'affidamento e, dunque, che l'ex agente fotografico torni in carcere. I giudici (presidente La Rocca, relatore Calzolari) hanno bocciato la richiesta di «sospensiva», accogliendo le tesi del legale di Corona, l'avvocato Antonella Calcaterra, e confermando che l'ex re dei paparazzi può rimanere in affidamento 'definitivò. Nel frattempo, ad ogni modo, come era emerso ieri, la Procura generale nei giorni scorsi ha presentato alla Sorveglianza una nuova istanza di revoca della misura alternativa alla detenzione e su questa dovrà essere fissata un'udienza per la discussione.

Ieri, intanto, davanti ai giudici era stata discussa proprio la richiesta di sospendere, in attesa della Cassazione, l'ordinanza con cui il Tribunale il 30 novembre confermò, rendendolo 'definitivò, l'affidamento terapeutico concesso all'ex 'fotografo dei vip'. Tra i vari punti, il pg aveva elencato le numerose violazioni dell'affidamento e delle misure di prevenzione come, ad esempio, l'incasso di 35 mila euro per un'ospitata, non dichiarati. I giudici, invece, hanno dato ragione alla difesa, spiegando in poche righe che mancano «i presupposti di legge» per sospendere l'affidamento definitivo e che non c'è alcun «periculum in mora», ossia nessun 'dannò nel percorso di Corona può verificarsi in attesa che la Cassazione fissi l'udienza e decida.

Nel frattempo, tuttavia, la Procura generale ha già chiesto per la seconda volta in pochi mesi e sempre alla Sorveglianza il ritorno in carcere dell'ex agente fotografico perché, tra le altre cose, lo scorso 10 dicembre andò nel 'boschetto della drogà di Rogoredo, alla periferia sud di Milano, a fare «l'agente provocatore», a fingere di acquistare stupefacenti, malgrado tra le prescrizioni del suo programma ci sia il divieto di frequentare tossicodipendenti. Quest'ultima richiesta dovrà essere trattata in un'altra udienza a Milano

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