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Dpcm, Calabria impugna l'ordinanza. Tensione tra Regioni e governo. Speranza: «Serve responsabilità»

Giovedì 5 Novembre 2020
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Dpcm, Calabria impugna l'ordinanza. Tensione tra Regioni e governo. Speranza: «Serve responsabilità»

Regioni rosse, arancioni o gialle: all'indomani del Dpcm illustrato da Conte in cui l'Italia è stata divisa in 3 aree, è scontro tra Regioni e Governo. I capigruppo di Fi, Lega, Noi con l'Italia alla Camera e il vice presidente del gruppo di Fdi, hanno chiesto che «urgentemente» intervengano in aula il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza, affinché riferiscano sui «criteri che hanno determinato le scelte sulle zone di rischio in Italia». Chiedendo di sapere perché, a parità di condizioni sanitarie e di dati sulla diffusione del virus, certe regioni sono state classificate in zona rossa e altre in zona arancione o gialla.  mentre la Calabria che è stata inserita tra le regioni rosse ha annunciato che impugnerà l'odinanza.

 

 

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Dal canto suo Speranza ha risposto: «Le Regioni alimentano i dati con cui la cabina di regia effettua il monitoraggio dal mese di maggio. Nella cabina di regia ci sono tre rappresentanti indicati dalle Regioni. È surreale che anziché assumersi la loro parte di responsabilità ci sia chi faccia finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i propri territori. Serve unità e responsabilità. Non polemiche inutili»

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Calabria

«Impugneremo la nuova ordinanza del Ministro della Salute che istituisce la zona rossa in Calabria. Questa regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale». Lo afferma il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, che annuncia un ricorso contro il provvedimento firmato dal ministro Roberto Speranza. «Le costanti interlocuzioni che ho avuto in questi giorni con i membri del Governo e con il commissario Arcuri, al di là della grande disponibilità al dialogo da parte di tutti - aggiunge Spirlì - non hanno prodotto alcuna modifica rispetto alla volontà, evidentemente preconcetta, di »chiudere« una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d'Aosta». 

Sicilia

«Ci hanno imposto la zona arancione. È un provvedimento unilaterale, non concordato. E a molti appare dettato più da motivazioni politiche che scientifiche. L'autonomia in questi giorni è in vacanza. Per il governo centrale lo è da un pezzo. Gli episodi sono tali e tanti da farmi convincere sempre più del fatto che siamo di fronte a un pericoloso ritorno al centralismo romano che tende a mortificare e avvilire le autonomie regionali». Lo dice, intervistato da La Repubblica, Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia.   Alla domanda: presidente, la Sicilia non è «gialla», come forse si aspettava, ma «arancione», con la Puglia. Perché non lo accettate? Risponde: «Ho avuto solo un colloquio in serata con il ministro della Salute Speranza, nel corso del quale è emersa la nostra destinazione alla zona arancione, con le inevitabili restrizioni e chiusure che ne conseguono. Ho manifestato tutto il mio dissenso e ho chiesto che il governo adotti subito tutte le iniziative finanziarie necessarie: centinaia di migliaia di imprese siciliane, piccole e medie, sarebbero bloccate. Imprenditori, commercianti e i loro dipendenti hanno il diritto di mantenere la famiglia».

Osserva Musumeci: «Mi dice il ministro della Salute di aver ricevuto un report dal quale emergerebbe la nostra posizione borderline. Con i dati di queste ore dovremmo essere a un Rt pari a 1,2. Dunque al di fuori della zona arancione». Sul perché la Sicilia sia finita nella zona arancione riferisce invece: «Mi verrebbe facile risponderle. Il ministro Speranza sostiene che la valutazione non può essere fatta su un dato giornaliero ma su una media nel recente periodo. Vuole un dato su tutti? Oggi la Campania ha avuto oltre quattromila nuovi positivi, la Sicilia poco più di mille. La Campania ha quasi 55 mila positivi, la Sicilia 18 mila. Vogliamo parlare del Lazio? Ricovera oggi 2.317 positivi a fronte dei 1.100 siciliani, con 217 in terapia intensiva contro i nostri 148. Eppure Campania e Lazio sono in zona gialla. Perché questa spasmodica voglia di colpire centinaia di migliaia di imprese siciliane? Al governo Conte chiediamo di modificare il provvedimento, perché ingiusto e ingiustificato».  

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Brescia

Raccogliendo le istanze giunte dal territorio la Provincia di Brescia si è fatta portavoce delle richieste dei sindaci affinché Brescia non sia considerata zona rossa. Per questo l'Ente bresciano sta predisponendo un documento, in accordo con l'Associazione Comuni bresciani, da consegnare al ministro Roberto Speranza e al governatore Fontana. Alle 15 di oggi, con autorizzazione della Questura, i sindaci si ritroveranno nel cortile del Broletto e saranno ricevuti dal Prefetto, insieme al presidente della Provincia Samuele Alghisi, per far presente anche in quella sede la richiesta di applicazione dei 21 parametri, da definire su base provinciale. 

Ultimo aggiornamento: 16:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA