Chiara Ugolini, Emanuele Impellizzeri si impicca in carcere: era accusato di omicidio

Chiara Ugolini, Emanuele Impellizzeri si impicca in carcere: era accusato di omicidio
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Lunedì 27 Settembre 2021, 12:54 - Ultimo aggiornamento: 20:42

Oggi si sarebbe dovuto sottoporre a un interrogatorio. Ma ha deciso di togliersi la vita, Emanuele Impellizzeri, l'uomo accusato di aver ucciso il 5 settembre scorso Chiara Ugolini. La ragazza 27enne si trovava nel suo appartamento - che condivideva con il compagno - di Calmasino di Bardolino, in provincia di Verona, quando secondo l'accusa l'uomo sarebbe entrato in casa prima di ucciderla.

Chiara Ugolini, l'autopsia riscontra numerosi traumi interni: ma la causa della morte resta un mistero

A confermare la notizia del suicidio di Impellizzeri, diffusa in un primo momento dal segretario nazionale della Uilpa Polizia Penitenziaria, Gennarino De Fazio, è stato l'avvocato d'ufficio dell'uomo, Mattia Guidato, che oggi lo avrebbe dovuto affiancare nell'interrogatorio con gli inquirenti nel carcere di Montorio Veronese, dov'era stato trasferito dal carcere fiorentino di Sollicciano. La scoperta del suicidio risale alle 5.30 della mattina.

La morte di Chiara Ugolini

Un delitto efferato, che gli inquirenti non potranno più chiarire nei dettagli dal momento che il detenuto suicida si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. Nessuna spiegazione anche per Alexandro Riccio, il 39enne che lo scorso gennaio a Carmagnola, nel Torinese, aveva ucciso la moglie Teodora e il figlio Ludovico di cinque anni appena: anche lui si è impiccato nella cella del carcere di Ivrea dove era detenuto.

Uscito dal carcere lo scorso giugno, il 6 settembre Impellizzeri era stato infatti arrestato nei pressi di Firenze, lungo l'autostrada del Sole, mentre in sella alla sua Yamaha R1 tentava di fuggire. Addosso aveva ancora la camicia sporca di sangue e graffi sulle braccia e sul volto. Era accusato di essersi introdotto nell'appartamento che Chiara divideva con il suo ragazzo, in quel momento assente, e di averla aggredita, uccidendola, in bocca uno straccio imbevuto di candeggina, nonostante il tentativo della giovane di difendersi.

Un delitto efferato, che ha suscitato sdegno per la giovane età della vittima e per le ragioni di tanta violenza, ancora da chiarire con precisione. Non lascia dietro di sé misteri, invece, Riccio, che nella notte tra sabato e domenica si è impiccato con il pantalone di una tuta nel bagno della cella dov'era detenuto. Il compagno stava dormendo e non si è accorto di nulla. «Vi porto via con me», aveva scritto in un biglietto trovato lo scorso 29 gennaio dai carabinieri nel suo appartamento insieme ai cadaveri della moglie di 38 anni, che sembra volesse mettere fine al matrimonio, e del figlio di 5.

Dopo il duplice omicidio aveva già tentato di suicidarsi lanciandosi dal balcone dopo essersi tagliato le vene, ma era stato salvato dai militari dell'Arma. L'uomo non accettava la crisi del suo matrimonio. Due anni prima aveva avuto una relazione extraconiugale e per un periodo si era lasciato con la moglie. Poi erano tornati insieme, ma le cose andavano tutt'altro che bene. «Ho rovinato la mia famiglia, mi farò curare», aveva scritto su Facebook pochi giorni prima del duplice omicidio. La procura di Ivrea ha aperto un procedimento, al momento a carico di ignoti, per il suicidio di Riccio. «Ho visto il mio cliente venerdì, insieme al consulente per la perizia psichiatrica. Nel corso dell'incontro non ha mostrato alcun intento suicida», racconta l'avvocato Giuseppe Lopedote che lo assisteva. Il legale attende ora di essere convocato, come persona informata dei fatti, dalla procura di Ivrea. Un atto dovuto per consentire alla magistratura di effettuare ogni accertamento del caso.

L'autopsia 

L'autopsia sul corpo di Chiara Ugolini, durata 4 ore, non ha permesso di determinare con esattezza la causa della morte della giovane. L'esame autoptico ha riscontrato diversi traumi interni, alla nuca, al torace, all'addome, segno di una colluttazione violenta con l'aggressore, ma nessuna lesione che da sola spieghi la causa del decesso. Da approfondire, infine l'entità dei danni causati dalla candeggina, messa sullo straccio usato dal killer, che Chiara è stata costretta ad ingerire.

Il funerale

In centinaia hanno partecipato il 13 settembre ai funerali a Fumane (Verona). La chiesa parrocchiale del paese della Valpolicella, non solo per le limitazioni anti-Covid, non poteva contenere un numero così alto di persone, così sul sagrato è stato allestito un maxischermo da dove molti hanno potuto seguire dall'esterno le esequie, celebrate da l vescovo di Verona, Giuseppe Zenti. Durante l'omelia ha usato parole di ferma condanna per l'assassinio. Nutrita la presenza di sindaci e amministratori provenienti da tutta la provincia, che, indossando la fascia tricolore, hanno impugnato una rosa rossa in omaggio alla giovane vittima. In prima fila i sindaci di Fumane, Daniele Zivelonghi, e di Bardolino, Lauro Sabaini, il comune dove Chiara si era trasferita un anno fa per stare vicino al fidanzato Daniel. Nei due paesi, in coincidenza con i funerali, era stato proclamato il lutto cittadino. Ad accogliere il feretro (coperto da rose bianche e rosse) anche tutti gli assessori ai servizi sociali dei 37 Comuni del Distretto Ovest Veronese che fanno capo all'Ulss 9 Scaligera. Striscioni e foto hanno ricordato Chiara Ugolini, che ha ricevuto l'ultimo abbraccio anche di tante amiche del mondo della pallavolo, a cominciare dal Volley Palazzolo, la squadra dove giocava e allenava.

Suidici in carcere

I due suicidi dietro alle sbarre sono gli ultimi di una lunga lista, come aveva denunciato la scorsa primavera nel report annuale l'Associazione Antigone. Nel 2020 erano stati 62 i detenuti che si erano tolti la vita all'interno degli istituti di pena italiani, mentre quest'anno sono 39. A cui bisogna aggiungere quelli di Riccio e Impellizzeri. Chiara è stata ritrovata con uno straccio imbevuto di candeggina conficcato dentro la bocca, che potrebbe avere provocato un’emorragia agli organi interni. Il sospetto della Procura è che l’aggressore volesse abusare di lei e le abbia infilato in gola lo strofinaccio, nel tentativo di zittirla. A ucciderla, tre giorni fa mentre era sola, sarebbe stato proprio il vicino di casa, Impellizzeri. Quando gli agenti della Polstrada l’hanno fermato in autostrada, il trentottenne aveva dei graffi sul collo: probabilmente Chiara ha lottato con lui e ha cercato di difendersi dall’agguato a sfondo sessuale.

 

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