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Fabio Ridolfi è morto: immobilizzato da 18 anni, aveva scelto la sedazione profonda

«Fabio Ridolfi è morto senza soffrire, dopo ore di sedazione e non immediatamente come avrebbe voluto» hanno detto Filomena Gallo e Marco Cappato dell'Associazione Luca Coscioni

Fabio Ridolfi è morto: era immobilizzato da 18 anni, aveva cominciato la sedazione profonda
5 Minuti di Lettura
Lunedì 13 Giugno 2022, 19:57 - Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 08:36

Fabio Ridolfi è morto. Il 46enne di Fermignano, in provincia di Pesaro-Urbino, aveva avviato nelle scorse ore l'iter di sedazione profonda. Lo ha comunicato la famiglia. L'uomo, immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi, stava tentando con l'assistenza legale dell'Associazione Luca Coscioni l'accesso al suicidio assistito, possibile in Italia per le persone nelle sue condizioni, come indicato dalla sentenza della Corte costituzionale Antoniani/ Cappato. «Dopo una lunghissima attesa, il 19 maggio scorso aveva ottenuto il via libera dal Comitato etico che aveva verificato la sussistenza dei requisiti ma non aveva indicato le modalità né il farmaco che Fabio avrebbe potuto autosomministrarsi», ricorda l'associazione Luca Coscioni.

Così nei giorni scorsi Fabio ha comunicato la sua scelta, «una scelta di ripiego», di ricorrere alla soluzione che avrebbe potuto percorrere senza aspettare il parere mai ricevuto: la sedazione profonda e continua. «Fabio Ridolfi è morto senza soffrire, dopo ore di sedazione e non immediatamente come avrebbe voluto» dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato dell'Associazione Luca Coscioni. Da quattro mesi aveva chiesto l'aiuto medico al suicidio, rientrando nelle condizioni previste dalla Corte costituzionale, «ma una serie di incredibili ritardi e di boicottaggi da parte del Servizio sanitario l'hanno portato a scegliere la sedazione profonda e la sospensione dei trattamenti di sostegno vitale in corso». L'associazione Coscioni si unisce «innanzitutto al dolore della famiglia di Fabio. Da domani continueremo a batterci affinché non si ripetano simili ostruzionismi e violazione della volontà dei malati. Continueremo in ogni caso a fornire aiuto diretto alle persone che si rivolgeranno a noi per far valere il loro diritto di decidere sulla propria vita».

Il videomessaggio di Pellegrini, capitano della Roma

Un videomessaggio di Lorenzo Pellegrini, capitano della Roma, sua squadra del cuore, una veglia ieri sera in piazza a Fermignano (Pesaro Urbino) in piazza per dirgli che tutto il paese è con lui, al suono della sua band preferita, i Metallica. Sono i modi, organizzati dagli amici, dalla famiglia e dalle istituzioni, per salutare Fabio Ridolfi. Il procedimento sarebbe dovuto durare alcuni giorni, mentre con il suicidio medicalmente assistito tutto sarebbe finito in pochi minuti. Ma c'è già il senso di un addio nelle iniziative messe in campo in questi giorni. «Vogliamo salutarlo e fargli capire che tutta Fermignano è con lui e con la sua famiglia» ha detto il sindaco Emanuele Feduzi durante la veglia in piazza ieri sera. E il fratello Andrea ha invitato a «non essere tristi per lui. È quello che voleva, una liberazione». A salutarlo la band che aveva formato da ragazzo, gli Out of Signal, le associazioni cittadine, gli arcieri del Castrum Firmignani e i tifosi della Fermignanese, con uno striscione: «Rispetto per Fabio». Ed è l'ultimo desiderio esaudito il videomessaggio di Pellegrini: Fabio avrebbe voluto incontrare Pellegrini e Zaniolo, non è stato possibile per il ritiro della nazionale per la Nations League contro l'Inghilterra. Pellegrini ha inviato un videomessaggio: «Ho sentito parlare di te - ha detto, con indosso la maglia azzurra -. Sono in Nazionale e non potrò passare di persona, ma ti mando un grande saluto, un abbraccio e un bacio» mentre gli occhi di Fabio, l'unico organo con cui può comunicare con il modo tramite un puntatore oculare, si illuminano. «Come gli ho detto poco tempo fa "te ne vai da Campione d'Europa" e questa coppa lo rende ancora più orgoglioso di tifare Roma» il commento di Andrea, che lo ha sempre accompagnato nella sua battaglia che va avanti da anni. Un addio ancora accompagnato dalle polemiche per i ritardi, tra l'altro nell'indicazione del farmaco, del servizio sanitario. L'avvocato Filomena Gallo, legale di Fabio e segretario dell'Associazione Coscioni, mette a confronto la sensibilità dimostrata da Pellegrini («questa è attenzione, sensibilità, pensiero, rispetto») e il comportamento del Governo, che «avrebbe dovuto intervenire con responsabilità e tempestività contro l'azienda sanitaria che sta negando il fine vita richiesto da Fabio». E ieri un botta e risposta tra il ministro Roberto Speranza, che annunciava un «tempestivo intervento» per 'Mariò, il 44enne tetraplegico, anche lui marchigiano, che ha ottenuto il parere favorevole e l'indicazione del farmaco per il suicidio assistito, ma che si deve pagare tutte le spese, e l'Associazione Coscioni. «Ringraziamo il ministro, ma "Maria" ha già dovuto sborsare i 5.000 euro, coperti dalla nostra raccolta fondi - la replica dell'Associazione Coscioni - semmai si può parlare di risarcimento».

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