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Lecce, nato un bimbo con doppio cognome: primo quello della madre, poi del padre

Il Salento fa da apripista: doppio cognome all'ospedale Vito Fazzi

Lecce, nato un bimbo con doppio cognome: primo quello della madre, poi del padre
3 Minuti di Lettura
Venerdì 3 Giugno 2022, 11:28

È venuto alla luce nella tarda serata di mercoledì e porterà due cognomi: quello della madre per primo e poi quello del padre. Quello del bimbo nato nelle scorse ore nell'ospedale di Lecce Vito Fazzi è il primo caso in tutto il Salento di doppio cognome, comunque uno dei primissimi in Italia. Dallo scorso 1 giugno, infatti, ha effetto la sentenza della Corte Costituzionale sul doppio cognome pubblicata in Gazzetta ufficiale. Gli effetti della decisione riguardano i nuovi nati ai quali non è ancora stato attribuito il cognome.

La sentenza

Nella motivazioni della sentenza del 27 aprile scorso è stata dichiarata incostituzionale l'attribuzione automatica del solo cognome del padre, derivante da un retaggio patriarcale. La decisione della Consulta ha quindi ristabilito la parità tra i genitori, ma ora per evitare l'effetto moltiplicatore dei cognomi nel succedersi delle generazioni, è necessario una disciplina della materia. Appare quindi opportuno per i giudici della Corte Costituzionale che il genitore titolare del doppio cognome scelga quello dei due che rappresenti il suo legame genitoriale.

Padre e madre del nato possono sempre optare per l'attribuzione del doppio cognome di uno di loro soltanto. Eventuali richieste di modifica del cognome faranno riferimento alla disciplina prevista, salvo specifici provvedimenti. La decisione arriva dopo il reclamo da parte dei genitori di due figlie e di un figlio, ai quali è stata negata la possibilità di attribuire al terzogenito nato dopo il matrimonio lo stesso cognome della madre assegnato alle prime due figlie, prima del matrimonio. Sulla questione era intervenuto in giudizio, con atto depositato il 28 luglio 2020, anche il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che richiedeva di dichiarare le questioni inammissibili e, in ogni caso, non fondate. Non è bastato per fermare il cambiamento.

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