Emanuela Orlandi, il fratello Pietro: «Agca? Non ha mai fornito riscontri utili»

Giovedì 25 Luglio 2019
Emanuela Orlandi e il fratello Pietro

«Ascolto tutti ma se in tanti anni non si è mai fornito uno straccio di riscontro, la prendo come una parentesi tra le tante». Le rivelazioni, non nuove, di Alì Agca sul caso di Emanuela Orlandi, di cui si sono perse le tracce 36 anni fa, lasciano piuttosto indifferente il fratello di Emanuela, Pietro, che da trentasei anni insieme alla famiglia si batte per trovare una traccia che porti a lei.

Emanuela Orlandi, Ali Agca: è viva e sta bene, non c'entra il Vaticano ma la Cia

«Io Emanuela la cerco ancora viva - dice Pietro Orlandi all'Adnkronos -. Quanto ad Agca e alla sua pista della Cia, la considero una parentesi come tante altre in 36 anni. Quando sono stato ad Istanbul nel 2010 per incontrare Agca appena uscito dal carcere, già allora mi diceva cose simili ma non ha mai fornito un minimo di riscontro». «La cosa strana - annota il fratello di Emanuela - è che Agca è rimasto a quegli anni: all'epoca si seguiva esattamente quello che lui dice adesso, la pista della Cia. Ultimamente, quando torna l' attenzione mediatica su mia sorella, Agca si rinfila con lo stesso discorso, dicendo sempre che Emanuela è viva. Cambia solo i mandanti: nel 2010 diceva che i mandanti del sequestro erano quelli del Vaticano con la collaborazione della Cia. Ora dice che il Vaticano non c'entra nulla. Nel 2010 mi disse che la responsabilità del rapimento era di Casaroli, Cia e Sisde avevano disposto come effettuare il rapimento e la Cia come gestire nel tempo il sequestro. Per carità, io Emanuela la cerco viva ma queste persone che dicono senza fornire un minimo di riscontro....».
 

L'unica cosa di cui Pietro Orlandi si dice un pò stupito è l'eco internazionale della lettera di Agca con le solite rivelazioni: «Mi ha un pò stupito l'eco internazionale. Il problema è che i questi giorni c'è attenzione sul caso di Emanuela. La notizia è uscita persino su un giornale indiano. La Cia è sempre stata al centro dell'attenzione degli inquirenti anche nei primi anni, quando si parlava di pista internazionale».

Al di là della pista da seguire, «alla base di tutto - rileva Pietro Orlandi - c'è un ricatto molto forte in mano di qualcuno e ci si infilano in tanti. In questo momento per noi è importante che il Vaticano prenda una posizione in questa storia, ammettendo in un certo qual modo la possibilità di una responsabilità interna». Sabato prossimo al Cimitero Teutonico in Vaticano si continuerà l'analisi delle ossa, migliaia, ritrovate nelle due botole: «Credo che alla fine non verranno analizzati i venti secchioni di ossa ritrovati. Alcune ossa sono rotte e quindi non si potrà estrarre il dna. Ma ci sono molti calchi di diverse dimensioni, di adulti e bambini, ben tenuti. Arcudi (il medico legale) ha detto che vuole fare una selezione tra le ossa vecchie e le recenti anche se c'è il precedente della nunziatura che su questo non lascia ben sperare».

Sulla nunziatura inizialmente si parlò di ossa recenti poi si disse che erano vecchie di quasi duemila anni. Pietro chiede di poter mettere a verbale tutto ciò che dice e che lo stesso venga fatto con il magistrato Giancarlo Capaldo: «In Vaticano mi hanno promesso due mesi fa che mi avrebbero chiamato, sto ancora spettando; e poi vorrei convocassero Capaldo che è pronto a raccontare tutto ciò che ha saputo sul caso di Emanuela. Insisto: a me più persone, con un nome e un cognome, mi hanno parlato di questo cimitero Teutonico, quindi una giustificazione va data. Ho pensato pure che qualcuno, al di là di Emanuela, volesse scoperchiare qualcosa e ha usato Emanuela conoscendo la mia caparbietà. E magari si vuole arrivare a qualcosa di diverso da mia sorella. Anche se al Teutonico non trovassero ossa di Emanuela ma comunque ossa recenti sarebbe un problema».

Ultimo aggiornamento: 18:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA