Ai domiciliari dopo 12 anni perché guidava ubriaco, l'avvocato: «Una vergogna, ormai ha cambiato vita»

L'avvocato: «È una vergogna, questa persona ha cambiato totalmente vita»

Ai domiciliari dopo 12 anni perché guidava ubriaco, l'avvocato: «Una vergogna, ormai ha cambiato vita»
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Martedì 26 Aprile 2022, 18:58 - Ultimo aggiornamento: 18:59

Un lavoro, sei figli, una vita totalmente diversa da quella di quando aveva poco più di trent'anni, ma ora dovrà scontare otto mesi di domiciliari per un'esecuzione pena relativa a una condanna per guida in stato di ebbrezza, con la patente revocata, relativa a un episodio di dodici anni fa. Secondo il suo avvocato è solo uno di molti casi analoghi dove la lentezza dell'applicazione delle pene è «allucinante». Protagonista della vicenda è un operaio brianzolo di 47 anni, separato, a cui questa mattina è stato notificato l'atto del Tribunale di Sorveglianza per l'inizio della sua condanna, con il contestuale arresto. La vicenda risale a una notte del 2010, quando l'uomo ha tamponato con la sua auto due giovani, intorno alle tre del mattino a Carate Brianza (Monza), senza fortunatamente causare loro alcuna lesione.

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La sentenza 

Bloccato dalle forze dell'ordine, era risultato positivo all'alcol test e senza patente, così come senza assicurazione. Da allora però la vita di questa persona è cambiata radicalmente, si è sposato, ha avuto sei figli ed ha un lavoro stabile, come ha raccontato all'ANSA il suo avvocato, Manuel Gabrielli. «Abbiamo optato per il rito ordinario, la sentenza di primo grado risale al 2010», ha spiegato, «mentre la sentenza d'Appello è del 2014, poi il rigetto della Cassazione del 2015». Da allora però sono trascorsi altri sette anni, senza che nulla accadesse.

«È una vergogna, questa persona ha cambiato totalmente vita, su di lui hanno pesato piccoli precedenti del passato e il fatto che la moglie in fase di separazione ha detto che non vivesse nella sua abitazione quando invece era così», ha proseguito il legale, «altrimenti avrebbe potuto avere l'affidamento ai servizi sociali», ma, «il punto non è il merito, bensì il fatto che uno Stato non sappia garantire l'esecuzione di una pena». L'avvocato Gabrielli ha precisato inoltre che questo caso non è certo l'unico: «sto seguendo un uomo condannato per un piccolo spaccio di marijuana nel 2013, che ha seguito tutto il percorso di riabilitazione, anche lui ha cambiato vita, e a oggi non abbiamo ancora fissata l'udienza per l'esecuzione della pena». Non solo, il penalista ha raccontato di seguire anche «un imprenditore di 73 anni, condannato nel 2014 per bancarotta, che vorrebbe poter andare a visitare i nipoti negli Stati Uniti, e che anche lui non sa quando sarà esecutiva la sua condanna». Infatti non può partire «perché ha il passaporto revocato»

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