Messina, familiari di un paziente Covid vogliono entrare nel reparto: picchiata la dottoressa che glielo impedisce

La dottoressa dopo essere stata medicata al pronto soccorso, ha denunciato l'accaduto e si è rimessa al lavoro

Dottoressa picchiata al Policlinico di Messina per aver impedito l'ingresso nel reparto Covid ai familiari di un paziente
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Mercoledì 12 Gennaio 2022, 18:03 - Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio, 01:20

A Messina una dottoressa del Policlinico è stata presa a pugni e calci dai familiari di un paziente Covid, per avergli impedito di entrare nel reparto violando le norme anticontagio. I testimoni che hanno assistito alla scena, hanno raccontato che il medico è stata scaraventato a terra e colpito con ripetute percosse mentre provava a coprirsi con le mani. Dopo essere stata medicata al pronto soccorso dello stesso ospedale e aver denunciato l'accaduto, la dottoressa è tornata al lavoro. 

Dottoressa presa a calci e pugni

La vicenda è accaduta ieri 11 gennaio intorno alle 20. La dotteressa, che ha provato a spiegare l'impossibilità di accedere al reparto, è stata prima minacciata e poi aggredita ferocemente. A fermare l'aggressione l'intervento della polizia che ha identificato quattro persone. Salvatore Cuzzocrea, il rettore dell'università di Messina, ha espresso solidarietà «alla collega dell'unità di Medicina d'Urgenza e ai colleghi del Pronto Soccorso aggrediti in maniera fisica e verbale al Policlinico».

«L'amministrazione universitaria - dice una nota - ribadisce altresì la sua vicinanza a tutto il personale, medici, infermieri e amministrativi, che giornalmente nell'Azienda ospedaliera, in questa fase delicata della pandemia, è impegnato in prima linea a garantire i servizi e le cure all'utenza. Vero è che quanto accaduto non è direttamente riconducibile all'emergenza Covid, ma occorre anche notare, con dispiacere, come il contesto attuale e le difficoltà indotte dalla pandemia molte volte ingenerino la proposizione di osservazioni sterili, se non fuorvianti, e che in ogni caso tendono ad ingenerare nell'opinione pubblica una visione deteriore della maggiore struttura ospedaliera della nostra città, i cui operatori, pur tra mille difficoltà, non diversamente da quanto avviene nel resto del Paese, prestano la loro opera con professionalità, spirito di dedizione e sacrificio».

 

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